lunedì 19 aprile 2021

È tutt'altra, e al tempo stesso è lei, sempre lei.

Nikolaj Rostov  e la cugina Sonja. Si conoscono da sempre, lei, poco più che bambina, gli giura amore eterno, lui promette di sposarla.
Poi perde una fortuna al gioco, si arruola negli ussari, sta via per degli anni (in Guerra e Pace anni e chilometri abbondano), torna in licenza - ma solo perché costretto - per prendere in mano la disastrosa situazione familiare ma preferisce dedicarsi alla caccia.
Sonja è sempre lì, aspetta. Lui finge di non accorgersene, è attratto ma forse no. Non si può dire che sia uomo di idee chiare e forte volontà.

Il giorno di Natale in casa Rostov festeggiano travestendosi, Nikolaj da vecchia dama con la crinolina, Sonja da circasso con sopracciglia e baffi disegnati col sughero bruciato.

E così camuffati, mascherati, lui da donna, lei da uomo,  si vedono veramente per la prima volta e Nikolaj si accorge che Sonja "è tutt'altra, e al tempo stesso è lei, sempre lei", la bacia e decide di sposarla.

Ma Nikolaj Rostov non è uomo di idee chiare e forte volontà.

Guerra e pace. Per la terza volta, quest'ultima in audiolibro.

lunedì 26 ottobre 2020

In tutti i miei corpi

Le mie figlie mi prendono un po’ in giro quando vedono che cucino ascoltando un audiolibro, o che faccio colazione leggendo, o che dissemino libri in giro per la casa.

Mi dicono che ormai vivo in una dimensione parallela, quella delle storie, e sottintendono una leggera affettuosa critica, una piccola preoccupazione. 

Dovrei, secondo loro, uscire di più, fare cose, vedere gente. Insomma partecipare maggiormente della vita “vera”.

Ovviamente non sono d’accordo con loro, con l’età sono solo diventata più selettiva, uscire non è un valore in sé dipende da cosa si fa e dalle persone con cui, eventualmente, lo si fa.

Non è nemmeno vero che io abiti nelle storie che leggo e ho sempre trovato terribile la retorica di chi sostiene che leggere faccia vivere altre vite. 

Se mi ascoltassero, ma una sta guardando una serie su Netflix e l’altra sta ascoltando un podcast, direi loro di leggere per intero il racconto qui sotto, e anche gli altri di questo bel libro.


Autobiografie scelte 

Ricordo chiaramente, a pelle, senza esserci mai stato, il sole fiammeggiante sugli infiniti campi di cotone della Louisiana. Ricordo sul mio palato il gusto della madeleine di Proust e le sue briciole che galleggiavano nel tè. Ricordo come portarono per la prima volta il ghiaccio a Macondo e mio padre mi accompagnò dallo zingaro Melquíades. Ricordo una terribile tempesta invernale e la candela che ardeva in casa, la candela ardeva…

Mi rendo conto, probabilmente come tanti prima di me, che tra i miei ricordi personali ce ne sono molti scaturiti dai libri. La lettura produce ricordi.Da tempo non ricordo e mi rifiuto di indagare quali provengono dalla lettura e quali no. Non percepisco nessuna differenza, tutto è stato visto, tutto mi fa venire la pelle d’oca, tutto ha lasciato una cicatrice.

