In questi giorni in cui sta forzatamente in casa si passa più tempo su internet e sui social e si ripetono gli appelli e i video per indicarci i comportamenti utili per proteggerci dal virus. I principali sono:
- lavarsi spesso le mani per almeno trenta secondi
- se dobbiamo uscire mantenere una distanza di sicurezza di almeno un metro dal resto del mondo
- stare in casa, anzi #iorestoacasa
- leggere dei libri
Ora, mentre le prime tre indicazioni vanno senz'altro scrupolosamente seguite da tutti noi, non ci sono, a tutt'oggi, evidenze scientifiche che leggere contrasti il coronavirus.
Mettiamola così, se non ve ne è fregato mai nulla dei libri, o se ve ne frega molto poco non dovete sentirvi in obbligo e mettervi all'improvviso a leggere perché come aprite facebook o instagram o le pagine online di qualche quotidiano c'è qualcuno che vi dice quanto è bello avere davanti a sé una sterminata prateria di ore da percorrere leggendo.
Anche perché i libri consigliati sono in genere la Peste di Camus, I promessi sposi (per la peste), Cecità di Saramago, con una specie di peste anche lì, gli scritti di Poe e altre cose di argomento pestilenziale.
Ora voi siete lì, chiusi in casa per non diffondere il contagio, e già non vi piace leggere ma vi dicono di leggere e cominciate con libri che parlano di pestilenze e di contagi?
Ma è chiaro che vi deprimete o vi vengono istinti omicidi o la voglia irrefrenabile di uscire.
Oppure siete lì in casa e tutti vi dicono che leggere fa bene, ma casa vostra, visto che non ve ne è mai importato molto della lettura, quanti libri ci saranno? e soprattutto quali? Azzardo: I promessi sposi e tutti quegli altri libri che vi dicevano di leggere quando andavate a scuola e che non vi sono mai piaciuti e li riprendereste in mano già considerandoli libri brutti in partenza.
Facciamo così. Voi, se non ne avete voglia, non cominciate a leggere proprio adesso. Tanto quando usciremo nessuno ci chiederà quali libri abbiamo letto e cosa ne pensiamo. E se qualcuno ve lo chiede mi chiamate e vi passo io qualche titolo e qualche bella frase a effetto con la quale fare un figurone.
Poi magari un giorno passate dalla biblioteca e con calma cerchiamo insieme libri che vi piacciano.
giovedì 12 marzo 2020
sabato 7 marzo 2020
Lo strano caso delle biblioteche diventate all'improvviso indispensabili
È straordinario come le biblioteche, in questi giorni di emergenza Coronavirus, da cenerentole neglette buone per eroder loro di anno in anno il bilancio, siano diventate improvvisamente importantissime, presidi inalienabili, avamposti culturali.
In Emilia Romagna è cominciato tutto con la prima ordinanza, quella di domenica 23 febbraio che ha cominciato a circolare in versione non ufficiale (ma comunque condivisa da sindaci e siti istituzionali) che prevedeva la "Sospensione dei servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all'articolo 101 del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al D.L 42/2004"
In tanti ci siamo affannati in quel pomeriggio di domenica a consultarci, ad aggiornare il sito e le pagine social delle biblioteche annunciando la chiusura.
Poche ore dopo abbiamo scoperto la nostra fondamentale e imprescindibile importanza.
All'articolo relativo alla sospensione dei servizi di apertura era stato aggiunto: Fanno eccezione le biblioteche.
E così è trascorsa una allegra prima settimana con museini di provincia che faranno 20 visitatori a settimana rigorosamente chiusi e biblioteche, che contano centinaia quando non migliaia di ingressi giornalieri, aperte, spalancate.
Erano ancora tempi in cui la preoccupazione per il pericolo di favorire il contagio e l'indignazione per questa misura assurda potevano esser stemperate dall'ironia sul nostro stato di eccezionalità, sulla invulnerabilità di noi bibliotecari a virus e ad altre quisquilie.
Poi ci sono stati i giorni dell'incauto ottimismo e grido di #laculturanonsiferma si son riaperti i musei e son state date disposizioni sulla giusta distanza da tenere. Abbiamo scherzato ancora un po', c'è chi ha proposto eleganti crinoline per tenere tutti a un metro, abbiamo cercato di prendere le misure che ci veniva richiesto di prendere, in ordine sparso, ognuno animato dalle migliore intenzioni ma senza indicazioni precise: abbiamo tolto posti a sedere, invitato gli utenti a mantenere le distanze, usato in continuazione gel e prodotti disinfettanti, qualche biblioteca ha messo in quarantena i libri rientrati da prestito e aspetta una settimana prima di riprestarli ancora. Basterà? Servirà? Ci han chiesto di trasformarci da bibliotecari a improvvisati metrologi, a virologi dilettanti.
