martedì 31 dicembre 2013

Passeggiate letterarie

Galerie Véro-Dodat. Parigi

Così il flâneur passeggia nella sua stanza
Walter Benjamin


Rileggendo i Passages di Parigi di W. Benjamin  mi imbatto in questa frase:

O più esattamente: in modo netto la città si scinde per lui - il flâneur - nei suoi poli dialettici: gli si apre come paesaggio e lo racchiude come una stanza.

che mi sembra descrivere  esattamente quello che ci succede quando leggiamo. Insomma l'associazione passeggiare/leggere non è certamente nuova ma mi fa tornare in mente un lavoro iniziato anni fa, poi abbandonato e che ora vorrei riprendere e che si occupa proprio di passeggiate narrative, di scoprire luoghi, città, piazze, strade attraverso le parole degli scrittori, attraverso i loro romanzi e racconti.

Si tratta di una mappa, per ora limitata all'Italia, in cui sono segnalati luoghi letterari. Il materiale è eterogeneo e "sperimentale" e risente di varie fasi: pensato inizialmente come strumento per una biblioteca,  in certi casi, cliccando sul titolo del libro, troverete il link al catalogo della biblioteca stessa. In altri casi, invece, troverete il link alle pagine Wikipedia degli autori, o alle loro pagine personali. O ancora, provate a selezionare Roma, Piazza Argentina e troverete le poche, scarne parole, che descrivono la morte accidentale del figlio del protagonista di Un borghese piccolo piccolo. Cliccando sul titolo ritroverete la stessa scena tratta dal film di Monicelli.

Per ora lo propongo così com'è,  poi un po' per volta (ah, i propositi per l'anno nuovo!) cercherò di aggiornarlo, di renderlo più omogeneo, di allargarne i confini, anche proponendo altri progetti e altre mappe letterarie meno "casalinghe" della mia.
Ovviamente indicazioni, segnalazioni, citazioni sono graditissime!


Visualizza Viaggio in Italia.... 

martedì 17 dicembre 2013

Altrove e fuori

Versunkene Bibliothek (Biblioteca affondata) in Bebelplatz 
a Berlino, ricorda il primo rogo di libri dell'epoca nazista

...sicché i Koniás di tutto il mondo vanamente bruciano libri, e quando quei libri hanno registrato qualche cosa che vale, si sente solo la risata silenziosa dei libri bruciati, perché un libro come si deve rimanda sempre altrove e fuori.

Bohumil Hrabal, Una solitudine troppo rumorosa,  Einaudi, 1991






Si è parlato di roghi di libri in questi giorni e se è vero, come dice J. Brodsky che ci sono crimini peggiori del bruciare i libri. Uno di questi è non leggerli (e chissà se Brodsky lo dice veramente o se è solo una di quelle citazioni che girano e rigirano in internet), ecco qualche lettura sui roghi di libri.


Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, ovviamente, per cominciare
Ecco perché un libro è un fucile carico, nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l’arma. Castriamo la mente  dell’uomo. Chi sa chi potrebbe essere il bersaglio dell’uomo istruito?


Uno dei roghi più famosi è quello nel sesto libro del Don Chisciotte. Il curato, il barbiere, la nipote e la governante entrano nella stanza del cavaliere e trovano più di cento volumi grandi e ben rilegati, e altri più piccoli che vengono ritenuti colpevoli della pazzia di Don Chisiciotte.
No - disse la nipote -; non bisogna risparmiare nessuno, perché sono stati tutti responsabili del male; sarà meglio scaraventarli dalla finestra nel patio, farne una catasta e appiccarvi il fuoco; oppure portarli in cortile e fare lì il rogo, così non darà molestia il fumo.
La governante fu d'accordo: tanto era la voglia che avevano entrambe di dar morte a quegli innocenti...


