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venerdì 23 novembre 2018

prendi la posizione più comoda





Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull'amaca, se hai un'amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga, Col libro capovolto, si capisce
Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore


Noi, in biblioteca, facciamo questa cosa molto semplice. Leggiamo ad alta voce ai ragazzi della scuola media.
Vengono loro in biblioteca o, molto più spesso, andiamo noi a scuola e in due o tre per un ora leggiamo ad alta voce.
Così, semplicemente. Scegliamo delle storie, le presentiamo e cominciamo a leggere.
L'aumentare dell'età (la mia) non scalfisce il mio entusiasmo per questo lavoro (o meglio per la sua pratica quotidiana) ma mi rende un po' più cinica e disillusa sui risultati, così mi chiedo sempre se le cose che facciamo siano utili per promuovere la lettura, se le nostre voci, se quell'ora passata insieme lasceranno una traccia, anche piccolissima.
Sono contenta quando mi riferiscono che qualcuno dei ragazzini incontrati a scuola è venuto in biblioteca, magari per la prima volta, e ha scelto proprio uno dei libri che abbiamo letto qualche giorno prima, ma mi sembra sempre poco, mi sembra sempre il minimo.


Ieri mattina ero a leggere in una piccola scuola di una frazione qui vicina. Avevo finito la mia parte e così mi son messa a guardare attentamente 25 undicenni intenti ad ascoltare Giorgio, il mio collega.
E un po' per volta li ho visti prendere la posizione più comoda. Seduti, solo seduti perché questo è permesso a scuola, si sono allungati con un braccio sul banco, la testa nell'incavo del gomito o sorretta dalla mano appoggiata sulla guancia, qualcuno ha messo i piedi sulla sedia e si è abbracciato le ginocchia. Si son fatti più fermi e silenziosi, gli occhi grandi, la bocca appena aperta.
Sono crollati tutti, uno dopo l'altro, anche che quelli che ci hanno accolto dicendo che a loro non piace leggere, che preferiscono andare in bicicletta, anche quello che che ci ha detto che il bello dell'andare in bicicletta è che mentre lo fai proprio non puoi leggere.
Ci han messo un po' più tempo, si sono agitati un po' sulle sedie, ma alla fine Giorgio li ha lasciati tutti lì a chiedersi se Bully farà in tempo a incassare il biglietto della lotteria.
E anche una bibliotecaria un po' cinica e disillusa è tornata al lavoro più contenta, anche se Giorgio non ha detto nemmeno a me come va a finire il libro.


domenica 11 febbraio 2018

Ho letto per voi i programmi elettorali su cultura, lettura, biblioteche

(ma non ringraziatemi, c'è voluto pochissimo tempo)


Si continua a ripetere che uno dei nostri problemi  è il fatto che gli italiani leggono pochissimo, che c'è un diffuso analfabetismo funzionale dal quale discendono un bel po' di altri questioni, così sono andata a leggere i programmi elettorali relativi a questi temi. Ho scorso i programmi culturali e quelli dedicati a scuola e istruzione delle varie formazioni politiche e vi riporto le parti dedicate alle questioni legate ai libri e alla lettura, alle biblioteche

LIBERI E UGUALI


Liberi e Uguali ha una sezione dedicata alla cultura intitolata Con la cultura si vive nella quale si accenna alle biblioteche che "devono tornare ad essere centri di aggregazione e scoperta"
Nell'approfondimento programmatico si parla di maggiori investimenti per la digitalizzazione degli archivi, del problema della conservazione del patrimonio documentario nativo digitale e infine si afferma che "Va ridotta la frammentazione dei siti, per esempio delle biblioteche, che diventano spesso doppioni, mentre invece si possono specializzare, coordinandosi e trovando, nella rete una sinergia importante. Il rilancio di un sistema integrato di biblioteche pubbliche deve essere un punto qualificante di una nuova stagione di investimenti per la cultura."
Si riconosce inoltre che serve una valutazione del volontariato che non può essere sostitutivo del lavoro, e che è necessario un processo per la rivalutazione e il riconoscimento delle professioni culturali.


FORZA ITALIA, LEGA, FRATELLI D'ITALIA, NOI PER L'ITALIA


Il programma della coalizione di centro-destra al decimo ed ultimo  punto, Più tecnologie, cultura e turismo. Tutela dell'ambiente. Efficientamento energetico, fa uno scarno elenco nel quale si legge "sviluppo e promozione di cultura e turismo" e nient'altro.


MOVIMENTO 5 STELLE


Nel programma per i Beni Culturali del Movimento 5 stelle si citano le biblioteche (assieme ad archivi, musei complessi monumentali) una sola volta, laddove si descrive il sistema dell'Art Bonus. Il punto programmatico è "apportare migliorie all'attuale sistema garantendo la massima trasparenza"


PARTITO DEMOCRATICO


Il Partito Democratico ha una sezione del proprio programma intitolata Più cultura. Scuola e Università al centro. Qui propone una nuova legge sull'editoria con misure di sostegno per tutte le filiere del libro. Si parla poi di "strategia integrata per la lettura e il ragionamento logico matematico: potenziare queste competenze attraverso tutte le azioni possibili, interventi disciplinari e interdisciplinari, sia di tipo tradizionale che innovativo (sostenendo la rete delle biblioteche scolastiche in sinergia con il Mibact e approvando una legge sulla promozione della lettura e della scrittura)." e ci si propone di "istituire un fondo unico che raccolga tutti i finanziamenti già esistenti per completare la digitalizzazione e catalogazione del patrimonio culturale italiano."


POTERE AL POPOLO


La sezione del programma di Potere al Popolo intitolata Beni e attività culturali, comunicazione e informazione, propone "un piano straordinario di manutenzione del paesaggio e del nostro patrimonio storico ed artistico, bibliotecario e archivistico", si pone il problema del precariato dei lavoratori della cultura e propone di portare l'investimento nella cultura ad almeno l'1% del PIL, contro l'attuale 0,7


+EUROPA


Non pervenuto. Nel programma della lista di Emma Bonino non esiste neppure una sezione dedicata alla cultura e alle politiche culturali.