In tutti i miei corpi…


Georgi Gospodinov, Tutti i nostri corpi. Storie superbrevi, Voland 2020

venerdì 14 agosto 2020

Dieci splendidi oggetti morti

Dieci oggetti - mappe, penne, telefono, macchina fotografica... - che abbiamo utilizzato, che sono entrati nelle nostre case, hanno fatto parte delle nostre vite e che adesso non ci sono più. Sono morti, sostituiti da qualcos'altro.
Dieci oggetti attraverso i quali è possibile raccontare un po' della nostra storia, delle nostre vite, di come eravamo e di come siamo diventati.
È tutto qui e non è poco. Anzi è moltissimo. Soprattutto per lo sguardo sereno ed equilibrato sul cambiamento.
Uno degli sport nazionali maggiormente praticati mi sembra essere una generica e diffusa ostilità verso tutto quello che è nuovo, sia oggetto tecnologico o qualsiasi altra mutazione. Un diffuso signora mia dove andremo a finire, una rancorosa nostalgia che porta a considerare, prevedere, analizzare e considerare nefasti tutti i cambiamenti, senza individuarne le potenzialità, e a rimpiangere una mitica età dell'oro ormai scomparsa.
Mantellini non pratica questo sport, il suo sguardo è equilibrato, spiega, soppesa: Ma come sempre, vale anche per gli oggetti che ci circondano, nelle mutazioni qualcosa perdiamo e qualcosa portiamo con noi: l'indagine di tutto questo, la contabilità del dare e dell'avere è alla fine, la nostra storia. (pp. 9 -10)
A volte, come quando parla del passaggio da penne a tastiere, a schermi touch e ancora a sintesi vocale, considerato come fonte di erosione delle nostre capacità cognitive, ironizza e porta alle estreme conseguenze il ragionamento prevalente sul rifiuto del nuovo. 
Lo vedete anche voi il precipizio? Osservate anche voi questa traiettoria secondo la quale qualsiasi variazione è sempre peggiore della precedente? E subito dopo: riuscite a immaginare voi stessi, improvvisamente restituiti alla vostra iniziale intelligenza, con una penna d'oca in mano ad intingerla dentro un calamaio di vetro spargendo macchie d'inchiostro intorno? E poi magari perfino più indietro, fino a una piazza dell'antica Grecia nella quale un filosofo, poi diventato discretamente noto, sta sostenendo appassionatamente la superiorità dell'oralità sulla scrittura. Vi sembra plausibile un simile percorso a ritroso? No, vero? Ecco. (p. 36)
A parlar di dischi in vinile, cieli stellati, silenzi, cartine geografiche da dispiegare e ripiegare il rischio dell'effetto nostalgia è forte. Questo libro lo evita, evita la nostalgia collettiva che offusca il giudizio, il rimpianto acritico dei bei tempi andati, offre punti di vista diversi, invita alla curiosità. E mentre lo fa suscita piccole, personali nostalgie private. La mia è per una mappa del Peloponneso con tutte le strade della terra dei Mani percorse più volte. La tenevamo in auto. Poi un giorno è sparita e in quei posti non siam più tornati. Ma se avessimo fatto uso di un navigatore probabilmente non ci saremmo persi in Arcadia.

Incastonata proprio a metà fra la storia dei dieci oggetti morti c'è anche la storia di uno splendido oggetto vivo: il libro.
Come bibliotecaria, e non solo, questa storia mi è particolarmente cara.
Mi è cara perché al suo interno vi è raccontata una storia che mi ha incuriosito che ho amato molto, quella dei libri portati via dalle case abbandonate dai palestinesi nel 1948 e ora conservati alla Jewish National Library di Gerusalemme. 
Scoprire le tracce lasciate nei libri, ricomporre per quanto virtualmente le biblioteche smembrate ci avvicina alle persone che quei libri hanno avuto in mano, ce le fa conoscere almeno un po'.
Ma all'interno di questa storia ve ne è un'altra, quella di due persone che vivono nella stessa città, hanno amicizie in comune ma non si conoscono, e grazie a internet riescono a parlare di cose che interessano a entrambi.
E qui mi si scatena una piccola forma di nostalgia, non del passato ma di come vorrei che fosse internet, o fosse di più.