Il nome della rosa di Umberto Eco si chiude con il rogo della biblioteca e dell'intera abbazia
Il lume andò a cadere proprio nel mucchio di libri precipitati dal tavolo, accatastati l'uno sopra l'altro con le pagine aperte. L'olio si versò, il fuoco si apprese subito a una pergamena fragilissima  che divampò come un fascio di sterpi secchi. Tutto avvenne in pochi attimi, una vampata si levò dai volumi, come se quelle pagine millenarie anelassero da secoli all'arsione  e gioissero nel soddisfare di colpo una immemoriale sete di ecpirosi.


Nelle pagine finali di Auto da fé di Elias Canetti, Kien, il protagonista, si lascia bruciare assieme ai propri libri
Libri e libri si rovesciano dagli scaffali sul pavimento. Lui li raccatta con le sue lunghe braccia. In silenzio, perché non lo sentano da fuori, porta nell'atrio una pila dopo l’altra, e tutte insieme le accatasta contro la porta di ferro. E mentre ancora lo spaventoso fracasso gli manda in frantumi il cervello costruisce con i libri una poderosa trincea. L’atrio si riempie di volumi e volumi. Lui si aiuta con la scala. Ben presto ha raggiunto il soffitto. Torna nella sua stanza. Gli scaffali gli spalancano in faccia occhiaie vuote. Davanti allo scrittoio il tappeto è in fiamme. Porta fuori tutti i vecchi giornali dalla stanzetta accanto alla cucina. Li apre e li gualcisce, li appallottola e li getta in tutti gli angoli. Riporta la scala dove era prima, al centro della stanza. Sale fino al sesto gradino, sorveglia il fuoco e aspetta. Quando finalmente le fiamme lo raggiungono ride forte, come non ha mai riso in tutta la sua vita.


L'imperatore Shih Huang Ti, ci racconta Borges in La muraglia e i libri, ordinò la costruzione della muraglia cinese e la distruzione per mezzo delle fiamme di tutti i libri scritti prima di lui.
Forse Shih Huang Ti circondò della muraglia l'impero perché sapeva che questo era effimero e distrusse i libri perchè capiva che erano libri sacri, ossia libri che insegnano ciò che insegna l'universo intero o la coscienza d'ogni uomo. Forse l'incendio della biblioteca e la costruzione della muraglia sono operazioni che in modo segreto si annullano


L'imperatore fa bruciare i libri per cancellare il passato prima di lui, in 1984, invece, il passato viene continuamente riscritto.  "Chi controlla il passato" diceva lo slogan del Partito "controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato". [...] Quando qualcuno sapeva che un certo documento doveva essere distrutto, oppure vedeva per terra un pezzo di carta in tutta evidenza gettato via, automaticamente sollevava il coperchio del buco della memoria più vicino e ve lo lasciava cadere dentro, dove un vortice di aria calda l'avrebbe trasportato fin nelle enormi fornaci nascoste da qualche parte nei recessi del fabbricato. 
[...] Sapeva soltanto approssimativamente quello che accadeva nel labirinto invisibile al quale portavano i tubi pneumatici. Una volta che fossero state raccolte e ordinate tutte le correzioni che si erano imposte per un particolare numero del «Times», il numero in questione veniva ristampato, mentre la copia originale veniva distrutta e sostituita negli archivi da quella nuova. Un simile processo di alterazione continua non era applicato solo ai giornali, ma anche a libri, periodici, manifesti, film, commenti sonori, cartoni animati, fotografie, insomma a ogni scritto o documento passibili di possedere una qualche rilevanza politica o ideologica. Giorno dopo giorno, anzi quasi minuto dopo minuto, il passato veniva aggiornato.

Manuel Rivas in I libri bruciano male, un libro complesso, una lettura "difficile", se ne parla qui, si racconta dei roghi di libri a La Coruña voluti dai franchisti ad un mese dal golpe del 1936 per cancellare ogni traccia del passato repubblicano.
I libri come criminali, arrestati, messi al muro. Di spalle alla gente. In fila, pigiati senza lo spazio per potersi allungare, in un silenzio muto. [...]
Di tanto in tanto, quando una pagina si accartocciava, vedeva parole bruciare. Lui cercava di penetrarle, di catturarle prima che diventassero fumo. ora capiva perché quei roghi facevano così poche fiamme. Il fuoco bruciava verso dentro, seguiva i solchi delle parole stampate.


