mercoledì 12 dicembre 2018

Il fatto è che a me la fiction L'amica geniale non piace proprio per niente

Capita di fare letture un po' disordinate, libri lontanissimi fra di loro ma che sembrano essere collegati, fare parte di qualcosa di più grande e complesso che ancora non sai bene cosa sia.
Capita che queste letture ti siano state suggerite da una persona, una collega, che stimi molto e i cui corsi sulla letteratura per ragazzi sono ore felicissime che affollano la mente di pensieri,  idee e interpretazioni. Secondo me aumenta temporaneamente anche il numero dei neuroni. (grazie Nicoletta Gramantieri).
Capita di andare a ricollocare un libro letto secoli fa, di aprirlo mentre vai verso lo scaffale 843.914 e di imbatterti in alcune pagine sui puzzle, di fotografarle col cellulare per rileggerle con calma a casa.
Capita, un martedì sera, di guardare  L'amica geniale di Elena Ferrante e sentire che, una dopo l'altra, tutte le tessere del puzzle cominciano a incastrarsi, a mettersi a posto.

Il fatto è che a me la fiction L'amica geniale non piace proprio per niente. 

Ho incolpato la stanchezza per la prima serata, ho resistito stoicamente durante la seconda e ieri sera mi sono arresa.
Tecnicamente non ho mai letto la quadrilogia della Ferrante. Ho ascoltato qualche anno fa gli audiolibri andando e tornando in auto dal lavoro. Mi è piaciuta moltissimo la lettura di Anna Bonaiuto che modulava l'accento dialettale insistendolo o attenuandolo per caratterizzare Lila e Lenù.
Non ho ascoltato molti altri audiolibri (i miei tragitti da e per il lavoro sono cambiati) per mettere a fuoco in maniera precisa quali possano essere le differenze rispetto al leggere. Mi sembra dica cose ragionevoli Massimo Mantellini, e condivido in particolar modo la questione del diaframma, dell'interpretazione fatta da altri, in questo caso dal lettore, per noi.
Quindi non so dire cosa penserei della versione televisiva se avessi letto in prima persona la storia.
So solo che non ho trovato nessuna interpretazione, nessuna chiave di lettura, nessuna aggiunta ma neanche nessuna sottrazione rispetto a quanto avevo ascoltato. Come se al testo fossero state accostate delle immagini, delle illustrazioni, delle figurine per renderlo più eloquente.
La storia si dipana lentamente, sempre più lentamente, e segue fedelmente, troppo fedelmente il testo. Quello che non è messo in scena è comunque raccontato dalla voce narrante ("lo spiegone" lo chiama un mio amico) che nulla lascia alla immaginazione, alla nostra immaginazione, alle nostre interpretazioni, alla nostra intelligenza, alla nostra capacità di colmare le lacune, di riempire gli spazi del non detto, di ricercare il senso di quello che stiamo vedendo.
Le immagini non hanno forza, non mostrano ma si limitano a raccontare, ad accompagnare la narrazione.
Ho letto critiche entusiastiche per la fedeltà di Saverio Costanzo al testo della Ferrante, ecco secondo me è proprio questa pedissequa fedeltà, questa trasposizione letterale il peggior difetto della fiction.


Le letture disordinate 

Nicola Gardini, Lacuna. Saggio sul non detto, Einaudi
Bellissimo saggio sul non detto, il non scritto nella letteratura. Scrive Gardini "Riconoscere il valore dell'omissione significa rimettere la parzialità della scrittura nella totalità del mondo. Significa cercare il senso.
... Non dire tutto se di fatto è una necessità, letterariamente è una libertà: l'imperfetto sovrabbonda di potenza"
E poi pensate alle due righe di puntini con le quali si chiude il X capitolo di Anna Karenina.

