domenica 19 luglio 2020

I libri da scartare e le scarpe spaiate

Un amico mi racconta che non immaginiamo neppure cosa finisce nei cassonetti gialli, quelli che dovrebbero raccogliere indumenti usati in buone condizioni: abiti vecchissimi, laceri ben oltre la possibilità di essere indossati, indumenti (anche intimi) sporchi, scarpe spaiate.
Perché comunque è un dono, perché le cose vecchie non si buttano, perché in ogni caso stiamo facendo qualcosa di buono (è innegabile che chi non ha scarpe potendone indossare una sola migliori comunque del 50% le proprie condizioni, immagino penseranno i munifici donatori di calzature), perché insomma se se sei povero meglio un vestito sporco di niente, no?
Questa idea che nulla vada gettato, anche quando la destinazione naturale sarebbe la discarica, si sta estendendo anche ai libri, (con effetti meno drammatici, sia chiaro)  a giudicare dai numerosi articoli che gridano allo scandalo per libri di biblioteche gettati nei cassonetti o abbandonati da qualche parte.
A legger le notizie si scopre che poi molte volte notizie non sono ma, si sa, a indignarsi basta un click.
Abbiamo una cantina piena di libri umidi e polverosi che non vogliamo più, che non ci interessano, che sono brutti, che ci ingombrano? Li si doni alla biblioteca, che diamine.
La biblioteca fa lo scarto di copie vecchie e malmesse? Non sia mai che vengano gettate, ci sarà ben qualcuno che potrà giovarsi di un'enciclopedia degli anni '80 (intanto si cominci a studiare quella, per gli aggiornamenti ci pensiamo poi), di un dizionario che manca di alcune pagine ma è comunque pieno zeppo di parole, di libri che, passati di mano in mano hanno rilegature traballanti, riparazioni malfatte a colpi di nastro adesivo, impronte di tazzine di caffè, tracce di cibo quando non di altro.
Possiamo donarli per il bookcrossing, per le "bibliotechine" spontanee, per quelle che nascono nelle corsie degli ospedali, perché un libro non si butta mai, è sacro, è cultura, si dona, perché un libro qualsiasi è meglio di niente.
Senza giri di parole: a me fa orrore questa idea che chi ha meno di noi, chi è in difficoltà, chi è ammalato non abbia diritto come noi, come tutti, a vestiti decenti, mutande pulite, scarpe in numero pari e libri in buone condizioni.
E l'indignazione dovrebbe partire forte e chiara ogni volta che in biblioteca vi danno un libro malmesso, ogni volta che vedete scaffali ingombri di ciarpame e non quando leggete articoli malscritti su presunti scarti.

Le procedure di scarto nella nostre biblioteche sono complesse, articolate (anche troppo), e volte principalmente alla tutela del patrimonio bibliografico. Chiedete ai bibliotecari come funziona, scoprirete che quello che viene scartato è quasi sempre in condizioni penose o comunque superato (veramente vi documentereste su una enciclopedia degli anni '80?)* che è comunque presente in altre biblioteche e che, se lo si ritiene opportuno, verrà sostituito da nuove copie.

In fin dei conti per gli indumenti e i libri dovrebbe valere la stessa regola: doniamo quello che potremmo indossare ancora (se non avessimo cambiato taglia, se non fosse stato un acquisto sbagliato) e quello che potremmo leggere ancora. Il resto finisca dove deve finire: riciclato a creare nuovi filati e nuova carta.

E che mi giungano in dono libri a caso, usati e provenienti da cantine umide se scriverò ancora una sola riga sullo scarto

*Le enciclopedie degli anni '80 in genere sono state messe a deposito e non scartate