Pepe Carvalho, l' investigatore inventato da Montalban, brucia i libri per vendicarsi del poco che gli hanno insegnato a vivere e del molto che invece lo hanno allontanato da un rapporto spontaneo ed entusiasta con la realtà. Ne parla Rino Pensato in  La "griglia" di Pepe Carvalho.
[Pascuali]: “Brucia i libri? Hai sentito quel che ha detto, Vladimiro? Il signor Pepe Carvalho brucia i libri. Questo compito spetta a noi, ai poliziotti. Non è vero? Bruciare i libri è roba da fascisti. Lei è fascista?”
[Pepe]: “Un po’, come lei, come tutto il mondo.”
Quintetto di Buenos Aires


Anna, la protagonista del romanzo Nel paese delle ultime cose di Paul Auster, vaga per una terra completamente devastata e desolata alla ricerca del fratello. Durante un rigidissimo inverno si rifugia all'interno di una biblioteca e i libri vengono bruciati per riscaldarsi.
Forse questo liberava in me qualche segreta collera; o forse era semplicemente un modo di riconoscere che ciò che accadeva ai libri non aveva alcuna importanza. Il mondo al quale erano appartenuti era finito, e almeno così servivano a qualcosa. La maggior parte, tra l'altro, non meritava neanche di essere aperto: romanzi sentimentali, raccolte e discorsi politici, manuali superati.


E infine due poesie, due voci diverse sul silenzio, sull'essere dimenticati. La prima di Roberto Roversi, nella raccolta Libri e contro il tarlo inimico, Pendragon, 2012, in cui il fuoco ricorre spesso

I libri compagni del fuoco.
Tutti i libri sono scritti
per essere poi distrutti dal fuoco.
Ricordo l’alone della pagina che brucia
e come annera scompare urlando la
parola stampata
ricordare come diventa cenere bianca
l’urlo dell’uomo
che ha scritto pensieri con mano nervosa e poi
la discesa nel buio senza tempo
di una tomba etrusca e
quante voci risa prima del fuoco e scritture veloci
lasciando sul tavolo coperto di polvere
segni di mistero
che nessuno leggerà.
Silenzio.
Destino di questa età.


La seconda, celeberrima, Il rogo di libri, di Bertolt Brecht, qui nella traduzione di Franco Fortini

Quando il regime ordinò che in pubblico fossero arsi
i libri di contenuto malefico e per ogni dove
furono i buoi costretti a trascinare
ai roghi carri di libri, un poeta scoprì
- uno di quelli al bando, uno dei meglio - l'elenco
studiando degli inceneriti, sgomento, che i suoi
libri erano stati dimenticati. Corse
al suo scrittoio, alato d'ira
e scrisse ai potenti una lettera.
Bruciatemi!, scrisse di volo, bruciatemi!
Questo torto non fatemelo! Non lasciatemi fuori! Che forse
la verità non l'ho sempre, nei libri miei, dichiarata? E ora voi
mi trattate come fossi un mentitore! Vi comando:
bruciatemi!


Poi se i roghi di libri non vi hanno ancora stancato, segnalo di Michele Santoro, Ecpirosi apocrife, in Biblioteche oggi, dicembre 2000 e Lucien X. Polastron, Libri al rogo. Storia della distruzione infinita delle biblioteche,  Sylvestre Bonnard, 2006