Annette Huizing, Come ho scritto un libro per caso, La Nuova Frontiera Junior
Un libro per ragazzi la cui protagonista prende lezioni di scrittura dalla vicina di casa, famosa scrittrice. Un libro dalla struttura complessa e difficile da spiegare ma facilissimo da leggere.
C'è la storia che si dipana pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo.  Ogni singolo capitolo però è anche l'esercizio di scrittura della protagonista, Katinka.
Insomma un romanzo e un manuale di scrittura. E di lettura.
E una delle prime lezioni è proprio sullo show, don't tell.
"Mostra le cose invece di raccontarle, non raccontare che il personaggio principale è triste, ma descrivilo mentre vaga per la città a spalle basse... Capisci si tratta di far vedere le emozioni e i tratti del carattere come in un film invece di nominarli"
Nella fiction di Costanzo invece accade l'opposto anche le immagini raccontano invece di mostrare

Georges Perec, La vita istruzioni per l'uso, Rizzoli
"Si può guardare il pezzo di un puzzle per tre giorni di seguito credendo di sapere tutto della sua configurazione e del suo colore, senza aver fatto il minimo passo in avanti: conta solo la possibilità di collegare quel pezzo ad altri pezzi"



venerdì 23 novembre 2018

prendi la posizione più comoda





Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull'amaca, se hai un'amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga, Col libro capovolto, si capisce
Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore


Noi, in biblioteca, facciamo questa cosa molto semplice. Leggiamo ad alta voce ai ragazzi della scuola media.
Vengono loro in biblioteca o, molto più spesso, andiamo noi a scuola e in due o tre per un ora leggiamo ad alta voce.
Così, semplicemente. Scegliamo delle storie, le presentiamo e cominciamo a leggere.
L'aumentare dell'età (la mia) non scalfisce il mio entusiasmo per questo lavoro (o meglio per la sua pratica quotidiana) ma mi rende un po' più cinica e disillusa sui risultati, così mi chiedo sempre se le cose che facciamo siano utili per promuovere la lettura, se le nostre voci, se quell'ora passata insieme lasceranno una traccia, anche piccolissima.
Sono contenta quando mi riferiscono che qualcuno dei ragazzini incontrati a scuola è venuto in biblioteca, magari per la prima volta, e ha scelto proprio uno dei libri che abbiamo letto qualche giorno prima, ma mi sembra sempre poco, mi sembra sempre il minimo.


Ieri mattina ero a leggere in una piccola scuola di una frazione qui vicina. Avevo finito la mia parte e così mi son messa a guardare attentamente 25 undicenni intenti ad ascoltare Giorgio, il mio collega.
E un po' per volta li ho visti prendere la posizione più comoda. Seduti, solo seduti perché questo è permesso a scuola, si sono allungati con un braccio sul banco, la testa nell'incavo del gomito o sorretta dalla mano appoggiata sulla guancia, qualcuno ha messo i piedi sulla sedia e si è abbracciato le ginocchia. Si son fatti più fermi e silenziosi, gli occhi grandi, la bocca appena aperta.
Sono crollati tutti, uno dopo l'altro, anche che quelli che ci hanno accolto dicendo che a loro non piace leggere, che preferiscono andare in bicicletta, anche quello che che ci ha detto che il bello dell'andare in bicicletta è che mentre lo fai proprio non puoi leggere.
Ci han messo un po' più tempo, si sono agitati un po' sulle sedie, ma alla fine Giorgio li ha lasciati tutti lì a chiedersi se Bully farà in tempo a incassare il biglietto della lotteria.
E anche una bibliotecaria un po' cinica e disillusa è tornata al lavoro più contenta, anche se Giorgio non ha detto nemmeno a me come va a finire il libro.