Adesso basta però. Senza allarmismi ma consultando le fonti giuste (spero che ci venga riconosciuta almeno la capacità di saper fare questo) in un momento in cui si fa appello alla responsabilità individuale per non contribuire a diffondere il virus, continuare a tenere aperte le biblioteche (che continuano ad essere frequentate come prima più di prima) è un atto di assoluta e totale incivile irresponsabilità.
La cultura in Italia è ferma, fermissima da anni e non è con queste aperture simboliche e con slogan retorici che ripartirà.
E spiace che a questo si sia associata, buon ultima va detto, sempre sul pezzo con un paio di settimane di ritardo, anche l'AIB - Associazione Italiane Biblioteche - che in un suo comunicato ha ribadito la favola bella dei servizi indispensabili che non possono essere interrotti. Evidentemente anche in AIB ci son molte persone che non frequentano biblioteche pubbliche, non le tengono in nessun conto e si cullano nell'autoreferenzialità appagante della Cultura con la C maiuscola.
Mi spiace, ci avevo creduto. Da quest'anno non rinnoverò l'iscrizione.
In Emilia Romagna è cominciato tutto con la prima ordinanza, quella di domenica 23 febbraio che ha cominciato a circolare in versione non ufficiale (ma comunque condivisa da sindaci e siti istituzionali) che prevedeva la "Sospensione dei servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all'articolo 101 del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al D.L 42/2004"
In tanti ci siamo affannati in quel pomeriggio di domenica a consultarci, ad aggiornare il sito e le pagine social delle biblioteche annunciando la chiusura.
Poche ore dopo abbiamo scoperto la nostra fondamentale e imprescindibile importanza.
All'articolo relativo alla sospensione dei servizi di apertura era stato aggiunto: Fanno eccezione le biblioteche.
E così è trascorsa una allegra prima settimana con museini di provincia che faranno 20 visitatori a settimana rigorosamente chiusi e biblioteche, che contano centinaia quando non migliaia di ingressi giornalieri, aperte, spalancate.
Erano ancora tempi in cui la preoccupazione per il pericolo di favorire il contagio e l'indignazione per questa misura assurda potevano esser stemperate dall'ironia sul nostro stato di eccezionalità, sulla invulnerabilità di noi bibliotecari a virus e ad altre quisquilie.
Poi ci sono stati i giorni dell'incauto ottimismo e grido di #laculturanonsiferma si son riaperti i musei e son state date disposizioni sulla giusta distanza da tenere. Abbiamo scherzato ancora un po', c'è chi ha proposto eleganti crinoline per tenere tutti a un metro, abbiamo cercato di prendere le misure che ci veniva richiesto di prendere, in ordine sparso, ognuno animato dalle migliore intenzioni ma senza indicazioni precise: abbiamo tolto posti a sedere, invitato gli utenti a mantenere le distanze, usato in continuazione gel e prodotti disinfettanti, qualche biblioteca ha messo in quarantena i libri rientrati da prestito e aspetta una settimana prima di riprestarli ancora. Basterà? Servirà? Ci han chiesto di trasformarci da bibliotecari a improvvisati metrologi, a virologi dilettanti.
Adesso basta però. Senza allarmismi ma consultando le fonti giuste (spero che ci venga riconosciuta almeno la capacità di saper fare questo) in un momento in cui si fa appello alla responsabilità individuale per non contribuire a diffondere il virus, continuare a tenere aperte le biblioteche (che continuano ad essere frequentate come prima più di prima) è un atto di assoluta e totale incivile irresponsabilità.
La cultura in Italia è ferma, fermissima da anni e non è con queste aperture simboliche e con slogan retorici che ripartirà.
E spiace che a questo si sia associata, buon ultima va detto, sempre sul pezzo con un paio di settimane di ritardo, anche l'AIB - Associazione Italiane Biblioteche - che in un suo comunicato ha ribadito la favola bella dei servizi indispensabili che non possono essere interrotti. Evidentemente anche in AIB ci son molte persone che non frequentano biblioteche pubbliche, non le tengono in nessun conto e si cullano nell'autoreferenzialità appagante della Cultura con la C maiuscola.
Mi spiace, ci avevo creduto. Da quest'anno non rinnoverò l'iscrizione.
venerdì 27 dicembre 2019
Breve elenco di persone e personaggi che hanno fatto una brutta fine per colpa dei libri e della lettura.
Ad uso di quanti credono nella biblioterapia, nella bibliofarmacologia o pensano semplicemenete che i libri facciano bene
Paolo e Francesca
a dir il vero i problemi li hanno avuti per aver smesso di leggere, quel giorno più non vi leggemmo avante, ma è indubbio che se non avessero nemmeno cominciato non si sarebbero messi nei guai.