venerdì 15 novembre 2013

Ancora di libri e medicina e biblioterapia

Sollecitata da alcuni commenti in rete e da un paio di mail ricevute, provo ad articolare meglio quanto ho scritto nel post precedente.
Su Curarsi con i libri ho opinioni parziali e contrastanti. L'ho sfogliato, sleggiucchiato qui e lì, spesso il tono è leggero, ironico, insomma il registro sembra essere quello del gioco con i lettori. Quello che non mi piace è il metodo prescrittivo, l'equazione per cui ad un determinato sintomo corrisponda un preciso rimedio letterario. Chiunque legga sa benissimo che nei libri troviamo tante cose: lenimento al dolore, sollievo alla fatica, immedesimazione, senso di comprensione profonda, ma sappiamo anche che questi sollievi, questi rimedi si trovano per caso per folgorazione improvvisa e forse è proprio questa casualità che ci fa amare la lettura.
Quando poi le situazioni si fanno più complicate, le malattie  più serie, come nel caso della depressione, il tono del libro cambia, e sembra che le autrici credano veramente alle virtù terapeutiche dei romanzi. Leggete cosa scrivono a proposito degli attacchi di panico:
Se nonostante questo rimedio - le autrici avevano appena consigliato la lettura di un libro il cui protagonista "è l'essenza della calma" - gli attacchi di panico continueranno a molestarvi negli ascensori o per strada, se continuerete a svegliarvi nel cuore della notte con una incontenibile voglia di piangere, se il vostro umore, la mattina, si mostrerà di un grigio topo permanente, allora non lasciate che qualsiasi psichiatra vi accerti una forma acuta di disturbo dell'adattamento incline a una depressione di media severità e vi riempia di psicofarmaci, piuttosto gettatevi sulla lettura poliziesca e sui legal thriller.
Qui si è rotto il patto di gioco col lettore, si va molto, e pericolosamente oltre, si consiglia di non andare dallo psichiatra e di leggere piuttosto un bel poliziesco.
Ora a me tutto questo sollecita qualche riflessione in ordine sparso, alcune di carattere generale, altre  più strettamente legate alle biblioteche e al mio lavoro.
La prima è che si è annullato completamente il principio della competenza. Tutti discettano di qualsiasi cosa: l'insegnante di francese di mia figlia tiene concioni sul metodo stamina e il fatto di non avere né competenze specifiche per farlo né informazioni  attendibili non le impedisce di avere una posizione fortemente ideologica sulla questione e di comunicarla tranquillamente ad undicenni durante l'ora di lezione. Appassionate di lettura si sostituiscono a psichiatri e prescrivono polizieschi come fossero benzodiazepine.
In biblioteca arrivano persone che stanno male, che sappiamo essere in cura presso i centri di salute mentale e cercano libri per curarsi senza farmaci, con la forza di volontà, come se certe malattie fossero dovute a svogliatezze, fossero una colpa.  Poi arrivano persone che cercano testi di "specialisti" che propongono di curare il cancro col potere della mente o i reumatismi mangiando cibi bianchi. Sì è annullata qualsiasi idea di metodo scientifico. I libri dei ciarlatani sono allegramente a scaffale a fianco di quelli di "veri" scienziati. E se mi obiettate che la biblioteca dovrebbe selezionare il materiale che acquisisce, dotarsi di carte delle collezioni, di criteri di scelta ben precisi, vi rispondo che il principio di incompetenza regna trasversale ed è annidato saldamente anche in molte biblioteche.
E' vero, come mi ha scritto qualcuno, che in campo medico la cura non sempre porta alla salute, è anche vero che possono esservi pessimi medici, e che possiamo avere molteplici approcci alla malattia e alla cura ma, in ogni caso, siamo all'interno di un sistema scientifico basato su un metodo, su protocolli certi e validati.

