lunedì 4 novembre 2013

Leggere digitale


E' appena uscito negli Stati Uniti un libro decisamente particolare. Si tratta di S, di J.J. Abrams e Doug Dorst. Ne parlano, fra gli altri, il New York TimesWired,  il Financial Times, e l'Indipendent.
J.J. Abrams è un produttore, sceneggiatore e regista famoso in Italia soprattutto per aver ideato la serie televisiva Lost e per aver diretto, nel 2009, il film Star Trek.
S, si presenta come un cofanetto con all'interno un libro, il romanzo Ship of Theseus del misterioso autore V. M. Straka. Il libro sarebbe stato pubblicato nel 1949 ad opera del suo traduttore F. X. Caldeira che firma una nota iniziale. La copertina in tela stampata, i caratteri,  la carta ingiallita, tutto concorre a creare un libro di quel periodo. Il volume inoltre ha sul dorso un'etichetta della Biblioteca della Pollard State University e, all'interno i relativi timbri.
La vera sorpresa però si ha aprendo il libro e scoprendo che il testo è completamente annotato e postillato nei margini con scritte a penna di colori e mani diversi.
La storia insomma si dipana su diversi livelli: il testo di Ship of Theseus, i commenti a margine di Eric, uno studente, ai quali si aggiungono quelli di Jen in un gioco continuo di rimandi. Inseriti all'interno del libro, come se vi fossero stati occasionalmente dimenticati, vi sono poi cartoline, fotografie, fogli vari ed una piantina del college disegnata su un tovagliolo di una caffetteria. Se evidenti sono i rimandi a Fuoco pallido di Nabokov, per la figura di Kinbote, il redattore delle note, o a Casa di foglie di Mark Danielewski, e più in generale ad alcuni racconti di Borges, bisogna anche ricordare un libro uscito negli anni '90, Griffin&Sabine, di Nick Bantock, un epistolario amoroso con vere e proprie lettere da estrarre da buste contenute all'interno del libro.

Un bell'esempio di opera pensata e concepita per essere realizzata su carta che, alla luce di una lunga discussione all'interno del gruppo facebook Leggere digitale, definirei metaromanzo a tre dimensioni. La discussione, partita da un articolo di Marco Belpoliti di oltre un anno fa che sosteneva, senza grosse basi scientifiche, che quanto si legge sugli ereader sia destinato all'oblio per la mancanza di tridimensionalità, di orientamento spaziale, si è poi arenata su una contrapposizione carta versus digitale francamente inutile.
Estrapolo da quella discussione una frase di Fabrizio Venerandi che mi sembra centrare bene il problema:
Leggere digitale è leggere digitale. Fare sforzo di lettura in digitale "come se fosse la carta", ovvero senza il digitale, è fare un balzo indietro di trent'anni.
La lettura digitale presuppone quindi libri (e quindi scrittori ed editori) che pensino anche in digitale..
Il libro di Abrams è un esempio, in negativo, di questo. Pensato per essere realizzato con la carta, anzi basato sulla carta, sulla pagina, sulla fisicità  (l'ingiallimento, le note nei bordi, i finti memorabilia lasciati fra le pagine) ha avuto la versione ebook al tempo stesso più banale e più fedele al cartaceo che si potesse immaginare: la riproduzione, schermata per schermata, delle pagine del libro. Forse l'unica possibile, ma mi meraviglia che alcuni elementi propri della lettura digitale, come la possibilità di condividere sottolineature e note, non siano stati presi in considerazione.

Forse non è un caso se, quando è stato chiesto ad una serie di scrittori se e come le nuove tecnologie abbiano cambiato la trama dei loro libri, molti hanno  citato facebook, twitter, i cellulari ma nessuno ha pensato alla lettura digitale (qui).

2 commenti:

  1. Molto interessante. Sono in completo disaccordo con la tesi del post. Ma la segnalazione è molto interessante: un caso di libro pensato espressamente per la versione a stampa. Certo non è l'unico. Ce ne sono molti altri. Ma quasi quasi ne sta venendo fuori un trend.

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