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martedì 4 novembre 2014

Generazione Amazon

Amazon lancia oggi Kindle Unlimited, l'accesso illimitato a oltre 15.000 titoli in italiano e oltre 700.000 in altre lingue  9,99 al mese, da oggi in prova gratuita per un mese.
Fra primi entusiasmi e prime critiche la cosa più significativa su questo fenomeno mi sembra l'abbia scritta Douglas Coupland nel suo romanzo Generazione A, 4 anni fa.

"Tenente, qui c'è scritto che le vendite di libri sono al massimo storico da quando gli umani per comprarli utilizzano una tecnologia chiamata Amazon-punto-com"
"Sono statistiche ingannevoli, signore. Amazon incrementa il bisogno degli umani di possedere libri, ma non necessariamente leggerli."

mercoledì 1 ottobre 2014

Nativi cartacei

Ieri Matilde, la dodicenne, mi ha chiesto se potevo comperarle un libro che aveva già letto in versione ebook durante l'estate.
La cosa mi ha incuriosito e ho cominciato a farle domande: perché vuoi un libro che hai già letto? Se vuoi puoi rileggerlo sull'ereader. Mi avevi detto che volevi ti regalassi un ereader tutto tuo e che ti piacevano gli ebook, hai cambiato idea?
Mi ha chiesto se la stavo "intervistando"  per il blog (e mi ha magnanimamente autorizzato a pubblicare le sue risposte) e mi ha detto che le piaceva leggere gli ebook questa estate in vacanza perché era comodo e poi non aveva più nulla di carta da leggere, che i libri anche se li ha letti le piace averli (e mi ha fatto notare che in passato le ho comperato libri che aveva preso a prestito in biblioteca e che le erano piaciuti) e che per lei in qualche modo (anche se non sa spiegare come)  libro di carta ed ebook sono diversi.
Poi mi ha detto che i libri, piuttosto che in libreria o in biblioteca, preferisce sceglierli su internet dove può leggere la trama e i commenti di chi li ha già letti e che di solito guarda su Amazon (sito passatempo per lei dove cerca di tutto ed è anche riuscita ad ordinare, per sbaglio, vermi da pesca) e poi su siti delle case editrici.
Le conclusioni? Non lo so l'unica che mi viene in mente è che in casa ci son più libri da spolverare.

lunedì 4 novembre 2013

Leggere digitale


E' appena uscito negli Stati Uniti un libro decisamente particolare. Si tratta di S, di J.J. Abrams e Doug Dorst. Ne parlano, fra gli altri, il New York TimesWired,  il Financial Times, e l'Indipendent.
J.J. Abrams è un produttore, sceneggiatore e regista famoso in Italia soprattutto per aver ideato la serie televisiva Lost e per aver diretto, nel 2009, il film Star Trek.
S, si presenta come un cofanetto con all'interno un libro, il romanzo Ship of Theseus del misterioso autore V. M. Straka. Il libro sarebbe stato pubblicato nel 1949 ad opera del suo traduttore F. X. Caldeira che firma una nota iniziale. La copertina in tela stampata, i caratteri,  la carta ingiallita, tutto concorre a creare un libro di quel periodo. Il volume inoltre ha sul dorso un'etichetta della Biblioteca della Pollard State University e, all'interno i relativi timbri.
La vera sorpresa però si ha aprendo il libro e scoprendo che il testo è completamente annotato e postillato nei margini con scritte a penna di colori e mani diversi.
La storia insomma si dipana su diversi livelli: il testo di Ship of Theseus, i commenti a margine di Eric, uno studente, ai quali si aggiungono quelli di Jen in un gioco continuo di rimandi. Inseriti all'interno del libro, come se vi fossero stati occasionalmente dimenticati, vi sono poi cartoline, fotografie, fogli vari ed una piantina del college disegnata su un tovagliolo di una caffetteria. Se evidenti sono i rimandi a Fuoco pallido di Nabokov, per la figura di Kinbote, il redattore delle note, o a Casa di foglie di Mark Danielewski, e più in generale ad alcuni racconti di Borges, bisogna anche ricordare un libro uscito negli anni '90, Griffin&Sabine, di Nick Bantock, un epistolario amoroso con vere e proprie lettere da estrarre da buste contenute all'interno del libro.