Poi, e torniamo a parlare di lettura e di lettori, questo libro ha avuto un grande e bel lancio da parte della casa editrice. I lettori possono inviare recensioni che verranno pubblicate sul sito della Sellerio, fino a pochi giorni fa era il turno dei bibliotecari che erano invitati a fare i "farmacisti letterari" individuando uno o più libri per altrettanti mali.
Come ho detto parliamo di libri, suggeriamo letture, giochiamo anche al dottore e all'ammalato ma, personalmente, comincio ad avvertire un fastidio crescente per tutte quelle iniziative che attribuiscono ai libri virtù terapeutiche o salvifiche o di elevazione spirituale e che, più o meno esplicitamente, suddividono il mondo negli eletti, i pochi (pochissimi in Italia) che leggono e in tutti gli altri, coloro che non leggono, che non si elevano.
E avverto uno scarto sempre più grande fra i numeri di coloro che non leggono e il lavoro che si fa ogni giorno in biblioteca, con chi già la frequenta, con chi già legge: consigli di lettura,  proposte tematiche, scaffali particolari, vetrine novità, due chiacchiere con gli utenti. Insomma un lavoro bellissimo che ci gratifica e rassicura, ma, tutto sommato, una navigazione in acque tranquille mentre fuori c'è il mare aperto delle non letture, dei non lettori.
Toccherà prendere il largo, prima o poi.

giovedì 14 novembre 2013

Scusate, c'è un medico in sala?

Sto leggendo, in realtà saltabecco qui e lì per le pagine, Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno di Ella Berthoud e Susan Elderkin, Sellerio.
Arrivata alla parola depressione sono un po' perplessa.
Quando non ho le idee chiare  su qualcosa mi piace ripartire dalle definizioni.
Copio quella del Dizionario di medicina Treccani (Qui la definizione per esteso).

Depressione 

Deviazione del tono affettivo in senso malinconico, triste, con sintomi cognitivi, comportamentali e somatici che, nel loro insieme, sono in grado di diminuire il tono dell’umore in modo da lieve a grave, compromettendo la socialità e la psicologia di una persona. La d. non è quindi un semplice abbassamento dell’umore, ma un insieme di sintomi più o meno complessi che alterano anche in maniera consistente il modo in cui una persona ragiona, pensa e raffigura sé stessa, gli altri e il mondo esterno. La d. talvolta è associata a ideazione suicidaria e quasi sempre si accompagna a deficit dell’attenzione e della concentrazione, insonnia, disturbi alimentari e della libido, estrema ed immotivata prostrazione fisica.
Classificazione. I meccanismi all’origine del disturbo consisterebbero in una disfunzione della neurotrasmissione cerebrale della serotonina, della noradrenalina e della dopamina...


Insomma mi sembra una cosa seria, una malattia le cui cause sono probabilmente molteplici e di diversa natura (Qui trovate un po' di approfondimenti).
Ora invece vi trascrivo come viene definita la depressione in Curarsi con i libri
La depressione è una scala graduata. Nel migliore dei casi, come capita ogni tanto alla maggior parte di noi, significa una giornata o un periodo in cui non va bene niente, ci sembra di non avere amici, e ci sentiamo prigionieri della malinconia. (...)
Nel peggiore dei casi, tuttavia, c'è un'enorme nuvola nera che scende su di noi senza preavviso, senza una ragione particolare, e senza via d'uscita. Questa è la depressione clinica, una grava forma di malattia mentale che è difficile da trattare e soggetta a ricadute. Se siete abbastanza sfortunati da essere inclini a questo tipo di depressione, è improbabile che una lettura leggera e ariosa possa tirarvi su. (...)
Può sembrare una contraddizione, ma in questi momenti un romanzo che dice le cose come stanno - con personaggi che si sento altrettanto depressi di voi, o con una visione del mondo senza compromessi nella sua negatività - può colpire nel segno, incoraggiarvi a essere più gentili con voi stessi, offrirvi sostegno in maniera appropriata ...