Massimo Mantellini, Dieci splendidi oggetti morti, Einaudi, 2020

domenica 19 luglio 2020

I libri da scartare e le scarpe spaiate

Un amico mi racconta che non immaginiamo neppure cosa finisce nei cassonetti gialli, quelli che dovrebbero raccogliere indumenti usati in buone condizioni: abiti vecchissimi, laceri ben oltre la possibilità di essere indossati, indumenti (anche intimi) sporchi, scarpe spaiate.
Perché comunque è un dono, perché le cose vecchie non si buttano, perché in ogni caso stiamo facendo qualcosa di buono (è innegabile che chi non ha scarpe potendone indossare una sola migliori comunque del 50% le proprie condizioni, immagino penseranno i munifici donatori di calzature), perché insomma se se sei povero meglio un vestito sporco di niente, no?
Questa idea che nulla vada gettato, anche quando la destinazione naturale sarebbe la discarica, si sta estendendo anche ai libri, (con effetti meno drammatici, sia chiaro)  a giudicare dai numerosi articoli che gridano allo scandalo per libri di biblioteche gettati nei cassonetti o abbandonati da qualche parte.
A legger le notizie si scopre che poi molte volte notizie non sono ma, si sa, a indignarsi basta un click.
Abbiamo una cantina piena di libri umidi e polverosi che non vogliamo più, che non ci interessano, che sono brutti, che ci ingombrano? Li si doni alla biblioteca, che diamine.
La biblioteca fa lo scarto di copie vecchie e malmesse? Non sia mai che vengano gettate, ci sarà ben qualcuno che potrà giovarsi di un'enciclopedia degli anni '80 (intanto si cominci a studiare quella, per gli aggiornamenti ci pensiamo poi), di un dizionario che manca di alcune pagine ma è comunque pieno zeppo di parole, di libri che, passati di mano in mano hanno rilegature traballanti, riparazioni malfatte a colpi di nastro adesivo, impronte di tazzine di caffè, tracce di cibo quando non di altro.
Possiamo donarli per il bookcrossing, per le "bibliotechine" spontanee, per quelle che nascono nelle corsie degli ospedali, perché un libro non si butta mai, è sacro, è cultura, si dona, perché un libro qualsiasi è meglio di niente.
Senza giri di parole: a me fa orrore questa idea che chi ha meno di noi, chi è in difficoltà, chi è ammalato non abbia diritto come noi, come tutti, a vestiti decenti, mutande pulite, scarpe in numero pari e libri in buone condizioni.
E l'indignazione dovrebbe partire forte e chiara ogni volta che in biblioteca vi danno un libro malmesso, ogni volta che vedete scaffali ingombri di ciarpame e non quando leggete articoli malscritti su presunti scarti.

Le procedure di scarto nella nostre biblioteche sono complesse, articolate (anche troppo), e volte principalmente alla tutela del patrimonio bibliografico. Chiedete ai bibliotecari come funziona, scoprirete che quello che viene scartato è quasi sempre in condizioni penose o comunque superato (veramente vi documentereste su una enciclopedia degli anni '80?)* che è comunque presente in altre biblioteche e che, se lo si ritiene opportuno, verrà sostituito da nuove copie.

In fin dei conti per gli indumenti e i libri dovrebbe valere la stessa regola: doniamo quello che potremmo indossare ancora (se non avessimo cambiato taglia, se non fosse stato un acquisto sbagliato) e quello che potremmo leggere ancora. Il resto finisca dove deve finire: riciclato a creare nuovi filati e nuova carta.

E che mi giungano in dono libri a caso, usati e provenienti da cantine umide se scriverò ancora una sola riga sullo scarto

*Le enciclopedie degli anni '80 in genere sono state messe a deposito e non scartate

domenica 7 giugno 2020

Le voci

Da un paio di anni ascolto moltissimi audiolibri. Lo faccio in auto, andando e tornando dal lavoro, dai cinquanta minuti all'ora al giorno, a seconda del traffico.
Romanzi per lo più, molte riletture (Anna Karenina, il Pasticciaccio, La storia), qualcosa di nuovo (Il colibrì di Veronesi, ad esempio).
Spesso mi faccio guidare dalle voci, mi è piaciuto moltissimo Nanni Moretti leggere i Sillabari di Parise e Caro Michele di Natalia Ginzburg. Mi sono innamorata della voce di Fabrizio Gifuni e sono andata cercare  ogni cosa letta da lui.
Raramente ascolto saggistica, mi accorgo di non aver la concentrazione necessaria, vorrei sottolineare, prendere appunti, annotazioni.
Qualche giorno fa ho riprovato con Nel contagio, di Paolo Giordano. Ne avevo letto buone recensioni, avevo appena terminato un romanzo che mi aveva impegnato per quasi un mese di pendolarismo casa lavoro e volevo qualcosa di breve (Nel contagio dura appena un'andata e ritorno Forlì - Faenza).
Non so dire se il libro mi è piaciuto oppure no, forse l'ho letto un po' tardi, a due mesi dalla sua uscita, a tre dall'inizio della pandemia in Italia, quando ormai di cose ne sono state lette ed ascoltate moltissimo.
Il vero problema, per me, è stata la voce. La stessa voce delle audioguide che a volte prendiamo, pentendocene, quando andiamo in giro per musei e cattedrali. La stessa intonazione piena di entusiasmo per lo straordinario slancio verticale di una navata gotica applicata al contagio.
Ecco io ascoltavo  e provavo a concentrami mentre percorrevo la via Emilia ma dopo un po' la mia mente vagava e ho cominciato a guardarmi attorno con attenzione, sicura che la voce di lì a poco avrebbe detto qualcosa come "più avanti sulla destra, potete ammirare una splendida pala d'altare del Quattrocento. Si tratta di un polittico raffigurante la Madonna col Bambino e Santi. L'attribuzione è controversa, infatti...".