domenica 7 giugno 2020

Le voci

Da un paio di anni ascolto moltissimi audiolibri. Lo faccio in auto, andando e tornando dal lavoro, dai cinquanta minuti all'ora al giorno, a seconda del traffico.
Romanzi per lo più, molte riletture (Anna Karenina, il Pasticciaccio, La storia), qualcosa di nuovo (Il colibrì di Veronesi, ad esempio).
Spesso mi faccio guidare dalle voci, mi è piaciuto moltissimo Nanni Moretti leggere i Sillabari di Parise e Caro Michele di Natalia Ginzburg. Mi sono innamorata della voce di Fabrizio Gifuni e sono andata cercare  ogni cosa letta da lui.
Raramente ascolto saggistica, mi accorgo di non aver la concentrazione necessaria, vorrei sottolineare, prendere appunti, annotazioni.
Qualche giorno fa ho riprovato con Nel contagio, di Paolo Giordano. Ne avevo letto buone recensioni, avevo appena terminato un romanzo che mi aveva impegnato per quasi un mese di pendolarismo casa lavoro e volevo qualcosa di breve (Nel contagio dura appena un'andata e ritorno Forlì - Faenza).
Non so dire se il libro mi è piaciuto oppure no, forse l'ho letto un po' tardi, a due mesi dalla sua uscita, a tre dall'inizio della pandemia in Italia, quando ormai di cose ne sono state lette ed ascoltate moltissimo.
Il vero problema, per me, è stata la voce. La stessa voce delle audioguide che a volte prendiamo, pentendocene, quando andiamo in giro per musei e cattedrali. La stessa intonazione piena di entusiasmo per lo straordinario slancio verticale di una navata gotica applicata al contagio.
Ecco io ascoltavo  e provavo a concentrami mentre percorrevo la via Emilia ma dopo un po' la mia mente vagava e ho cominciato a guardarmi attorno con attenzione, sicura che la voce di lì a poco avrebbe detto qualcosa come "più avanti sulla destra, potete ammirare una splendida pala d'altare del Quattrocento. Si tratta di un polittico raffigurante la Madonna col Bambino e Santi. L'attribuzione è controversa, infatti...".

giovedì 12 marzo 2020

Non leggete in quarantena

In questi giorni in cui sta forzatamente in casa si passa più tempo su internet e sui social e si ripetono gli appelli e i video per indicarci i comportamenti utili  per proteggerci dal virus. I principali sono:

- lavarsi spesso le mani per almeno trenta secondi
- se dobbiamo uscire mantenere una distanza di sicurezza di almeno un metro dal resto del mondo
- stare in casa, anzi #iorestoacasa
- leggere dei libri

Ora, mentre le prime tre indicazioni vanno senz'altro scrupolosamente seguite da tutti noi, non ci sono, a tutt'oggi, evidenze scientifiche che leggere contrasti il coronavirus.
Mettiamola così, se non ve ne è fregato mai nulla dei libri, o se ve ne frega molto poco non dovete sentirvi in obbligo e mettervi all'improvviso a leggere perché come aprite facebook o instagram o le pagine online di qualche quotidiano c'è qualcuno che vi dice quanto è bello avere davanti a sé una sterminata prateria di ore da percorrere leggendo.
Anche perché i libri consigliati sono in genere  la Peste di Camus, I promessi sposi (per la peste), Cecità di Saramago, con una specie di peste anche lì, gli scritti di Poe e altre cose di argomento pestilenziale.
Ora voi siete lì, chiusi in casa per non diffondere il contagio, e già non vi piace leggere ma vi dicono di leggere e cominciate con libri che parlano di pestilenze e di contagi?
Ma è chiaro che vi deprimete o vi vengono istinti omicidi o la voglia irrefrenabile di uscire.
Oppure siete lì in casa e tutti vi dicono che leggere fa bene, ma casa vostra, visto che non ve ne è mai importato molto della lettura, quanti libri ci saranno? e soprattutto quali? Azzardo: I promessi sposi e tutti quegli altri libri che vi dicevano di leggere quando andavate a scuola e che non vi sono mai piaciuti e li riprendereste in mano già considerandoli libri brutti in partenza.

Facciamo così. Voi, se non ne avete voglia, non cominciate a leggere proprio adesso. Tanto quando usciremo nessuno ci chiederà quali libri abbiamo letto e cosa ne pensiamo. E se qualcuno ve lo chiede mi chiamate e vi passo io qualche titolo e qualche bella frase a effetto con la quale fare un figurone.
Poi magari un giorno passate dalla biblioteca e con calma cerchiamo insieme libri che vi piacciano.