Provando a tirare le somme è evidente che coalizione di centro destra, +Europa e Movimento 5 stelle non ritengono di nessun interesse sviluppare proposte o promesse elettorali sui temi della cultura, il documento dei 5 stelle, che pur dedica spazio all'argomento, in realtà si limita a descrivere la situazione esistente proponendo di apportarvi generiche migliorie.
Diversa, almeno in apparenza, la situazione nei programmi di LeU, PaP e Partito Democratico
Liberi e Uguali e Potere al Popolo pongono il problema del precariato del lavoro culturale  e parlano di biblioteche ma con proposte talmente generiche e confuse da essere di fatto inesistenti.
Il Partito Democratico promette una legge sull'editoria, una strategia per la lettura e una legge sulla promozione della lettura,  abbellendo il tutto con ornamenti ad effetto (Piano cultura 4.0, Italia capofila nella strutturazione di una rete di luoghi del sapere) ma privi di sostanza.
Forse qualcuno penserà che si tratti di temi marginali rispetto alle emergenze del paese e che sia normale non trovare grandi riferimenti nei programmi dei partiti ad argomenti così specifici. Mi permetto di dissentire: l'analfabetismo funzionale è una delle maggior fonti di disuguaglianza ed esclusione sociale e progetti per la sua riduzione, per la diffusione di un programma capillare di promozione della lettura dovrebbero decisamente maggior rilevanza nei programmi elettorali.
Insomma dovremo ancora aspettare.


martedì 23 gennaio 2018

Bibliotecari che odiano i bibliotecari

A volte mi chiedo se i peggiori nemici della nostra professione, quella dei bibliotecari intendo, non siano proprio i bibliotecari.
Vero è che aver chiari i confini, gli scopi, le caratteristiche del proprio ruolo è sempre più difficile. I criteri di accesso alla professione sono quantomai vari ed eventuali: in un concorso possono chiederti di catalogare in aramaico e quello del comune vicino può essere basato esclusivamente sulla conoscenza del diritto amministrativo, qualche chilometro più in la possono farti un simpatico colloquio su quelle famose "competenze trasversali" con le quali si giustificano le peggio nefandezze. Insomma non è raro - cosa sto dicendo? è prassi consolidata - che nelle biblioteche lavorino fianco a fianco persone che hanno una formazione specifica (e anche su quale formazione debba avere un bibliotecario il dibattito langue da tempo) ed altre che son state cuochi, giardinieri, bambinaie, infermieri, che han patteggiato condanne, e che si son trovate parcheggiate in biblioteca. Poi ci sarebbe la questione delle formazione del personale, e in particolare di questo personale "variegato" e anche quella della esternalizzazione dei servizi, ma insomma non divaghiamo.
Insomma mi piacerebbe pensare che, almeno per bieco spirito corporativistico, possa essere patrimonio comune il semplice assunto che non è data biblioteca senza bibliotecari.
E invece sono costretta a ricredermi tutte le volte che qualche collega condivide, con toni commossi o entusiastici, sui social, o mi segnala personalmente, la nascita di una nuova "biblioteca".
In genere quattro scaffali sghembi con una manciata di libri raccattati in giro e abbandonati a se stessi. Nell'angolo più buio di un centro commerciale, nei tronchi d'albero, nelle cabine del telefono, nel sottoscala di un condominio, nella sala di attesa di un servizio di chemioterapia.
L'ultima arrivata è la storia dei netturbini di Ankara che hanno salvato una gran quantità di libri gettati nella spazzatura, libri che hanno costituito il nucleo centrale di una nuova "biblioteca" e ai quali se ne sono aggiunti altri grazie ai residenti del luogo che hanno pensato bene di portarvi i propri volumi altrimenti destinati ad essere cestinati.
Avrei voluto sentirsi levare qualche voce di indignazione verso questa ennesima storiella zuccherosa, verso questa continua retorica delle iniziative "dal basso" che, dovrebbero supplire alle mancanze della politica e che, mediamente, durano lo spazio di un servizio giornalistico.
Combattiamo una battaglia quotidiana per far capire a chi ci vuol donare i propri libri, a chi ci chiama convinto che gli vuoteremo la cantina, a chi pensa faremo spazi nei nostri scaffali per  metri di enciclopedie degli anni '80, che la raccolta di una biblioteca non è un'accozzaglia di volumi messi insieme a caso, ma un insieme progettato, ragionato e continuamente sottoposto a revisioni e verifiche.
Combattiamo con finanziamenti sempre più risicati cercando di bilanciare i nuovi acquisti con la sostituzione di copie rotte, usurate, deteriorate perché un'esperienza positiva di lettura passa anche attraverso l'aver in mano un libro in buone condizioni.
Se dobbiamo far sentire la nostra voce, e credo proprio che dovremmo farlo, smettiamo di guardare con occhio commosso a queste iniziative, magari anche meritorie ma che non credo abbiamo contribuito più di tanto alla diffusione della lettura nel nostro paese, (i dati parlano chiaro) e cominciamo a chiedere politiche serie, articolate, continuative e finanziate di diffusione della lettura.
Un buon punto di partenza per cominciare a ragionare è questo pezzo di Nicola Lagioia LA BATTAGLIA (POLITICA) PER LA LETTURA E LE PROSSIME ELEZIONI
Per il libro sono almeno cinque i punti chiave da cui iniziare la partita: scuole, librerie, biblioteche, comparto editoriale, promozione, scrive Lagioia. O pensiamo veramente che bastino qualche libro raccattato fra la spazzatura e quattro scaffali sghembi per combattere "la battaglia per la lettura"?

sabato 24 giugno 2017

leggere non ha mai ammazzato nessuno

In tutte le biblioteche nelle quali ho lavorato all'inizio dell'estate succede la stessa cosa (se si esclude la biblioteca dell'Istituto Giuridico dell'Università di Bologna, e capirete perché).
Arrivano, accompagnati dai genitori, studenti per le terribili e famigeratissime letture estive. C'è un po' di tutto dalla lista di soli 10 libri per 150 studenti, (l'anno prossimo li assegneremo mediante lotteria, così finanziamo la biblioteca) ad elenchi interessanti con bei libri.
In genere l'insegnante propone 3, 4 libri da leggere durante l'estate, qualcosa che attira l'attenzione si trova sempre curiosando fra gli scaffali, insomma non è raro che il giovane lettore arrivi al banco prestito con 5, 6 libri.
A questo punto interviene il genitore con una o più frasi standard:
- non vorrai mica prenderli tutti in una volta?
- e sei poi non li leggi?
- meglio che cominci con uno e poi vedremo
- dai scegline uno in fretta, tanto uno vale l'altro
- questo non è mica adatto a te
e rivolti al bibliotecario
- no, perché sa a lui/lei non piace leggere
- no, perché lui/lei proprio non legge
- pensi che l'insegnante oltre a dargli i compiti da fare gli ha anche detto di leggere, non so dove troveranno il tempo
a questo punto il bibliotecario frena con grande professionalità i propri istinti omicidi e sorridendo cerca di spiegare che i libri si possono prendere anche tutti, che se per caso passa il mese previsto per il prestito si può far la proroga, che, caspita, quel libro che stanno scartando è proprio bello e sarebbe un peccato non trovarlo.
Niente da fare, il genitore impone misure draconiane, un libro e via a casa.