Ecco per dirla con Luca Ferrieri tutto questo mi genera un moto di salutare diffidenza, anzi di profonda indignazione.
Parliamo di libri, suggeriamo letture, giochiamo anche al dottore e all'ammalato se proprio vogliamo farlo ma con la consapevolezza che in ogni caso la lettura non è una medicina e che la tentazione di prescrivere un libro per ogni malattia, se non è intesa come un gioco, è sommamente pericolosa (ancora Ferrieri, Fra l’ultimo libro letto e il primo nuovo da aprire, p. 99).
Insomma  la depressione, gli attacchi di panico son cose serie, ci vuole il medico, non scherziamo per favore

lunedì 4 novembre 2013

Leggere digitale


E' appena uscito negli Stati Uniti un libro decisamente particolare. Si tratta di S, di J.J. Abrams e Doug Dorst. Ne parlano, fra gli altri, il New York Times, Wired,  il Financial Times, e l'Indipendent.
J.J. Abrams è un produttore, sceneggiatore e regista famoso in Italia soprattutto per aver ideato la serie televisiva Lost e per aver diretto, nel 2009, il film Star Trek.
S, si presenta come un cofanetto con all'interno un libro, il romanzo Ship of Theseus del misterioso autore V. M. Straka. Il libro sarebbe stato pubblicato nel 1949 ad opera del suo traduttore F. X. Caldeira che firma una nota iniziale. La copertina in tela stampata, i caratteri,  la carta ingiallita, tutto concorre a creare un libro di quel periodo. Il volume inoltre ha sul dorso un'etichetta della Biblioteca della Pollard State University e, all'interno i relativi timbri.
La vera sorpresa però si ha aprendo il libro e scoprendo che il testo è completamente annotato e postillato nei margini con scritte a penna di colori e mani diversi.
La storia insomma si dipana su diversi livelli: il testo di Ship of Theseus, i commenti a margine di Eric, uno studente, ai quali si aggiungono quelli di Jen in un gioco continuo di rimandi. Inseriti all'interno del libro, come se vi fossero stati occasionalmente dimenticati, vi sono poi cartoline, fotografie, fogli vari ed una piantina del college disegnata su un tovagliolo di una caffetteria. Se evidenti sono i rimandi a Fuoco pallido di Nabokov, per la figura di Kinbote, il redattore delle note, o a Casa di foglie di Mark Danielewski, e più in generale ad alcuni racconti di Borges, bisogna anche ricordare un libro uscito negli anni '90, Griffin&Sabine, di Nick Bantock, un epistolario amoroso con vere e proprie lettere da estrarre da buste contenute all'interno del libro.

Un bell'esempio di opera pensata e concepita per essere realizzata su carta che, alla luce di una lunga discussione all'interno del gruppo facebook Leggere digitale, definirei metaromanzo a tre dimensioni. La discussione, partita da un articolo di Marco Belpoliti di oltre un anno fa che sosteneva, senza grosse basi scientifiche, che quanto si legge sugli ereader sia destinato all'oblio per la mancanza di tridimensionalità, di orientamento spaziale, si è poi arenata su una contrapposizione carta versus digitale francamente inutile.
Estrapolo da quella discussione una frase di Fabrizio Venerandi che mi sembra centrare bene il problema:
Leggere digitale è leggere digitale. Fare sforzo di lettura in digitale "come se fosse la carta", ovvero senza il digitale, è fare un balzo indietro di trent'anni.
La lettura digitale presuppone quindi libri (e quindi scrittori ed editori) che pensino anche in digitale..
Il libro di Abrams è un esempio, in negativo, di questo. Pensato per essere realizzato con la carta, anzi basato sulla carta, sulla pagina, sulla fisicità  (l'ingiallimento, le note nei bordi, i finti memorabilia lasciati fra le pagine) ha avuto la versione ebook al tempo stesso più banale e più fedele al cartaceo che si potesse immaginare: la riproduzione, schermata per schermata, delle pagine del libro. Forse l'unica possibile, ma mi meraviglia che alcuni elementi propri della lettura digitale, come la possibilità di condividere sottolineature e note, non siano stati presi in considerazione.