sabato 7 marzo 2020

Lo strano caso delle biblioteche diventate all'improvviso indispensabili

È straordinario come le biblioteche, in questi giorni di emergenza Coronavirus, da cenerentole neglette buone per eroder loro di anno in anno il bilancio, siano diventate improvvisamente importantissime, presidi inalienabili, avamposti culturali.
In Emilia Romagna è cominciato tutto con la prima ordinanza, quella di domenica 23 febbraio che ha cominciato a circolare in versione non ufficiale (ma comunque condivisa da sindaci e siti istituzionali) che prevedeva la "Sospensione dei servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all'articolo 101 del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al D.L 42/2004"
In tanti ci siamo affannati in quel pomeriggio di domenica a consultarci, ad aggiornare il sito e le pagine social delle biblioteche annunciando la chiusura.
Poche ore dopo abbiamo scoperto la nostra fondamentale e imprescindibile importanza.
All'articolo relativo alla sospensione dei servizi di apertura era stato aggiunto: Fanno eccezione le biblioteche.
E così è trascorsa una allegra prima settimana con museini di provincia che faranno 20 visitatori a settimana rigorosamente chiusi e biblioteche, che contano centinaia quando non migliaia di ingressi giornalieri, aperte, spalancate.
Erano ancora tempi in cui la preoccupazione per il pericolo di favorire il contagio e l'indignazione per questa misura assurda potevano esser stemperate dall'ironia sul nostro stato di eccezionalità, sulla invulnerabilità di noi bibliotecari a virus e ad altre quisquilie.
Poi ci sono stati i giorni dell'incauto ottimismo e grido di #laculturanonsiferma si son riaperti i musei e son state date disposizioni sulla giusta distanza da tenere. Abbiamo scherzato ancora un po', c'è chi ha proposto eleganti crinoline per tenere tutti a un metro, abbiamo cercato di prendere le misure che ci veniva richiesto di prendere, in ordine sparso, ognuno animato dalle migliore intenzioni ma senza indicazioni precise: abbiamo tolto posti a sedere, invitato gli utenti a mantenere le distanze, usato in continuazione gel e prodotti disinfettanti, qualche biblioteca ha messo in quarantena i libri rientrati da prestito e aspetta una settimana prima di riprestarli ancora. Basterà? Servirà? Ci han chiesto di trasformarci da bibliotecari a improvvisati metrologi, a virologi dilettanti.
Adesso basta però. Senza allarmismi ma consultando le fonti giuste (spero che ci venga riconosciuta almeno la capacità di saper fare questo) in un momento in cui si fa appello alla responsabilità individuale per non contribuire a diffondere il virus, continuare a tenere aperte le biblioteche (che continuano ad essere frequentate come prima più di prima) è un atto di assoluta e totale  incivile irresponsabilità.
La cultura in Italia è ferma, fermissima da anni e non è con queste aperture simboliche e con slogan retorici che ripartirà.
E spiace che a questo si sia associata, buon ultima va detto, sempre sul pezzo con un paio di settimane di ritardo, anche l'AIB - Associazione Italiane Biblioteche - che in un suo comunicato ha ribadito la favola bella dei servizi indispensabili che non possono essere interrotti. Evidentemente anche in AIB ci son molte persone che non frequentano biblioteche pubbliche, non le tengono in nessun conto e si cullano nell'autoreferenzialità appagante della Cultura con la C maiuscola.
Mi spiace, ci avevo creduto. Da quest'anno non rinnoverò l'iscrizione.

venerdì 27 dicembre 2019

Breve elenco di persone e personaggi che hanno fatto una brutta fine per colpa dei libri e della lettura.
Ad uso di quanti credono nella biblioterapia, nella bibliofarmacologia o pensano semplicemenete che i libri facciano bene

Paolo e Francesca
a dir il vero i problemi li hanno avuti per aver smesso di leggere, quel giorno più non vi leggemmo avante, ma è indubbio che se non avessero nemmeno cominciato non si sarebbero messi nei guai.


Don Chisciotte
 ... che pel soverchio leggere (libri di cavalleria) e per il poco dormire gli s'indebolì il cervello, e addio buon giudizio e alla fine gli parve conveniente e necessario... di farsi cavaliere errante.


Madame Bovary
che era convinta di capire, leggendo romanzi rosa, cosa si intendesse di preciso nella vita con le parole felicità, passione ed ebbrezza, che le erano sembrate così belle nei libri. Poi sappiamo tutti come è andata a finire.

I monaci del Nome della Rosa
che muoiono per aver sfogliato il manoscritto avvelenato del secondo volume della Poetica di Aristotele.

Jeanette Winterson
che si ostina a leggere, nonostante la madre glielo proibisca (il guaio di un libro è che non sai mai quello che puoi trovarci dentro), nasconde i libri sotto il materasso, la madre li scopre e finisce tutto in uno spettacolare rogo in giardino.
Tuto questo succede in Perché essere felice quando puoi essere normale, un po' autobiografia, un po' romanzo.

L'unico personaggio del racconto Continuità dei Parchi di Cortázar
che si immedesima un po' troppo nella lettura e...
Se volete sapere cosa succede trovate il racconto nella raccolta Fine del gioco, oppure qui potete ascoltarlo letto dall'autore.