mercoledì 23 maggio 2018

Essere insieme quando non si è più

E' un post difficile questo, tocca cose molto personali, vorrei riuscire a scriverlo con la leggerezza che Calvino invoca per reagire al peso del vivere ma temo di non esserne in grado. Aggiungete un po' di leggerezza anche voi, se leggerete.
Era l'inverno del 2013, Vanni, mio marito, si stava riprendendo da un pesante intervento chirurgico, si stava rimettendo in forze, ricominciava a fare le cose che amava: leggere, ascoltare musica, uscire in bicicletta.
Erano mesi belli, di quiete, di quella quiete che prelude alla tempesta perfetta  che sapevamo sarebbe arrivata di lì a poco.
Non ne parlavamo mai ma si sentiva forte la consapevolezza dello scorrere più accelerato del tempo.
Insistevo da anni con lui perché abbandonasse, almeno per un po',  la lettura dei suoi amati classici, lo prendevo in giro per la sua passione per i "letterati minori dell'800", per libri ammuffiti che trovava nei mercatini e portava a casa, gli suggerivo di leggere Roth.
Lui di rimando mi invitata a smettere di riempire la casa di libri di scrittori ebrei americani che, diceva, erano la mia fissazione.
E così, quell'inverno di cinque anni fa, mio marito cominciò a leggere Pastorale Americana. Col metodo e il rigore che lo contraddistinguevano, come avevo scritto qui scherzando. Prendendo appunti, consultando mappe, documentandosi, ascoltando le musiche citate nel romanzo e raccogliendole in un cd, ammettendo quasi a malincuore - ma faceva parte del gioco di non volermi dar soddisfazione -  che sì, si trattava di un romanzo grandioso. E rileggendolo una seconda volta.
E' stato l'ultimo libro letto e dopo non ci sono stati libri nuovi da aprire.

L'estate scorsa a NewYork ho visto Philip Roth.  Ci siamo incrociati sulla Ottantaseiesima Strada. Quando l'ho riconosciuto l'ho guardata commossa e gli ho sorriso grata, i nostri sguardi si sono incontrati e per un attimo mi ha sorriso anche lui.
Sono grata a quell'anziano distinto signore incontrato in una mattina d'estate per i libri che ha scritto, per il tempo che ho passato leggendoli e per avermi permesso di continuare a parlare ancora un po' con chi non c'è più.
E lo dico meglio con le parole di Luca Ferrieri:
"Quest'unisono è quello a cui tende anche la lettura, e ad essa riesce talvolta quello che alla vita non è possibile, essere insieme quando non si è più"










domenica 11 febbraio 2018

Ho letto per voi i programmi elettorali su cultura, lettura, biblioteche

(ma non ringraziatemi, c'è voluto pochissimo tempo)


Si continua a ripetere che uno dei nostri problemi  è il fatto che gli italiani leggono pochissimo, che c'è un diffuso analfabetismo funzionale dal quale discendono un bel po' di altri questioni, così sono andata a leggere i programmi elettorali relativi a questi temi. Ho scorso i programmi culturali e quelli dedicati a scuola e istruzione delle varie formazioni politiche e vi riporto le parti dedicate alle questioni legate ai libri e alla lettura, alle biblioteche

LIBERI E UGUALI


Liberi e Uguali ha una sezione dedicata alla cultura intitolata Con la cultura si vive nella quale si accenna alle biblioteche che "devono tornare ad essere centri di aggregazione e scoperta"
Nell'approfondimento programmatico si parla di maggiori investimenti per la digitalizzazione degli archivi, del problema della conservazione del patrimonio documentario nativo digitale e infine si afferma che "Va ridotta la frammentazione dei siti, per esempio delle biblioteche, che diventano spesso doppioni, mentre invece si possono specializzare, coordinandosi e trovando, nella rete una sinergia importante. Il rilancio di un sistema integrato di biblioteche pubbliche deve essere un punto qualificante di una nuova stagione di investimenti per la cultura."
Si riconosce inoltre che serve una valutazione del volontariato che non può essere sostitutivo del lavoro, e che è necessario un processo per la rivalutazione e il riconoscimento delle professioni culturali.