Cari genitori mettiamola così.
Non è che li state trattando molto bene i vostri figli. Provate a immaginare se qualcuno vi dicesse che non siete capaci di fare quello che siete chiamati a fare. Immaginate, che so, un chirurgo al quale un superiore dica:
- non vorrai mica tagliare così?
e rivolgendosi al paziente
- no perché, sa, lui le appendicectomie proprio non le sa fare e anche a toglier le tonsille non è che se la cavi molto bene
Non cominciate a sentir un lieve tremolio nella mano?

Oppure li state trattando troppo bene  e avete paura che facciano troppa fatica, poveri cari. Ecco, vorrei ricordarvi che stiamo parlando di piccoli mostri (tranquilli se non lo sono ora aspettate un paio d'anni e mi direte) inclini a non alzarsi prima di mezzogiorno, per poi stendersi sul divano mangiando biscotti e patatine. Esseri il cui habitat è una stanza cosparsa di calzini abbandonati sul pavimento e che della casa conoscono esclusivamente il percorso che va dalla propria stanza al frigorifero.

Sia chiaro, non siamo di quelli che credono che i libri guariscano dai mali, salvino la vita, rendano migliori (Goebbels, tanto per fare un esempio, aveva un dottorato in letteratura).
Però è scientificamente provato che leggere, anche ben oltre la modica quantità, non nuoce alla salute (tranne rarissimi casi come Paolo e Francesca, che comunque hanno avuto problemi per aver smesso di leggere) tutt'al più può dare leggera assuefazione.
Quindi state tranquilli, non cambia quasi nulla se lasciate che portino a casa tutti i libri che vogliono, li troverete ancora sul divano con biscotti e patatine, ma magari intenti a leggere qualcosa.






lunedì 29 giugno 2015

Come è triste Venezia

Io Brugnaro, il nuovo sindaco di Venezia, e quelli come lui, messi davanti ad un libro me li immagino un po' come gli scimmioni di 2001 odissea nello spazio davanti al monolito: lo guardano, ci girano attorno, emettono suoni disarticolati, lo toccano con circospezione, non riescono a capire cosa sia, ma ne avvertono la pericolosa importanza.
O come la madre di Jeannette Winterson, che proibisce alla figlia la lettura di libri di narrativa perché considerati portatori di guai e perché "il guaio di un libro è che scopri cosa contiene (e lì cominciano le pene) quando ormai è troppo tardi". La Winterson lo racconta nel romanzo autobiografico Perché essere felice quando puoi essere normale che è, fra le altre cose, la storia di una passione per i libri e la lettura nata anche dalla loro proibizione.

Brugnaro, appena eletto, dando corso ad una promessa fatta in campagna elettorale, ha ordinato di eliminare da asili nido e scuole materne "libri gender, genitore 1 e genitore 2"
Questo l'elenco che circola

E la messa all'indice di questi libri, alcuni bellissimi come quelli di Leo Lionni (bandito per ben tre volte con Piccolo blu e piccolo giallo, Pezzettino e Guizzino), si spiega solo con l'attribuire al libro una forza grande, misteriosa e sconosciuta. Insomma alla fine, quasi quasi, verrebbe da ringraziarlo Brugnaro per avercelo ricordato. E per aver dato vita, con il suo index librorum prohibitorum, ad una delle più grosse campagne di promozione della lettura degli ultimi tempi, visto il moltiplicarsi di riflessioni, condivisioni, inviti ad esporre i libri in biblioteche e librerie, a organizzare letture collettive.

Purtroppo, sempre nella stessa giornata (24 giugno), il sindaco per "garantire il ripristino di alcuni servizi essenziali" ha anche deciso di non rinnovare il contratto ad alcune cooperative socioculturali che collaboravano alla gestione delle biblioteche comunali licenziando, di fatto, 18 bibliotecari. La biblioteca non è considerata un servizio essenziale. Non è una novità, bastava leggere il suo  programma elettorale, in cui si parla di turismo, glamour ed eventi, per capirlo.


sabato 6 giugno 2015

Il solito post sulle famigerate letture estive

Io lo so che, visto che è finita la scuola e la temperatura si è alzata, dovrei scrivere il solito post sulle famigerate letture estive. Piacciono  molto a noi bibliotecari i post sulle famigerate letture estive.
Possiamo lamentarci di quanto poco gli insegnanti di lettere (molti di loro) leggano e conoscano la narrativa per ragazzi, di come consiglino sempre gli stessi libri ecc. ecc.
Però, siccome non ci hanno dato tregua nemmeno durante l'inverno, chiedendoci libri sull'olocausto per bambini di 3/4 anni, e diari, oltre a quello di Anna Frank, scritti da bambini in tempo di guerra, se proprio volete leggervi un post sulle famigerate letture estive potete leggere quello dell'anno scorso, oppure quello del 2013 ed anche quello del 2012.
Tanto, vi garantisco, non è cambiato assolutamente nulla.