Forse non è un caso se, quando è stato chiesto ad una serie di scrittori se e come le nuove tecnologie abbiano cambiato la trama dei loro libri, molti hanno  citato facebook, twitter, i cellulari ma nessuno ha pensato alla lettura digitale (qui).

mercoledì 18 settembre 2013

Contro la biblioterapia

"Bisognerebbe leggere, credo, soltanto i libri che mordono e pungono. Se il libro che leggiamo non ci sveglia con un pugno sul cranio, a che serve leggerlo? Affinché ci renda felici, come scrivi tu? Dio mio, felici saremmo anche se non avessimo libri, e i libri che ci rendono felici potremmo eventualmente scriverli noi. Ma noi abbiamo bisogno di libri che agiscano su di noi come una disgrazia che ci fa molto male, come la morte di uno che ci era più caro di noi stessi, come se fossimo respinti nei boschi, via da tutti gli uomini, come un suicidio, un libro dev’essere la scure per il mare gelato dentro di noi. Questo credo."

Franz Kafka, Lettera a Oskar Pollak del 27 gennaio 1904

venerdì 6 settembre 2013

Caro aNobiana/o ...

Mi scrive aNobii in persona
Ciao! E’ da un po’ che non passi da aNobii.
Ti scrivo per darti alcune buone notizie.
Al contrario di quello che era stato annunciato tempo fa, l’attuale sito di aNobii non verra’ sostituito da una nuova versione. E’ stato pertanto deciso di dedicare nuove risorse al miglioramento della piattaforma corrente ed infatti, gia’ da un paio di settimane, abbiamo risolto alcuni importanti ‘bachi’ che creavano problemi da tempo:
- Abbiamo migliorato il supporto per la lingua usata per scrivere le recensioni
- Abbiamo aggiornato e migliorato i dati del UI italiani
- Abbiamo risolto alcuni problemi legati all’integrazione con Facebook e Twitter
Ci rallegra molto vedere come queste migliorie abbiano gia’ portato una netta crescita dell’attivita’ su aNobii: solo nell’ultimo mese 374,917 libri sono stati aggiunti alle librerie personali and 20,936 libri sono stati recensiti e votati.
Non ci fermeremo qui visto ch e la lista di miglioramenti e bachi da risolvere e’ ancora lunga e se ti va di darci una mano te ne saremo grati! Dai un’occhiata al sito e mandaci pure tutti i suggerimenti che vuoi.


Caro aNobii

Veramente son passata ieri e anche l'altro ieri e anche il giorno prima, forse non stavi attento.

Sono ben lieta di darti una mano, solo per questa volta, sia chiaro. Correggere bozze  è un lavoro serio e potresti dedicare qualche risorsa anche al miglioramento delle mail che mandi.
- hai migliorato il supporto per la lingua per scrivere le recensioni, se riuscissi anche a scrivere già, verrà, attività con l'accento sarebbe perfetto
- Il miglioramento dei dati del UI italiani è una grande notizia. Cosa sono esattamente  il UI italiani?
- Avevo notato alcuni problemi legati all'integrazione con Facebook e Twitter. Da quando li hai risolti non si integrano per nulla.
Rispetto alla netta crescita dell'ultimo mese, esistono dati relativi ai mesi precedenti?
Un ultima cosa. In questo momento sul mio scaffale il libro di Luca Ferrieri, Fra l'ultimo libro letto e il primo nuovo da aprire ha la copertina di Versi perversi di Roald Dahl, Suite francese della Némirovsky, quella di Libertà di parola di Nigel Warburton e Nella vigna del testo di Ivan Illich, quella di Ogni giorno di David Levithan, solo per limitarmi alla prima pagina.
Vanno considerati come bachi, o si tratta invece di originali suggerimenti di lettura basati sulla serendipità?

Ma soprattutto, caro aNobii, chi sei e di chi sei?
Sul sito italiano le informazioni sono ferme al 2010, all'acquisizione da parte di HMV. Non c'è traccia del passaggio di proprietà a Sainsbury (ne avevamo parlato qui) di inizio 2013 né, tantomeno, di eventuali ulteriori cambiamenti.

Ecco, se posso permettermi caro aNobii, se volessi apportare miglioramenti partirei da qui.

Nel frattempo, per farvi un'idea,  su minima&moralia, La triste storia del social reading in Italia, di
Alessandro Gazoia (jumpinshark)