FORZA ITALIA, LEGA, FRATELLI D'ITALIA, NOI PER L'ITALIA


Il programma della coalizione di centro-destra al decimo ed ultimo  punto, Più tecnologie, cultura e turismo. Tutela dell'ambiente. Efficientamento energetico, fa uno scarno elenco nel quale si legge "sviluppo e promozione di cultura e turismo" e nient'altro.


MOVIMENTO 5 STELLE


Nel programma per i Beni Culturali del Movimento 5 stelle si citano le biblioteche (assieme ad archivi, musei complessi monumentali) una sola volta, laddove si descrive il sistema dell'Art Bonus. Il punto programmatico è "apportare migliorie all'attuale sistema garantendo la massima trasparenza"


PARTITO DEMOCRATICO


Il Partito Democratico ha una sezione del proprio programma intitolata Più cultura. Scuola e Università al centro. Qui propone una nuova legge sull'editoria con misure di sostegno per tutte le filiere del libro. Si parla poi di "strategia integrata per la lettura e il ragionamento logico matematico: potenziare queste competenze attraverso tutte le azioni possibili, interventi disciplinari e interdisciplinari, sia di tipo tradizionale che innovativo (sostenendo la rete delle biblioteche scolastiche in sinergia con il Mibact e approvando una legge sulla promozione della lettura e della scrittura)." e ci si propone di "istituire un fondo unico che raccolga tutti i finanziamenti già esistenti per completare la digitalizzazione e catalogazione del patrimonio culturale italiano."


POTERE AL POPOLO


La sezione del programma di Potere al Popolo intitolata Beni e attività culturali, comunicazione e informazione, propone "un piano straordinario di manutenzione del paesaggio e del nostro patrimonio storico ed artistico, bibliotecario e archivistico", si pone il problema del precariato dei lavoratori della cultura e propone di portare l'investimento nella cultura ad almeno l'1% del PIL, contro l'attuale 0,7


+EUROPA


Non pervenuto. Nel programma della lista di Emma Bonino non esiste neppure una sezione dedicata alla cultura e alle politiche culturali.




Provando a tirare le somme è evidente che coalizione di centro destra, +Europa e Movimento 5 stelle non ritengono di nessun interesse sviluppare proposte o promesse elettorali sui temi della cultura, il documento dei 5 stelle, che pur dedica spazio all'argomento, in realtà si limita a descrivere la situazione esistente proponendo di apportarvi generiche migliorie.
Diversa, almeno in apparenza, la situazione nei programmi di LeU, PaP e Partito Democratico
Liberi e Uguali e Potere al Popolo pongono il problema del precariato del lavoro culturale  e parlano di biblioteche ma con proposte talmente generiche e confuse da essere di fatto inesistenti.
Il Partito Democratico promette una legge sull'editoria, una strategia per la lettura e una legge sulla promozione della lettura,  abbellendo il tutto con ornamenti ad effetto (Piano cultura 4.0, Italia capofila nella strutturazione di una rete di luoghi del sapere) ma privi di sostanza.
Forse qualcuno penserà che si tratti di temi marginali rispetto alle emergenze del paese e che sia normale non trovare grandi riferimenti nei programmi dei partiti ad argomenti così specifici. Mi permetto di dissentire: l'analfabetismo funzionale è una delle maggior fonti di disuguaglianza ed esclusione sociale e progetti per la sua riduzione, per la diffusione di un programma capillare di promozione della lettura dovrebbero decisamente maggior rilevanza nei programmi elettorali.
Insomma dovremo ancora aspettare.