domenica 24 maggio 2015

Quando i mulini erano bianchi

Ovvero, grattare la superficie: perché leggiamo meno


Qualche giorno fa ho letto l'articolo Via i cellulari. Leggete con lentezza. Le 14 regole dello slow reading di David Mikics. L'autore racconta di quando, trovandosi in un posto isolato e privo di connessione internet, passato un primo momento di smarrimento, ha la sensazione di vivere in un mondo prodigiosamente nuovo e capisce di avere molto più tempo anche per leggere.
Ora che l'assenza di connessione internet produca sensazioni di straniamento e percezione alterata della realtà è un fatto che tutti più o meno abbiamo sperimentato. Io, ad esempio, in condizioni analoghe a quelle di Mikics, su un'isola sperduta con una connessione malamente funzionante, ad un certo punto ho cominciato a pensare che avrei potuto cominciare a correre. In agosto, con oltre 30 gradi. E chi mi conosce sa quanto reputi perniciosa ogni forma di attività fisica.
Il fatto è che Mikics torna corroborato dalla sua vacanza senza internet e, riandando con la memoria a quando da giovane  viveva sconnesso ma con molto più tempo a disposizione, invita alla pratica dello slow reading. Cioè a riappropriarsi di tempo privo di distrazioni per imparare o reimparare  a leggere lentamente.
Insomma l'ennesimo articolo del genere "Quando i mulini erano bianchi" che  piace tanto a certa nostra stampa: un nostalgico riecheggiare i bei tempi andati quando privi di connessione internet c'era tempo per tutto: leggere, pensare, incontrare gli amici di persona, fare il pane in casa. Insomma internet uguale a distrazione, a pericolosa sirena d'Ulisse.
E se provassimo ad andare un po' oltre a questa banalizzazione? A grattare un po' la superficie di quell'opinione diffusa che vede il web come il padre e la madre di tutte le nostre superficialità? Veramente non leggiamo o leggiamo meno solo perché siamo sempre connessi? Forse è un po' troppo semplice come spiegazione, forse ci sono altri motivi, ad esempio la qualità eufemisticamente non eccelsa di molti dei libri che ci vengono propinati. Leggere è sempre una attività preferibile al web, al guardare la televisione, al fare una passeggiata (leggete Uno può anche non leggere di Virginia Gentilini)? Anche leggere libri brutti, scritti male, editati peggio?
Il fatto è che, come scrive Mario Fillioley, I libri sono da sempre vittime di questo fraintendimento. Alla lettura viene affidata una missione pedagogica alta e salvifica che invece ad altre arti, come la musica o il cinema, è concesso di non dover assolvere. Questo porta da una parte a bollare come libroidi, cioè quasi come proibiti, i libri di puro intrattenimento, e dall’altro, all’opposto, a sostenere che leggere è bene in sé, quale che sia la cosa che leggi, perché leggere è utile, istruttivo, interessante, e te ne accorgerai perfino leggendo il libro della Casati Modignani che ti stiamo proponendo.
Qui, su minima&moralia, trovate l'intero articolo, scritto in occasione della campagna di promozione della lettura #ioleggoperché (se invece volete sapere qualcosa di più sulla origini della campagna leggete qui cosa scrive Maurizio Caminito).
E se provassimo a considerare il web non solo o non esclusivamente come fonte di distrazione ma come un contenitore nel quale il "narrativo" è trasportato? Il ragionamento è articolato, lo fa Christian Raimo in un'intervista di qualche mese fa che potete leggere qui, nella quale si parla di industria culturale, ma anche di narratività, fruizione delle storie, trasformazione del romanzo. Raimo ricorda fra l'altro come ogni età abbia avuto le sue distrazioni dalla lettura
Quando eravamo piccoli, ci fu l’invasione dei cartoni animati giapponesi. Si credeva che questi cartoni togliessero completamente ai ragazzi la possibilità di leggere libri. Io passavo moltissimo tempo guardare la televisione, ma questo mi ha insegnato a leggere in maniera diversa i romanzi, a chiedere delle formule narrative altre. Dopo aver visto Breaking Bad, se trovo un noir scritto male, mi annoio. E magari mi guardo un’altra serie. Ma se trovo un romanzo che concilia la qualità della trama con una scrittura eccelsa, me lo “ciuccio da morire”
Insomma ha senso ricordare nostalgicamente i bei tempi andati, ammesso che fossero così belli, o non sarebbe forse meglio cercare di capire come internet, il web, i social network stanno cambiando le narrazioni e il modo di fruirne?
E, soprattutto, ha senso ridurre un fenomeno così complesso, articolato, come quello della passione per la lettura e della sua crisi alla mancanza di tempo, alle distrazioni della rete?
Vien da pensare che come passione sia ben poca cosa se non si è grado di trovare il tempo di coltivarla, se soccombe alla tentazione di un click.

Postille #1
Due tre cose sull'articolo pubblicato sul Corriere.
Si tratta della traduzione di uno scritto di Mikics (come appare indicato), ma non è dato sapere di quale scritto si tratti, se un articolo giornalistico o un brano del suo libro (che non viene citato).  Non è dato sapere neppure se si tratti di uno scritto tradotto integralmente o se siano stati scelti qua e là alcuni passi utili a corroborare la linea editorial/culturale del Corriere.
Il titolo fa riferimento a 14 leggi dello slow reading che di fatto non vengono citate ma che potete leggere qui.
Insomma quando leggo qualcosa mi piacerebbe sapere con esattezza di cosa si tratti.

Postille #2
David Mikics nel 2013 ha pubblicato un libro: Slow reading in a hurried age che si propone attraverso appunto 14 regole di insegnare a leggere lentamente e con attenzione. Non ho letto il libro e mi limito pertanto a esprimere qualche perplessità sul fatto che il piacere di leggere (che come sappiamo non sopporta l'imperativo) possa essere oggetto di regole, prescrizioni, esortazioni, manualistica. Perplessità espresse anche qui, oltre alla convinzione che la posizione di Mikcks sia completamente anacronistica o addirittura fuori dal tempo (Mikics takes his slow reading cue from the American “New Critics” of the mid-20th century; he wishes to return to a time not just before the internet, but also before the far-reaching reformulations of literary study since then. Ideally, we have a reader alone with a book, and literature offers security in an unsettled age) posizione ribadita con più forza anche in questo altro articolo: Every age has been a hurried age, and slow reading has always been a choice. Silly books like this one – calling for the return to a golden age that never existed while at the same time condemning the golden age unfolding right under the author’s upturned nose – have never added anything useful to the real questions posed by the rise of both the Internet and electronic books. Those questions – that debate – goes on and gets more and more interesting with every passing year, but you won’t find it in Mikics’ pages. Instead, what you’ll find here is a sepia-tinted love letter to that time when we all savored and treasured every book we read, carefully and lovingly selecting each one, maybe twenty a year but certainly no more than forty. 