Un bell'esempio di opera pensata e concepita per essere realizzata su carta che, alla luce di una lunga discussione all'interno del gruppo facebook Leggere digitale, definirei metaromanzo a tre dimensioni. La discussione, partita da un articolo di Marco Belpoliti di oltre un anno fa che sosteneva, senza grosse basi scientifiche, che quanto si legge sugli ereader sia destinato all'oblio per la mancanza di tridimensionalità, di orientamento spaziale, si è poi arenata su una contrapposizione carta versus digitale francamente inutile.
Estrapolo da quella discussione una frase di Fabrizio Venerandi che mi sembra centrare bene il problema:
Leggere digitale è leggere digitale. Fare sforzo di lettura in digitale "come se fosse la carta", ovvero senza il digitale, è fare un balzo indietro di trent'anni.
La lettura digitale presuppone quindi libri (e quindi scrittori ed editori) che pensino anche in digitale..
Il libro di Abrams è un esempio, in negativo, di questo. Pensato per essere realizzato con la carta, anzi basato sulla carta, sulla pagina, sulla fisicità  (l'ingiallimento, le note nei bordi, i finti memorabilia lasciati fra le pagine) ha avuto la versione ebook al tempo stesso più banale e più fedele al cartaceo che si potesse immaginare: la riproduzione, schermata per schermata, delle pagine del libro. Forse l'unica possibile, ma mi meraviglia che alcuni elementi propri della lettura digitale, come la possibilità di condividere sottolineature e note, non siano stati presi in considerazione.

Forse non è un caso se, quando è stato chiesto ad una serie di scrittori se e come le nuove tecnologie abbiano cambiato la trama dei loro libri, molti hanno  citato facebook, twitter, i cellulari ma nessuno ha pensato alla lettura digitale (qui).

sabato 24 agosto 2013

Avanguardie artistiche

L'artista statunitense Jesse England ha creato un esemplare cartaceo della propria copia elettronica di 1984. L'ha fatto fotocopiando ogni singola schermata del proprio e-reader e facendo rilegare il tutto.
Nel 2009 Amazon rimosse dagli e-reader copie del romanzo 1984 di Orwell che erano state messe in vendita ad un prezzo scontato da un editore che non aveva i diritti per farlo. Questo ebook di carta è un modo per riflettere sui cambiamenti dei media digitali.
Vorrei ricordare che anche noi a Forlì abbiamo avuto le nostre avanguardie artistiche: l'uomo che rilegava Wikipedia e la donna che stampava gli e-mail book.
E che, modestamente, siamo stati i primi a parlarne in queste pagine, insomma in queste che sarebbero pagine se qualcuno le stampasse.

martedì 6 agosto 2013

L'uomo che legge solo libri di carta, il paratesto e Geronimo Stilton

L'uomo che legge solo libri di carta gongolava l'altro giorno.
Gli raccontavo che stavo leggendo Molto forte, incredibilmente vicino e che la versione in ebook non rende la complessità formale del libro: pagine con scritte originariamente colorate, lettere, fotografie, disegni, pagine semivuote e altre affollatissime finiscono per essere scarsamente leggibili con l'ereader, col rischio di compromettere il senso dell'intero romanzo.
Incuriosita sono andata a cercare il libro di carta (e ho anche controllato la versione per tablet) per farmi un'idea, per capire cosa mi fossi persa.
Se volete un parere argomentato che trovo condivisibile potete leggere Adattamenti giudiziosi. Extremely Loud&Incredibly Close tra romanzo e film di Umberto Mazzei, in 404: File not found che dice, fra l'altro,
Escludendo la patina di sperimentalismo e gli “effetti speciali” tipografici – che non adempiono alcuna funzione specifica, non aggiungono alcun surplus di senso apprezzabile...
Se invece volete un parere più radicale confesso che certe pagine mi ricordano quelle dei libri di Geronimo Stilton e credo che assolvano alla stessa funzione: strizzate d'occhio un po' furbette all'indirizzo del lettore.
Insomma alla fine non credo che  la lettura del libro di carta avrebbe aggiunto qualcosa, Foer stesso, in questa intervista, afferma che
Se questa scrittura può sembrare differente o sperimentale, non è perché io voglia fare sperimentalismo , ma perché voglio scrivere nel modo che può risultare più utile per me, non sento alcun tipo di obbligo per la forma .
Restano comunque  aperte due questioni: come affrontano gli editori digitali i problemi del paratesto (in questo caso direi in nessun modo) e se gli scrittori, nel momento in cui scrivono, cominciano a porsi il  il problema della versione digitale del loro libro.