Paul Sheldon e Annie Wilkes
Lui fa lo scrittore e ha ucciso Misery, lei fa la lettrice e si arrabbia molto per la morte di Misery e vuole che Paul la riporti in vita. E sono guai per tutti e due. (Stephen King, Misery, naturalmente)

Antoine Boulard, notaio
Antoine Marie Henri Boulard, notaio parigino vissuto tra la seconda metà del Settecento e i primi dell’Ottocento, è stato un accanito bibliomane. Nel corso della sua esistenza ha accumulato oltre 500.000 libri. 
Quando gli viene chiesto di fermarsi, di smettere di acquistare libri, promette di farlo ma, nel giro di poco tempo si ammala, perde l'appetito, le forze, non si alza più dal letto. 
Guarisce solo ricominciando a riacquistare libri.
Alla sua morte tutti volumi accumulati vennero venduti in una serie di aste

Lord William Russell e François Courvoisier
Siamo nel 1840 e una mattina Lord William Russell viene trovato ucciso, con la gola tagliata, nel letto di casa sua. Si pensa subito ad una rapina finita male, manca infatti dell'argenteria, ma poco dopo viene incriminato il valletto François Courvoisier, il quale ammette l'omicidio e dichiara di essersi ispirato a racconti Jack Sheppard, pubblicati appena un anno prima da William Harrison Ainsworth.
François Courvoisier viene condannato a morte per impiccagione.

Il marito di Nancy Crampton Brophy
La signora ha scritto tre romanzi su come ammazzare il marito e farla franca, poi il marito l'ha ammazzato veramente.
Però non l'ha fatta franca.

Pedro Ruiz e Monalisa Perez
Pedro, per girare un video da pubblicare su YouTube, ha convinto la fidanzata Monalisa a sparargli da distanza ravvicinata proteggendosi con un grosso volume di un'enciclopedia.
Lui è morto e lei in prigione.
Svanita la possibilità di divenire famoso come YouTuber può sempre diventarlo come vincitore del prestigioso Darwin Award

Rabbi Aryeh Leib Ginsburg
Pare che il rabbino, prendendo un libro dallo scaffale della sua libreria, sia stato travolto dal suo crollo. Quando, con l'aiuto dei suoi studenti, fu finalmente fu liberato dai libri che lo seppellivano completamente avrebbe detto: "Tutti i libri con cui non ero d'accordo, e le cui parole ho respinto, sono caduti su di me. E mentre ero sepolto sotto questi libri, ho fatto pace con loro. Eppure il rabbino Mordechai Yaffe, l'autore di Levushim, non voleva perdonarmi, ed è grazie a lui che sto lasciando questo mondo. "
In quel momento morì

sabato 13 aprile 2019

Cronaca di un disamore. Le orecchie di Karenin

Anna Karenina torna precipitosamente a casa, dopo un breve viaggio a Mosca dal fratello Stiva, per sfuggire al conte Vronskij, appena conosciuto, e per ricominciare la sua vecchia buona e solita vita.
Arrivata in stazione a San Pietroburgo, appena scesa dal treno trova ad attenderla il marito. Lo guarda e la prima cosa che pensa è Dio mio, da quando in qua ha quelle orecchie?
Tutto qui. E niente sarà più come prima.

martedì 9 aprile 2019

leggere è indispensabile

Prima di essere un piacere, o per alcuni il medicamento di ogni malanno, lo strumento del nostro elevarci spirituale, il mezzo per farci vivere altre vite, le ali per volare, (aggiungete pompose definizioni a piacere), quella cosa cosa che ci fa sentire più intelligenti, più empatici, più alti e più magri, prima di tutto questo (ammesso ovviamente che tutto questo lo sia), leggere è assolutamente indispensabile.
Per motivi molto prosaici: perché non saper leggere, non saper comprendere quello che si legge può costare, letteralmente, molto caro.

In aeroporto a Bologna c'è un parcheggio, la wait zone, pensato per chi accompagna o va a prendere un passeggero. È molto comodo, gratuito per i primi 60 minuti, poi si paga 10 euro l'ora. Non è molto frequentato perché l'italiano in genere preferisce intasare le rotonde parcheggiando in modo da creare il maggior intralcio possibile, ma questo è un altro discorso.
Oggi mentre aspettavo mia figlia, appunto nella wait zone, ho visto un'auto avvicinarsi alla sbarra di uscita, l'uomo al volante inserire il talloncino e niente, sbarra bloccata. Altri tentativi, nel frattempo si crea una discreta coda, partono imprecazioni contro la sbarra, il talloncino, il totem che non funziona, il mondo intero.
Interviene un uomo di buon senso che suggerisce di chiamare l'assistenza e di spostarsi per consentire agli altri di uscire.
Il sistema sembra funzionare, le auto cominciano a defluire e il nostro uomo si rimette in coda. Al suo turno la sbarra si blocca nuovamente. Si crea, ovviamente, una nuova coda e nuove imprecazioni fino all'arrivo dell'assistenza che velocemente risolve il problema.
Cosa era successo?
Il nostro uomo ha ammesso tranquillamente di aver lasciato l'auto lì per tre giorni, convinto che fosse gratuito, di non aver letto né le indicazioni, né il talloncino, di essersi fermato alla parola gratis.
Per fare alzare quella sbarra dovrà pagare un riscatto 760 euro.