Don Chisciotte
... che pel soverchio leggere (libri di cavalleria) e per il poco dormire gli s'indebolì il cervello, e addio buon giudizio e alla fine gli parve conveniente e necessario... di farsi cavaliere errante.
Madame Bovary
che era convinta di capire, leggendo romanzi rosa, cosa si intendesse di preciso nella vita con le parole felicità, passione ed ebbrezza, che le erano sembrate così belle nei libri. Poi sappiamo tutti come è andata a finire.
I monaci del Nome della Rosa
che muoiono per aver sfogliato il manoscritto avvelenato del secondo volume della Poetica di Aristotele.
Jeanette Winterson
che si ostina a leggere, nonostante la madre glielo proibisca (il guaio di un libro è che non sai mai quello che puoi trovarci dentro), nasconde i libri sotto il materasso, la madre li scopre e finisce tutto in uno spettacolare rogo in giardino.
Tuto questo succede in Perché essere felice quando puoi essere normale, un po' autobiografia, un po' romanzo.
L'unico personaggio del racconto Continuità dei Parchi di Cortázar
che si immedesima un po' troppo nella lettura e...
Se volete sapere cosa succede trovate il racconto nella raccolta Fine del gioco, oppure qui potete ascoltarlo letto dall'autore.
Paul Sheldon e Annie Wilkes
Lui fa lo scrittore e ha ucciso Misery, lei fa la lettrice e si arrabbia molto per la morte di Misery e vuole che Paul la riporti in vita. E sono guai per tutti e due. (Stephen King, Misery, naturalmente)
Antoine Boulard, notaio
Antoine Marie Henri Boulard, notaio parigino vissuto tra la seconda metà del Settecento e i primi dell’Ottocento, è stato un accanito bibliomane. Nel corso della sua esistenza ha accumulato oltre 500.000 libri.
Quando gli viene chiesto di fermarsi, di smettere di acquistare libri, promette di farlo ma, nel giro di poco tempo si ammala, perde l'appetito, le forze, non si alza più dal letto.
Guarisce solo ricominciando a riacquistare libri.
Alla sua morte tutti volumi accumulati vennero venduti in una serie di aste
Lord William Russell e François Courvoisier
Siamo nel 1840 e una mattina Lord William Russell viene trovato ucciso, con la gola tagliata, nel letto di casa sua. Si pensa subito ad una rapina finita male, manca infatti dell'argenteria, ma poco dopo viene incriminato il valletto François Courvoisier, il quale ammette l'omicidio e dichiara di essersi ispirato a racconti Jack Sheppard, pubblicati appena un anno prima da William Harrison Ainsworth.
François Courvoisier viene condannato a morte per impiccagione.
Il marito di Nancy Crampton Brophy
La signora ha scritto tre romanzi su come ammazzare il marito e farla franca, poi il marito l'ha ammazzato veramente.
Però non l'ha fatta franca.
Pedro Ruiz e Monalisa Perez
Pedro, per girare un video da pubblicare su YouTube, ha convinto la fidanzata Monalisa a sparargli da distanza ravvicinata proteggendosi con un grosso volume di un'enciclopedia.
Lui è morto e lei in prigione.
Svanita la possibilità di divenire famoso come YouTuber può sempre diventarlo come vincitore del prestigioso Darwin Award
Rabbi Aryeh Leib Ginsburg
Pare che il rabbino, prendendo un libro dallo scaffale della sua libreria, sia stato travolto dal suo crollo. Quando, con l'aiuto dei suoi studenti, fu finalmente fu liberato dai libri che lo seppellivano completamente avrebbe detto: "Tutti i libri con cui non ero d'accordo, e le cui parole ho respinto, sono caduti su di me. E mentre ero sepolto sotto questi libri, ho fatto pace con loro. Eppure il rabbino Mordechai Yaffe, l'autore di Levushim, non voleva perdonarmi, ed è grazie a lui che sto lasciando questo mondo. "
In quel momento morì
sabato 13 aprile 2019
Cronaca di un disamore. Le orecchie di Karenin
Anna Karenina torna precipitosamente a casa, dopo un breve viaggio a Mosca dal fratello Stiva, per sfuggire al conte Vronskij, appena conosciuto, e per ricominciare la sua vecchia buona e solita vita.
Arrivata in stazione a San Pietroburgo, appena scesa dal treno trova ad attenderla il marito. Lo guarda e la prima cosa che pensa è Dio mio, da quando in qua ha quelle orecchie?
Tutto qui. E niente sarà più come prima.