Puntate precedenti:
1   Così vicino, così lontano. Dialogo di un lettore di libri di carta e di una lettrice di e-book
2   Legàmi. Tragedia in due, tre battute, di un lettore di libri di carta e di una lettrice di e-book
3   Guerra e pace fra un lettore di libri di carta e una lettrice di ebook
4   Le brugole e l'uomo che legge solo libri di carta


Lettura consigliata: Gérard Genette: Soglie. I dintorni del testo, Einaudi, 1989

domenica 5 maggio 2013

Scroll Reading Manifesto

Il medium, il messaggio e Matilde


La foto è stata scattata da Matilde Tesei
Mi è capitato ultimamente di rileggere lo Slow Reading Manifesto, un testo (non recentissimo, risale al luglio dello scorso anno) la cui stesura e diffusione è opera di Antonio Tombolini e che ha lo scopo di valorizzare una modalità di lettura, lo Slow Reading, appunto, che, con l'avvento del digitale,  rischierebbe l'estinzione.
Il manifesto parte dalla definizione di libro, basandosi su quella di Kevin Kelly:
A book is a self-contained story, argument, or body of knowledge that takes more than an hour to read. A book is complete in the sense that it contains its own beginning, middle, and end.
A questa definizione  fanno seguito una serie di punti che puntualizzano i tratti essenziali dello Slow Reading e che, pur considerando il futuro della lettura digitale, danno una definizione di ebook "vero" decisamente stringente e puntuale.
L'ebook vero non è più breve, più rapido, più facile, non è un enhanced book,è il buon caro vecchio libro, solo che è digitale: fatto solo (o quasi) di testo, tendenzialmente piuttosto lungo, tale da non consentire in genere la lettura completa in un’unica sessione se non a costo di eroismi da guinness, da leggere per lo più tra sé e sé, temporaneamente isolati dal resto del mondo, e immersi nel mondo che il libro in quel momento crea per chi legge.
L'adesione al Manifesto e la difesa dello Slow Reading passano attraverso l'utilizzo di ereader a inchiostro elettronico senza navigazione online, senza colori,  interruzioni e distrazioni. Tablet,  computer e telefonino potranno essere utilizzati ogni volta che per qualsiasi motivo non è possibile usare l’ereader, ma disattivando la connessione per tutto il tempo di lettura. Inoltre la definizione di ebook non potrà essere applicata a raccontini brevissimi, estratti di libri, articoletti.

A me il manifesto di Tombolini ha sempre fatto una strana, duplice impressione. Da una parte, da accaniti lettori, come si fa a non aderire ad un movimento che invita a riappropriarsi del tempo per immergersi, calarsi, isolarsi nella lettura?
Dall'altra il rigore definitorio, la rigidità prescrittiva non cozzano pesantemente proprio contro quella straordinaria forma di libertà che è la lettura?
Partiamo dalla definizione di ebook: un caro vecchio libro, solo che è digitale (e tocca citare ancora Gino Roncaglia e la sua Quarta Rivoluzione, che spiega benissimo come i problemi di polisemia legati al libro si amplifichino ulteriormente quando si parla di ebook). Un  libro tendenzialmente lungo, non raccontini brevissimi, estratti di libri...e qui le cose si complicano perché è vero che nel nome del digitale si fanno operazioni furbette come, ad esempio Feltrinelli Zoom (ne parlavo qui) che ha iniziato a vendere a 99 centesimi racconti estratti da libri, ma che poi ha trasformato la collana pubblicando testi inediti che difficilmente sarebbero diventati libri di carta. E perché la lunghezza dovrebbe contribuire a definire il "vero"ebook, il "vero" libro. Penso a quello straordinario racconto di Augusto Monterroso: Quando si svegliò il dinosauro era ancora lì, che a questo punto potrebbe trovare ospitalità solo nell'incarto di noti cioccolatini.
L'ebook vero non è un enhanced book. Perchè negarsi questa possibilità? Chi leggendo Guerra e Pace non  ha seguito sull'atlante gli spostamenti delle truppe? Quanti hanno ripercorso per le strade di Parigi i passi di Maigret proprio per meglio immergersi nel mondo che il libro in quel momento crea per chi legge?

Mentre ragionavo su tutto questo ho provato a pensare ad un altro cambiamento epocale, quello del passaggio dal volumen al codex, dal libro a forma di rotolo a quello come lo conosciamo noi ora.
Sappiamo che questo passaggio è praticamente compiuto verso il IV secolo d. C., che è legato alla diffusione del cristianesimo, mentre gli studiosi hanno opinioni diverse sulle sue cause. Ma quello che è veramente importante sono le modalità di lettura consentite dal nuovo formato: la possibilità di tenere il libro con una sola mano, quella di tenere aperti più libri contemporaneamente confrontandoli, quella di aggiungere segnalibri e quindi di trovare specifici passi all'interno del testo consentendone una lettura non solo sequenziale.