Postille #3
Sul Mulino Bianco
Ricordo, oltre vent'anni fa, una visita all'Abbazia di San Galgano, in Toscana. Era un pomeriggio di maggio ed eravamo praticamente soli mio marito ed io nella grande, bellissima  navata a cielo aperto. Proseguendo nel nostro viaggio, pochi chilometri più avanti centinaia di macchine parcheggiate sul ciglio della strada. Scopriamo così il famoso mulino bianco di pubblicitaria memoria, meta turistica di grande richiamo. E scopriamo che grattando sotto il bianco della superficie, quell'intonaco chiaro evocativo di cose sane, genuinità, salute steso appositamente per la campagna pubblicitaria, ci viene restituita la straordinaria, non banale, articolata complessità di una bella costruzione in sasso e pietra.

martedì 17 giugno 2014

E la chiamano estate

Biblioteca presa d'assalto in questi giorni. Dai genitori degli studenti condannati alle letture estive e dai recalcitranti figli. Molti vengono  per la prima volta, indirizzati dagli insegnanti. E si vorrebbe aver più tempo per spiegare che sì i libri li prestiamo gratis e che prestiamo gratis anche i dvd. E che i libri e i dvd che prestiamo non ci vengono regalati ma li acquistiamo. E che questo è possibile (con sbrigativa semplificazione) grazie alle tasse che tutti paghiamo o dovremmo pagare. E no signora, non è uno spreco comperare libri per la biblioteca coi soldi delle tasse e magari, se smette di parlare al cellulare mentre iscrivo sua figlia, glielo spiego per bene.
E invece tocca andar di fretta  e si corre il rischio di perdere i contatti con questi nuovi frequentatori, quelli più difficili da raggiungere, capitati per caso, inconsapevoli, che non sanno cosa possono trovare in biblioteca, e se può tornare loro utile in altri momenti oltre a quello di un occasionale prestito estivo. Quelli insomma al di fuori del gran tour della biblioteca, il cui pacchetto all inclusive  prevede  lettura animata o laboratorio, iscrizione e prestito forzoso e che è la principale forma di "reclutamento" di nuovi iscritti.

Quanto alle letture estive, nulla di nuovo, è il caso di dirlo, sotto il sole. Nulla di diverso da quanto, in tanti, diciamo da anni (qui e qui).
Mi limito a chiedermi se un libro come Se questo è un uomo di Primo Levi possa essere consigliato  sia a dodicenni che a diciottenni.
E mi sembra che Jumpinshark descriva molto bene quel corto circuito fra piacere e dovere che è proprio delle famigerate letture esitve:

Quello che mi infastidisce è il dover leggere per piacere: dicono che leggere è bellissimo, un divertimento, una scoperta, quasi una magia, e tolgono ogni scoperta e rovinano buona parte del divertimento assegnandomi, come per magia, i libri. Rispetto l'autorità ma mi sento ingannato: se sono cose che devo fare (e farmele piacere) si dica onestamente che sono "compiti"

Alessandro Gazoia, Come finisce il libro. Contro la falsa democrazia dell'editoria digitale, Minimum fax, 2014

venerdì 9 maggio 2014

Condannati a leggere

La giunta della regione Calabria nei giorni scorsi ha approvato una proposta di legge, Più leggi meno stai in carcere, in base alla quale i detenuti con pena superiore ai sei mesi potranno avere uno sconto di pena di tre giorni per ogni libro letto, fino ad un massimo di 16 libri l'anno pari a 48 giorni.
La proposta avrebbe lo scopo, secondo l'assessore alla cultura della regione, di promuovere la lettura dal momento che questa è "uno straordinario antidoto al disagio e favorisce la consapevolezza e il riscatto sociale e personale". L'idea non è originale e si rifà ad un progetto analogo il  "Reembolso atraves da leitura" che in Brasile è applicato dal 2012 e che, sempre secondo l'assessore, avrebbe dato ottimi risultati.
A parte la curiosità di capire come siano stati misurati questi risultati e nonostante i nobili scopi che questo progetto si prefigge non riesco a non avere qualche  perplessità su questa iniziativa
La prima obiezione è sulla evidente disparità che un sistema come questo crea all'interno del carcere stesso. Fra chi ha un livello culturale e di istruzione tale da consentirgli di leggere fino a 16 libri in un anno e chi invece non ce l'ha.
Se volete farvi un'idea del livello di istruzione della popolazione carceraria in Italia guardate i dati del Ministero della Giustizia, circa il 28% dei detenuti censiti hanno al massimo la licenza di scuola elementare quando non sono privi di titolo di studio o analfabeti.
Le dotazioni delle biblioteche saranno "costituite da libri e periodici scelti secondo criteri che garantiscano una equilibrata rappresentazione del pluralismo culturale esistente nella società", come recita l'art. 21 del d.p.r. 230/2000 e cioè regolamento di esecuzione della Legge 354/1975 che prevede esplicitamente la presenza di una biblioteca in ogni istituto penitenziario? (qui trovate alcuni dati sullo stato dell'arte)

Oltre a questo, secondo il progetto, i detenuti per poter usufruire dello sconto di pena, dovranno dimostrare di aver letto il libro e saranno seguiti in questo percorso dagli educatori carcerari che esamineranno volta per volta la loro preparazione sull'argomento probabilmente attraverso la scrittura di recensioni (come in Brasile) o questionari, domande, interrogazioni.
In pratica in un ambiente dove tutto è norma, prescrizione, regolamento si aggiunge un'altra tessera di mosaico che va nella stessa direzione: lettura coatta, sottoposta a controllo, ispezionata, verificata.
Insomma non riesco a non pensare che la lettura, così, più che una forma di riscatto sociale e personale (ammesso che voglia  dire qualcosa) sia una forma di aggravamento della pena.


Non credo che le biblioteche nelle carceri siano come quella che ha descritto Sandro Bonvissuto nel suo bel libro Dentro, (descrizione che trascrivo qui sotto), voglio sperarlo, me lo auguro.
Penso però che la promozione della lettura (tanto dentro che fuori dal carcere) ed eventuali riscatti personali e sociali passino più attraverso biblioteche ben fornite, con facilità di accesso e lunghi orari di apertura e personale preparato, che attraverso forme di costrizione ammantate di nobili ideali.