martedì 23 gennaio 2018

Bibliotecari che odiano i bibliotecari

A volte mi chiedo se i peggiori nemici della nostra professione, quella dei bibliotecari intendo, non siano proprio i bibliotecari.
Vero è che aver chiari i confini, gli scopi, le caratteristiche del proprio ruolo è sempre più difficile. I criteri di accesso alla professione sono quantomai vari ed eventuali: in un concorso possono chiederti di catalogare in aramaico e quello del comune vicino può essere basato esclusivamente sulla conoscenza del diritto amministrativo, qualche chilometro più in la possono farti un simpatico colloquio su quelle famose "competenze trasversali" con le quali si giustificano le peggio nefandezze. Insomma non è raro - cosa sto dicendo? è prassi consolidata - che nelle biblioteche lavorino fianco a fianco persone che hanno una formazione specifica (e anche su quale formazione debba avere un bibliotecario il dibattito langue da tempo) ed altre che son state cuochi, giardinieri, bambinaie, infermieri, che han patteggiato condanne, e che si son trovate parcheggiate in biblioteca. Poi ci sarebbe la questione delle formazione del personale, e in particolare di questo personale "variegato" e anche quella della esternalizzazione dei servizi, ma insomma non divaghiamo.
Insomma mi piacerebbe pensare che, almeno per bieco spirito corporativistico, possa essere patrimonio comune il semplice assunto che non è data biblioteca senza bibliotecari.
E invece sono costretta a ricredermi tutte le volte che qualche collega condivide, con toni commossi o entusiastici, sui social, o mi segnala personalmente, la nascita di una nuova "biblioteca".
In genere quattro scaffali sghembi con una manciata di libri raccattati in giro e abbandonati a se stessi. Nell'angolo più buio di un centro commerciale, nei tronchi d'albero, nelle cabine del telefono, nel sottoscala di un condominio, nella sala di attesa di un servizio di chemioterapia.
L'ultima arrivata è la storia dei netturbini di Ankara che hanno salvato una gran quantità di libri gettati nella spazzatura, libri che hanno costituito il nucleo centrale di una nuova "biblioteca" e ai quali se ne sono aggiunti altri grazie ai residenti del luogo che hanno pensato bene di portarvi i propri volumi altrimenti destinati ad essere cestinati.
Avrei voluto sentirsi levare qualche voce di indignazione verso questa ennesima storiella zuccherosa, verso questa continua retorica delle iniziative "dal basso" che, dovrebbero supplire alle mancanze della politica e che, mediamente, durano lo spazio di un servizio giornalistico.
Combattiamo una battaglia quotidiana per far capire a chi ci vuol donare i propri libri, a chi ci chiama convinto che gli vuoteremo la cantina, a chi pensa faremo spazi nei nostri scaffali per  metri di enciclopedie degli anni '80, che la raccolta di una biblioteca non è un'accozzaglia di volumi messi insieme a caso, ma un insieme progettato, ragionato e continuamente sottoposto a revisioni e verifiche.
Combattiamo con finanziamenti sempre più risicati cercando di bilanciare i nuovi acquisti con la sostituzione di copie rotte, usurate, deteriorate perché un'esperienza positiva di lettura passa anche attraverso l'aver in mano un libro in buone condizioni.
Se dobbiamo far sentire la nostra voce, e credo proprio che dovremmo farlo, smettiamo di guardare con occhio commosso a queste iniziative, magari anche meritorie ma che non credo abbiamo contribuito più di tanto alla diffusione della lettura nel nostro paese, (i dati parlano chiaro) e cominciamo a chiedere politiche serie, articolate, continuative e finanziate di diffusione della lettura.
Un buon punto di partenza per cominciare a ragionare è questo pezzo di Nicola Lagioia LA BATTAGLIA (POLITICA) PER LA LETTURA E LE PROSSIME ELEZIONI
Per il libro sono almeno cinque i punti chiave da cui iniziare la partita: scuole, librerie, biblioteche, comparto editoriale, promozione, scrive Lagioia. O pensiamo veramente che bastino qualche libro raccattato fra la spazzatura e quattro scaffali sghembi per combattere "la battaglia per la lettura"?

venerdì 29 dicembre 2017

Non è che se se vai a capo prima della fine del foglio stai scrivendo poesie

Ovvero è molto meglio mangiare un panino col salame che leggere cose scritte male