Arrivata in stazione a San Pietroburgo, appena scesa dal treno trova ad attenderla il marito. Lo guarda e la prima cosa che pensa è Dio mio, da quando in qua ha quelle orecchie?
Tutto qui. E niente sarà più come prima.
martedì 9 aprile 2019
leggere è indispensabile
Prima di essere un piacere, o per alcuni il medicamento di ogni malanno, lo strumento del nostro elevarci spirituale, il mezzo per farci vivere altre vite, le ali per volare, (aggiungete pompose definizioni a piacere), quella cosa cosa che ci fa sentire più intelligenti, più empatici, più alti e più magri, prima di tutto questo (ammesso ovviamente che tutto questo lo sia), leggere è assolutamente indispensabile.
Per motivi molto prosaici: perché non saper leggere, non saper comprendere quello che si legge può costare, letteralmente, molto caro.
In aeroporto a Bologna c'è un parcheggio, la wait zone, pensato per chi accompagna o va a prendere un passeggero. È molto comodo, gratuito per i primi 60 minuti, poi si paga 10 euro l'ora. Non è molto frequentato perché l'italiano in genere preferisce intasare le rotonde parcheggiando in modo da creare il maggior intralcio possibile, ma questo è un altro discorso.
Oggi mentre aspettavo mia figlia, appunto nella wait zone, ho visto un'auto avvicinarsi alla sbarra di uscita, l'uomo al volante inserire il talloncino e niente, sbarra bloccata. Altri tentativi, nel frattempo si crea una discreta coda, partono imprecazioni contro la sbarra, il talloncino, il totem che non funziona, il mondo intero.
Interviene un uomo di buon senso che suggerisce di chiamare l'assistenza e di spostarsi per consentire agli altri di uscire.
Il sistema sembra funzionare, le auto cominciano a defluire e il nostro uomo si rimette in coda. Al suo turno la sbarra si blocca nuovamente. Si crea, ovviamente, una nuova coda e nuove imprecazioni fino all'arrivo dell'assistenza che velocemente risolve il problema.
Cosa era successo?
Il nostro uomo ha ammesso tranquillamente di aver lasciato l'auto lì per tre giorni, convinto che fosse gratuito, di non aver letto né le indicazioni, né il talloncino, di essersi fermato alla parola gratis.
Per fare alzare quella sbarra dovrà pagare un riscatto 760 euro.
Per motivi molto prosaici: perché non saper leggere, non saper comprendere quello che si legge può costare, letteralmente, molto caro.
In aeroporto a Bologna c'è un parcheggio, la wait zone, pensato per chi accompagna o va a prendere un passeggero. È molto comodo, gratuito per i primi 60 minuti, poi si paga 10 euro l'ora. Non è molto frequentato perché l'italiano in genere preferisce intasare le rotonde parcheggiando in modo da creare il maggior intralcio possibile, ma questo è un altro discorso.
Oggi mentre aspettavo mia figlia, appunto nella wait zone, ho visto un'auto avvicinarsi alla sbarra di uscita, l'uomo al volante inserire il talloncino e niente, sbarra bloccata. Altri tentativi, nel frattempo si crea una discreta coda, partono imprecazioni contro la sbarra, il talloncino, il totem che non funziona, il mondo intero.
Interviene un uomo di buon senso che suggerisce di chiamare l'assistenza e di spostarsi per consentire agli altri di uscire.
Il sistema sembra funzionare, le auto cominciano a defluire e il nostro uomo si rimette in coda. Al suo turno la sbarra si blocca nuovamente. Si crea, ovviamente, una nuova coda e nuove imprecazioni fino all'arrivo dell'assistenza che velocemente risolve il problema.
Cosa era successo?
Il nostro uomo ha ammesso tranquillamente di aver lasciato l'auto lì per tre giorni, convinto che fosse gratuito, di non aver letto né le indicazioni, né il talloncino, di essersi fermato alla parola gratis.
Per fare alzare quella sbarra dovrà pagare un riscatto 760 euro.
giovedì 28 marzo 2019
Io e Anna
Da un po' di tempo tutti i giorni, andando e tornando in auto da Faenza dove lavoro, ascolto audiolibri. Oggi ho cominciato Anna Karenina.
Dura 42 ore e 22 minuti. Facendo qualche calcolo dovrei metterci tre mesi.
Comunque se una mattina non mi presento al lavoro avvisate che ho continuato a guidare. Arrivo tranquillamente a Mosca prima che lei si butti sotto il treno.
Dura 42 ore e 22 minuti. Facendo qualche calcolo dovrei metterci tre mesi.
Comunque se una mattina non mi presento al lavoro avvisate che ho continuato a guidare. Arrivo tranquillamente a Mosca prima che lei si butti sotto il treno.
giovedì 28 febbraio 2019
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