"La biblioteca stava al piano di sotto. Era una stanza con delle mensole vuote, una scrivania, pure quella vuota di ogni cosa. E una sedia. In certi giorni stabiliti, che nessuno aveva mai capito bene quali fossero, era previsto che venisse un volontario per distribuire i libri ai detenuti. Una volta, durante l'ora d'aria, mi capitò di trovare quella stanza aperta. Allora decisi di entrare per prendere un libro in prestito. [...] Mi guardai intorno cercando i libri. Sugli scaffali però c'era un solo volume. La cosa mi parve assurda, ma poi mi vennero in mente altre cose che avevo visto lì dentro molto più assurde di quella e decisi di dire all'incaricato che desideravo un libro in lettura. Quello rispose che andava bene. Allora chiesi quali libri fosse possibile avere in prestito. L'incaricato si alzò dalla scrivania, rispose che avrebbe controllato. Scorse con lo sguardo tutta la libreria come se fosse piena. e lo fece lentamente, quasi si stesse impegnando davvero a leggere i titoli sugli scaffali. Poi si girò verso di me e, costernato, disse che purtroppo era disponibile un solo libro: il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes Saavedra. Era stato donato all'istituto di pena da un ex direttore. Risposi che avrei preso quello. [...]Intanto il volontario si era appuntato il prestito del Don Chisciotte su un'agenda qualunque, di quelle di uno o due anni prima con sopra il marchio di qualche banca di provincia che non sai nemmeno se esista davvero. Poi mi consegnò il volume augurandomi buona lettura.Me lo rigirai tra le mani. Era tutto strappato, mancavano la copertina e molte pagine. Chiesi perché fosse ridotto in quelle condizioni. Senza nemmeno guardarmi, mi rispose che una circolare interna dell'istituto aveva vietato che girassero libri con la copertina rigida. Così l'avevano dovuta togliere. E insieme alla copertina se n'erano andate, col tempo, diverse pagine. Mancava anche l'incipit. Per fortuna lo sapevo a memoria."
Sandro Bonvissuto, Dentro, Einaudi, 2012

venerdì 28 giugno 2013

Le solite letture estive

Qualche giorno fa, al termine di una mattinata in biblioteca passata a "infliggere" letture estive scrivevo su facebook due messaggi:

Studenti e liste di lettura. Esaurite tutte le copie di La coscienza di Zeno, in esaurimento Il giovane Holden e L'amico ritrovato. Esauriti di Primo Levi Se questo è un uomo e I sommersi e i salvati. Il sistema periodico e La chiave a stella  non se li fila nessuno. Va forte Pirandello. Prof. proviamo a variare un po?

Studenti con lunghe liste di letture per l'estate.   -  ne devo leggere 3, quali sono i più corti?

Grazie ai commenti di alcuni colleghi  è nato un bollettino degli "esauriti" cui si sono aggiunte una serie di riflessioni interessanti che provo a riportare
Da Pistoia segnalano finiti  Una questione privata, Il pozzo e il pendolo, Assassinio sull'Orient Express, da Cervia Il barone rampante, Il giardino segreto, Io e te... nel frattempo da noi sono terminate tutte le copie dei vari baroni, visconti e cavalieri di Calvino.

Insomma tutti gli anni la stessa storia (vi accennavo qui): liste di libri, sempre gli stessi, a volte pochi, 5 - 6, suggeriti indistintamente e indiscriminatamente a classi di oltre 25 studenti.
A ogni lettore il suo libro/a ogni libro il suo lettore?  assolutamente no, piuttosto le letture estive concepite come campagne di vaccinazione obbligatorie col rischio che l'unica malattia che si andrà a debellare sarà proprio quella che invece si vorrebbe inoculare: la passione per la lettura.
E infatti, come scrive Antonio, "non è un caso se, raggiunto il diploma, gli studenti scompaiono quasi dalle statistiche delle biblioteche. 13  anni di scuola sono un colpo mortale per ogni lettore potenziale".

Letture estive vissute con fastidio anche dalle famiglie che davanti al tutto esaurito delle biblioteche non si pongono nemmeno il problema di acquistare il libro, magari in piccoli gruppi (si tratta sempre di edizioni economiche che non vanno oltre i 10 - 12 euro), considerandolo un oggetto sul quale non vale la pena buttare denaro, privo completamente di valore, di capitale simbolico.
Riscuote scarso successo anche l'idea, per i libri il cui diritto d'autore è decaduto, di accedere all'ebook gratuito, e questo dovrebbe forse far riflettere sul fatto che la diatriba su lettura cartacea versus digitale è veramente poca cosa rispetto al problema vero che è quello della lettura tout court.
Alcune biblioteche provano ad intervenire, parlando direttamente con gli insegnanti, come mi racconta Donata, coinvolgendoli, sensibilizzandoli riguardo all'impossibilità da parte della biblioteca di soddisfare decine e decine di utenti con le stesse richieste.  In alcuni casi i bibliotecari riescono a proporre agli insegnanti proprie liste, percorsi di lettura, più ampi e più variati ma è innegabile che si tratti di casi abbastanza isolati e che non esista una solida e diffusa tradizione di proposte di letture estive e di collaborazione biblioteche/scuole in questo senso.

Da collocare invece alla voce "Colossali corbellerie che potevano essere concepite solo da chi, pur lavorando in biblioteca, non ne ha un'idea" la proposta per il prossimo anno di contattare anticipatamente gli insegnanti, chiedere loro la lista delle letture estive ed acquistare tutte le copie necessarie (10, 100, 1.000? a questo punto prendete le carte delle collezioni delle vostre biblioteche e fare un bel rogo, per far bruciare meglio aggiungete anche qualche volume sulla costruzione delle raccolte) per soddisfare tutte le esigenze degli studenti.

E infine il secondo post, quello sulla lunghezza dei libri. E' il tormentone dell'estate: studenti che contano le pagine, analizzano la grandezza dei caratteri, soppesano i tomi (una collega mi raccontava che, stanca di sentirsi chiedere quale fosse il libro più leggero, aveva portato in biblioteca una bilancia) salvo poi portarsi a casa libroni immensi se suggeriti dagli amici, come mi racconta Paolo.