Pare che Cesena il 28 dicembre si sia svegliata sotto un profluvio di poesie. O meglio sotto un profluvio di fogli di carta, con stampate poesie. Fogli affissi, senza autorizzazione, un po' ovunque: muri, porte e portoni, persino cassette delle poste e firmati Movimento per l'emancipazione della poesia - MEP.
Pare che uomini dal cuore duro e poco inclini al lirismo non abbiano gradito e abbiano fatto un esposto alla Polizia Municipale.
Pare che questo affaire poetico (raccontato da Il Resto nel Carlino nei dettagli) sia un vero e proprio giallo, a giudicare dalle parole usate nell'articolo: gli agenti sono entrati in azione, saranno individuati con certezza i responsabili del gesto, i responsabili ne risponderanno.
Va anche detto che al giallo si aggiungono forti elementi di dramma (il comandante dei vigili aggiorna il sindaco sulle procedure adottate e i controlli effettuati - mi immagino posti di blocco, interrogatori durissimi nei quali fanno recitare a memoria Il sabato del villaggio - ci sono persone non abituate alle regole civili e cattivi frequentatori seriali di social network).
Io incuriosita sono andata a leggermi la poesia nella foto del Resto del Carlino e, sono costretta a trascriverla per dovere di cronaca.
Vi avviso sono immagini  particolarmente crude che possono colpire animi sensibili

Torna

Ti sto lasciando il tempo
per accarezzare ogni emozione
per conoscere ogni tuo limite e, se devi,
sbucciarti le ginocchia del cuore.

Ma poi, torna

A questo punto, siamo col cuore a pezzi (altro che ginocchia sbucciate!) per l'immane tragedia della morte della poesia.
Però pensandoci bene a me questa immagine del cuore con le ginocchia, e quindi con delle gambette che lo portano in giro fa venire in mente Jacovitti e i suoi salami podisti.
E mentre vado a prepararmi un panino penso che alla fine è tutta una farsa (il Movimento per l'emancipazione della poesia, chi è corso a lamentarsi della cosa,  il lessico da duri di chi si sta occupando del "caso") e che il 28 dicembre Cesena si è svegliata solo sotto un profluvio di fogli di carta.

domenica 17 settembre 2017

Il libro di Fathallah Saad


A New York, nel quartiere di Chelsea, percorrendo verso nord la 10th Avenue, poco dopo l'incrocio con la diciottesima, se si guarda in alto a destra ci si imbatte in un muro bianco con la scritta, in arabo e inglese:
Questo libro appartiene al suo proprietario Fathallah Saad. Lo ha acquistato con i propri soldi all'inizio del marzo 1892
La vista è decisamente migliore dalla highline da dove ho scattato la foto.
Incuriosita dalla scritta ho fatto un po' di ricerche e scoperto una storia interessante.

Il murale è stato creato nel 2014 dall'artista palestinese Emily Jacir  che, nella galleria sottostante, esponeva la sua opera, Ex libris. L'installazione, creata per dOCUMENTA (13) di Kassel, è stata esposta oltre che, appunto,  a New York anche a Torino.

La storia è questa.  In seguito alla risoluzione delle Nazioni Unite che, nel novembre 1947,  approvava la creazione di uno Stato ebraico, alla fine del mandato britannico nel maggio 1948 e alla nascita dello Stato di Israele (14 maggio 1948) 700.000 arabi palestinesi abbandonarono le proprie terre o ne furono espulsi e si videro negare il permesso di ritornarvi, anche dopo la conclusione della guerra arabo-israeliana del '48.
Dalle case, dalle scuole, dalle chiese, dagli uffici pubblici abbandonati furono portati via oltre 30.000 fra libri, periodici manoscritti. Circa 8.000 di questi sono conservati alla National Library of Israel a Gerusalemme contraddistinti dalla sigla AP (Abandoned Property)
I libri non sono ammessi al prestito, alcuni sono digitalizzati. Se siete curiosi di vedere la lista completa (e sapete l'arabo) qui c'è il catalogo ricerca avanzata, basta mettere la sigla AP in Call Number

Fin qui i fatti. Da questo momento si entra nel campo, non semplice, della loro lettura e interpretazione. Di quella linea di demarcazione non sempre chiara fra opera di salvataggio, conservazione e invece furto, spoliazione, quando non addirittura tentativo di cancellazione di una cultura.