Insomma qualche smarrimento nell'uso del nuovo formato deve esserci stato, magari sarà nato anche qualche movimento che, pur accettandolo, lo vincolasse ad una serie di regole, di modalità di comportamento, magari qualcosa di questo genere, una sorta di Scroll Reading Manifesto
- leggerò il codex ma tenendolo ben stretto con entrambi le mani
- terrò sul tavolo un codex solo alla volta e non mi distrarrò saltando da un testo all'altro o, peggio ancora, confrontandoli
- leggerò questi libri di nuovo formato dall'inizio alla fine, senza saltare, senza guardare quanto manca all'ultima pagina, senza andare a vedere come va a finire
- non farò orecchie nelle pagine, non scriverò nei margini, non metterò segnalibri.
- cercherò di sensibilizzare tutti quelli che posso sulla necessità di salvaguardare lo Scroll Reading dall'estinzione.

Suona strano, vero? Terribilmente innaturale. Non voglio avventurarmi in terreni pericolosi di medium/messaggio, ma mi sembra che lo Slow Reading Manifesto presupponga  un'idea di neutralità del mezzo di fatto inesistente.

Mentre scrivevo queste righe è arrivata mia figlia Matilde, 11 anni, lettrice di libri di carta. Ha cominciato a giocherellare col mio kindle e mi ha detto:
- Fra qualche anno questo passerà alla storia della letteratura, vero?
- Casomai della tecnologia
- No mamma, della letteratura. Pensa a quanti cambiamenti per i libri, passare dalla carta a questa cosa nuova qui.
La considero un'opinione definitiva.

venerdì 29 marzo 2013

Amazon compra Goodreads




 Dopo l'acquisto, qualche mese fa, di Anobii da parte di Sainsbury (ne avevamo parlato qui) è di poche ore fa la notizia che Amazon compra Goodreads, il social network dedicato ai libri con oltre 16 milioni di iscritti.
In precedenza, nel 2008, Amazon aveva acquisito anche Shelfari, altra piattaforma dedicata ai libri e alla lettura.
(Qui trovate la notizia raccontata da Amazon e qui invece da Goodreads).
La preoccupazione principale riguarda ovviamente l'autonomia del social network e il comunicato di Otis Chandler punta molto a rassicurare gli utenti di Goodreads sul mantenimento dell'indipendenza e delle caratteristiche di comunità di ogni tipo di lettori sia che leggano libri di  "carta, audio, digitali, rotoli o tavolette di pietra".
Nonostante le rassicurazioni è lecito chiedersi (e molti dei commentatori della notizia su Goodreads lo stanno già facendo) se il social network non finirà per essere abbandonato a se stesso come di fatto sta accadendo per Shelfari ed anche per Anobii e se non vi saranno forme di censure o occultamento delle recensioni negative
Il valore aggiunto dovrebbe essere, sempre se condo Chandler,  l'integrazione dell'esperienza di Goodreads all'interno del Kindle.

lunedì 28 gennaio 2013

Coppi o Bartali?

















Libro di carta o ebook?
Se ne parla su LTA #parliamone. Il blog del Laboratorio di Tecnologie Audiovisive dell'Università degli Studi di Roma Tre

venerdì 18 gennaio 2013

Cose da un altro mondo

Don't panic

Vi siete finalmente decisi e pensate di acquistare un e-reader? Però non riuscite a scegliere fra i modelli attualmente in commercio, non riuscite a trovare quello che vi soddisfa completamente?
Don't panic. Allargate i vostri orizzonti e andate a vedere cosa propongono i nostri vicini di casa, gli abitanti di altri pianeti. Inauguriamo questa nuova rubrica con un modello di Betelgeuse.

"Ford aveva anche un congegno che sembrava un elaboratore elettronico abbastanza grande. Questo congegno aveva un centinaio di piccolissimi tasti piatti e uno schermo di circa dieci centimetri per dieci sul quale si poteva far apparire in qualsiasi momento la pagina che si voleva (le pagine erano un milione). Il congegno appariva spaventosamente complesso, e questa era una delle ragioni per cui sulla pellicola di plastica nella quale era avvolto erano stampate a caratteri grandi, che ispiravano fiducia, le parole NON FATEVI PRENDERE DAL PANICO.
L'altra ragione era che il congegno rappresentava il libro più notevole che fosse mai stato pubblicato dalla grande casa editrice dell'Orsa Minore, ovverosia La Guida galattica per gli autostoppisti. La ragione per cui era pubblicato in forma di microelemento elettronico sub-mesonico era che, se fosse stato stampato in forma di libro normale, l'autostoppista galattico per portarselo dietro avrebbe avuto bisogno di parecchi grandi edifici estremamente ingombranti".
Douglas Adams, La Guida galattica per gli autostoppisti, Milano, Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, 1999, p. 31