Studente: Di questa lista della scuola, mi dia il più corto.
Bibliotecario: Sarebbe Tonio Kröger.... corto ma un po' impegnativo...
Studente: Va bene lo stesso, basta che sia corto. A proposito, avete Il signore degli anelli?
Bibliotecario: Sì, ma è lunghissimo!
Studente: Va bene lo stesso, mi ha detto un mio amico che è bello

E se per un anno si provasse a lasciar fare a loro, agli studenti? Se potessero scegliere liberamente le letture, parlandone con gli amici, facendo un giro in biblioteca. Se l'unico "obbligo" fosse quello di provare a raccontare il perché della propria scelta, senza schede riassuntive, domande sulle comprensione del testo. Se per un'estate fossero gli insegnanti a dover leggere i libri suggeriti dagli studenti, sarebbe così terribile?

Grazie a Cristina Bambini, Donata Caselli, Alessandra Farabegoli, Brunella Garavini, Alessandro Lucchi, Paolo Pezzolo, Antonio Tolo per i contributi.

lunedì 3 giugno 2013

Il libro disa(r)mato

Robert The - Book gun (2006)
Ho appena finito di rileggere un piccolissimo libro, solo 54 pagine, che racconta in maniera sintetica, ma estremamente lucida e precisa, la situazione italiana delle lettura e dei lettori,  le tendenze dell'editoria e i suoi problemi.
Si tratta de Il lettore a(r)mato. Vademecum di autodifesa di Luca Ferrieri. Libro attualissimo  ma che è stato pubblicato esattamente 20 anni fa.
Era il 1993, il web muoveva, come si suol dire,  i primi passi, Domenico Rea vinceva il Premio Strega con Ninfa plebea, veniva pubblicato in Italia Come un romanzo di Daniel Pennac. La collana Centopaginemillelire della Newton Compton, che aveva iniziato le pubblicazioni nell'anno precedente, e i Millelire di Stampa Alternativa, "si affacciavano con prepotenza fra i top ten - tuttolibri doveva varare una categoria apposita che li "isolasse" dagli altri testi , permettendo così il riaffiorare in graduatoria dei pocket tradizionali, altrimenti sommersi da questi supereconomici". (Tirature '93, a cura di Vittorio Spinazzola).
Luca Ferrieri parla di una macchina editoriale  i cui 40.000 libri l'anno (oggi sono circa 65.000) sono rovesciati ogni anno sui banchi delle librerie  per tenere in vita una macchina sempre più inquinata e sempre più inquinante, una macchina che ha bisogno di rendere sempre più veloce la vita del libro, sempre più deperibile e sostituibile il contenuto, sempre più anonimo, standardizzato, sempre più ignoto il lettore..., avverte della necessità di riportare al centro della teoria e della pratica il lettore reale e mette in guardia dai pericoli di considerare il lettore esclusivamente come un consumatore e il libro come una merce. E ancora considera i danni causati all'industria culturale dalla riduzione della lettura a fruizione, dalla separazione tra la promozione del libro (oggetto che deve venire acquistato) e promozione della lettura. In questo panorama sconsolante nel quale le case editrici hanno rinunciato al loro ruolo di individuazione e selezione delle opere, Ferrieri vede una via d'uscita nella forza dei lettori: Il lettore disarmato può fare del disarmo la sua arma: proprio l'estraneità rispetto ai giochi editoriali, l'esclusione da ogni sede decisionale che non sia quella di vendita/acquisto, possono divenire punti di forza e capovolgersi in coscienza del proprio ruolo di portatore di un'utopia chiamata lettura.
Oggi,  è ancora così? Esiste ancora un'utopia chiamata lettura? Vorrei avere la forza visionaria  di Ferrieri ma credo che vent'anni di editoria mercantile abbiano ulteriormente abbassato la soglia e che se esistano sacche di resistenza di portatori di lettura, ad essere completamente disarmato sia il libro che ha perso capacità di attrarre, sedurre, essere punto di riferimento.

Negli ultimi mesi, mio malgrado, ho passato molto tempo nelle sale d'attesa di vari reparti dell'ospedale della mia città. In quasi tutte una bella libreria con una selezione anche accurata, non banale, di libri ed audiolibri. Volumi nuovissimi mai toccati, spesso aperti per la prima volta da me. Qui ho capito che il libro è diventato un oggetto sconosciuto, privo di forza.
Una libreria e, davanti ad essa, a pochissima distanza tre persone sedute. E il tempo. Il tempo lunghissimo, metafisico dell'attesa: alzarsi, sedersi, controllo del cellulare, rialzarsi, due passi, uno sguardo fuori dalla finestra, attenta analisi del contenuto del distributore bevande, di nuovo a sedere, due parole sul tempo, è una eterna mezza stagione, signora mia, e quanto ci mettono, non finiscono più.
Allo scaffale e ai suoi libri nemmeno uno sguardo. Completamente invisibili, totalmente disarmati.

giovedì 21 giugno 2012

Le letture estive, un classico


Puntuali come le zanzare, con i primi caldi arrivano in biblioteca anche gli studenti con le liste di letture per l’estate stilate dagli insegnanti.
Ecco alcuni fra i libri più richiesti quest’anno, e anche l’anno scorso, e l’anno prima ancora…

Frankenstein , 1818
Il ritratto di Dorian Gray, 1890
Il fu Mattia Pascal, 1904
Assassinio sull’Orient Express, 1933
Se questo è un uomo, 1947
La casa in collina, 1949
Il giovane Holden, 1951
Il vecchio e il mare, 1952
Il barone rampante, 1957
Il buio oltre la siepe, 1960


Che negli anni '60 una funesta pandemia abbia completamente cancellato dalla faccia della terra la categoria degli scrittori e, di conseguenza anche quella degli editori?
A parte gli scherzi, il nodo è quello del rapporto non tanto dei ragazzi con la lettura, quanto quello degli insegnanti con i bibliotecari, come mette in luce qui Francesco Mazzetta, bibliotecario di Fiorenzuola.