Nell'articolo di Haaretz si racconta la storia del recupero di questo materiale, avvenuto ad opera di bibliotecari, spesso accompagnati da militari. Le intenzioni erano dichiaratamente quelle di salvare materiale che altrimenti sarebbe andato distrutto e i bibliotecari si posero il limite etico di prelevare libri solo da edifici chiaramente abbandonati e di non entrare in case che non fossero aperte. Ciò non toglie che il materiale non catalogato sia andato disperso in vario modo: venduto, distrutto, mescolato alle altre collezioni della biblioteca, (lo sostiene Gish Amit, autore di una tesi di dottorato proprio sul materiale AP) Quello catalogato, invece, quel nucleo di 8.000 volumi, fu visto ben presto anche come la occasione per arricchire considerevolmente il proprio patrimonio in un settore, quello dei libri arabi, non particolarmente fornito.

Diversa, ovviamente, la lettura palestinese e, più in generale araba, Si parla infatti di saccheggio sistematico, di tentativi di cancellare la storia e la cultura araba ed islamica (qui e qui) e si chiede la restituzione dei documenti.

Ma torniamo all'opera di Emily Jacir e alla scrittta sul muro che aveva attirato la mia attenzione.
Emily Jacir ha frequentato per due anni la National Library of Israel, sfogliando, guardando, analizzando i libri della sezione A.P.
Cercando di capire  Quali libri sono stati considerati non importanti e non significativi, non meritevoli di essere raccolti e conservati? Quali sono stati scartati? Che cosa è successo ai libri in lingua inglese, italiana, spagnola, ecc? Quali hanno evitato la denominazione “A.P.” e sono entrati a far parte delle collezioni generali della biblioteca
E poi cercando e fotografando col proprio cellulare, nei libri A P,  le note di possesso, le scritte a margine, le sottolineature, le macchie, le piccole cose conservate fra le pagine.
Come dice lei stessa: Durante le prime visite ero concentrata sul documentare le dediche sui libri, in particolare i nomi dei proprietari. Ma man mano procedevo nel lavoro, cominciai a essere più interessata alle piccole tracce lasciate tra le pagine… macchie, scarabocchi, note a margine, pezzetti di carta. (Qui il testo completo)

Quelle foto, esposte senza didascalie, in uno spazio bianco rendono perfettamente la solitudine e il silenzio dei libri abbandonati, allontanati dalle case che li ospitavano, da chi li aveva scelti. Ma al tempo stesso l'immagine di una macchia di caffè, di un bigliettino conservato fra due pagine, di un santino di Gesù con una piccola preghiera in italiano, di uno scarabocchio a matita lungo il margine riportano in vita, almeno per un po', i libri,  li riconsegnano ai legittimi proprietari e alle loro abitudini.


Se volete  sapere qualcosa di più sulla storia dei libri sottratti o salvati potete leggere Ownerless Objects? The story of the books Palestinians left behind in 1948  di Gish Amit, grazie ai suoi studi si è acceso l'interesse su questi materiali.
Gish Amit è anche una delle persone intervistate nel documentario The great book robbery (dal minuto 3.50) di Benny Brunner. Il film racconta la storia delle Abandoned Property, porta alcune testimonianze di persone costrette ad abbandonare le proprie case e i propri libri.
E ancora Overdue Books: Returning Palestine’s ‘Abandoned Property’ of 1948 di Hannah Merlmeistein