sabato 7 aprile 2012

pagheremo caro, pagheremo tutto

Certe idee sono dure a morire. Io, ad esempio, mi sono sempre immaginata gli scrittori, chiusi nei loro studi a scrivere e scrivere e poi, una volta finito spedire il dattiloscritto alle case editrici e aspettare fiduciosi.
E dall'altra parte mi immaginavo nelle case editrici pile di dattiloscritti e redattori pazienti intenti ad aprire plichi e a leggere, e riunioni editoriali per scegliere cosa pubblicare.
Poi sono arrivati gli editor, che prendono per mano lo scrittore, lo aiutano a riscrivere il libro, gli cambiano il titolo, tagliano, cuciono, sforbiciano (La solitudine dei numeri primi pare abbia avuto 6 editor).
Poi, siccome gli editor molto spesso non dipendono dalle case editrici ma lavorano in proprio, si sono inventati le scuole di scrittura. Tu paghi e c'è qualcuno che ti prende per mano e ti insegna a scrivere e spesso ti fanno pubblicare (è compreso nel prezzo) il tuo libro che puoi regalare a Natale ad amici e parenti.
Se invece sei un aspirante scrittore solitario puoi scrivere il tuo libro nella solitudine del tuo studio e mandarlo ad un'agenzia dove, ovviamente pagando, te lo leggono, eventualmente aggiustano, e lo presentano alle varie case editrici.
Il sistema funziona e si va specializzando anche se con qualche incidente di percorso. Era previsto per ottobre a Firenze il primo Festival dell'inedito. Sospeso dal momento che il Comune di Firenze ha ritirato il patrocinio in seguito ad una lettera di protesta di alcuni scrittori. Semplice e geniale il meccanismo: 130 euro per la valutazione  del manoscritto. Se selezionati con 400 euro si poteva accedere ad un pacchetto di servizi (spazio espositivo alla stazione Leopolda, eventuale pubblicazione online ecc.), aggiungendo la modica cifra di 100 euro mezz'ora di presentazione e con 150 anche la lettura da parte di un'attore.
E non pensino i lettori di essere al di sopra di questo meccanismo. Qualcuno si è accorto che nonostante scuole di scrittura, agenzie letterarie e festival i lettori stanno inesorabilmente calando. E allora niente di meglio di una bel corso di lettura creativa dove con la modica cifra di 500 euro per quattro incontri promettono di  "sviluppare la libertà del lettore affinchè il lettore trovi un suo canone e riesca a scegliere i libri più adatti".
Il magazine Finzioni fa giustamente notare che il loro sottotitolo è "progetto di lettura creativa" e che per di più è gratis.
Mi permetto di aggiungere che possiamo esercitare gratutitamente la nostra libertà di lettori più o meno creativi anche parlando di libri con gli amici, sui social network, in cosa alla cassa del supermercato e magari in biblioteca!

giovedì 29 marzo 2012

The wall

Sia chiaro non credo che uno spot pubblicitario di 31 secondi sia in grado di folgorare i non lettori come San Paolo sulla via di Damasco, credo tuttavia sia degno di nota vedere come i pubblicitari che hanno curato il nuovo video sulla promozione della lettura, realizzato per il Centro per il libro e la lettura, siano riusciti a concentrare in così poco tempo tante idee distorte e anche dannose sul libro, i lettori e le biblioteche.
C'è un uomo che è convinto che il muro sia solo un insieme di mattoni, per scoprire che è anche un fondamentale della pallavolo va in edicola (evidentemente il suo giornalaio di fiducia pratica questo sport e gli spiega un paio di cose) poi si incurisice e finisce in libreria dove scopre altri muri  e per saperne di più approda in biblioteca. Lo spot termina con la frase "più leggi più sai leggere la realtà"
Molti hanno già notato la contraddizione di una campagna ministeriale che cita le biblioteche per ultime dopo edicole e  librerie, e non è solo una questione di piazzamenti, di ordine di citazione. A me infastidisce molto, anzi mi fa proprio arrabbiare, questa idea che la biblioteca sia il posto a cui accedere se si è così rompiscatole da volerne sapere di più, se i canali commerciali non ci bastano e non invece  il luogo "che rende prontamente disponibile per i suoi utenti ogni genere di conoscenza e informazione".
E poi la lettura. La lettura che serve, quella utile, quella che fa acquisire informazioni, quella che educa, quella che insegna quella che non fa perdere tempoperchè finalizzata, insomma quella di taglio scolastico, la sua visione più ovvia, banale e conosciuta.
Non una parola sulla lettura di piacere e il piacere della lettura, sul suo fascino, sulla lettura come perdita di tempo e riappropiazione del proprio tempo, sulla lettura come gesto d'amore.
Solo chi non ha letto libri, frequentato biblioteche può aver concepito una campagna pubblicitaria di questo tipo, persone alle quali evidentemente è mancata quella che Bartezzaghi chiama, in un bell'articolo su Repubblica di domenica scorsa, attitudine imitativa: leggo se ti vedo leggere.
Qualora volessero cominciare potrebbero provare con il  libro di Luca Ferrieri, La lettura spiegata a chi non legge. Si imbatterebbero in parole come contagio, passaparola, nascita, bellezza, respiro, altro che muri!

mercoledì 14 marzo 2012

Biblioteca e scuola si incontrano… a scuola

Mercoledì 21 marzo alle oer 11,00,  alla Fiera del Libro per Ragazzi a Bologna, presso lo stand dell'AIB Emilia Romagna, assieme a Manuela Badocco parleremo di  Biblioteca e scuola si incontrano… a scuola una iniziativa della Biblioteca Saffi rivolta agli studenti del Liceo scientifico forlivese.
La particolarità dell'iniziativa è nata da un'ostacolo: l'impossibilità per gli studenti di effettuare uscite didattiche per recarsi in biblioteca. Abbiamo così deciso di ribaltare il problema e portare la biblioteca a scuola
Durante la scorsa primavera abbiamo incontrato 10 classi prime e 6 classi seconde per un totale di quasi 450 ragazzi. In ogni classe abbiamo effettuato un incontro della durata di due ore cercando di raccontare la biblioteca e di parlare di lettura. L'approccio è stato volutamente leggero, ironico e giocoso per suggerire possibilità e mondi di lettura ulteriori oltre a quello scolastico.
In un'ultimo incontro, aperto a tutta la scuola, abbiamo letteralmente e fisicamente spostato "pezzi" di biblioteca, allestendo nell'atrio del liceo una sezione distaccata della Saffi con oltre mille fra libri, dvd, fumetti e graphic novel.
Per tutta la mattinata è stato possibile iscriversi alla biblioteca, rinnovare tessere, prendere a prestito e restiture documenti.
Qui alcune foto dell'iniziativa. Vi aspettiamo mercoledì a Bologna