giovedì 12 marzo 2020

Non leggete in quarantena

In questi giorni in cui sta forzatamente in casa si passa più tempo su internet e sui social e si ripetono gli appelli e i video per indicarci i comportamenti utili  per proteggerci dal virus. I principali sono:

- lavarsi spesso le mani per almeno trenta secondi
- se dobbiamo uscire mantenere una distanza di sicurezza di almeno un metro dal resto del mondo
- stare in casa, anzi #iorestoacasa
- leggere dei libri

Ora, mentre le prime tre indicazioni vanno senz'altro scrupolosamente seguite da tutti noi, non ci sono, a tutt'oggi, evidenze scientifiche che leggere contrasti il coronavirus.
Mettiamola così, se non ve ne è fregato mai nulla dei libri, o se ve ne frega molto poco non dovete sentirvi in obbligo e mettervi all'improvviso a leggere perché come aprite facebook o instagram o le pagine online di qualche quotidiano c'è qualcuno che vi dice quanto è bello avere davanti a sé una sterminata prateria di ore da percorrere leggendo.
Anche perché i libri consigliati sono in genere  la Peste di Camus, I promessi sposi (per la peste), Cecità di Saramago, con una specie di peste anche lì, gli scritti di Poe e altre cose di argomento pestilenziale.
Ora voi siete lì, chiusi in casa per non diffondere il contagio, e già non vi piace leggere ma vi dicono di leggere e cominciate con libri che parlano di pestilenze e di contagi?
Ma è chiaro che vi deprimete o vi vengono istinti omicidi o la voglia irrefrenabile di uscire.
Oppure siete lì in casa e tutti vi dicono che leggere fa bene, ma casa vostra, visto che non ve ne è mai importato molto della lettura, quanti libri ci saranno? e soprattutto quali? Azzardo: I promessi sposi e tutti quegli altri libri che vi dicevano di leggere quando andavate a scuola e che non vi sono mai piaciuti e li riprendereste in mano già considerandoli libri brutti in partenza.

Facciamo così. Voi, se non ne avete voglia, non cominciate a leggere proprio adesso. Tanto quando usciremo nessuno ci chiederà quali libri abbiamo letto e cosa ne pensiamo. E se qualcuno ve lo chiede mi chiamate e vi passo io qualche titolo e qualche bella frase a effetto con la quale fare un figurone.
Poi magari un giorno passate dalla biblioteca e con calma cerchiamo insieme libri che vi piacciano.

sabato 7 marzo 2020

Lo strano caso delle biblioteche diventate all'improvviso indispensabili

È straordinario come le biblioteche, in questi giorni di emergenza Coronavirus, da cenerentole neglette buone per eroder loro di anno in anno il bilancio, siano diventate improvvisamente importantissime, presidi inalienabili, avamposti culturali.
In Emilia Romagna è cominciato tutto con la prima ordinanza, quella di domenica 23 febbraio che ha cominciato a circolare in versione non ufficiale (ma comunque condivisa da sindaci e siti istituzionali) che prevedeva la "Sospensione dei servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all'articolo 101 del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al D.L 42/2004"
In tanti ci siamo affannati in quel pomeriggio di domenica a consultarci, ad aggiornare il sito e le pagine social delle biblioteche annunciando la chiusura.
Poche ore dopo abbiamo scoperto la nostra fondamentale e imprescindibile importanza.
All'articolo relativo alla sospensione dei servizi di apertura era stato aggiunto: Fanno eccezione le biblioteche.
E così è trascorsa una allegra prima settimana con museini di provincia che faranno 20 visitatori a settimana rigorosamente chiusi e biblioteche, che contano centinaia quando non migliaia di ingressi giornalieri, aperte, spalancate.
Erano ancora tempi in cui la preoccupazione per il pericolo di favorire il contagio e l'indignazione per questa misura assurda potevano esser stemperate dall'ironia sul nostro stato di eccezionalità, sulla invulnerabilità di noi bibliotecari a virus e ad altre quisquilie.
Poi ci sono stati i giorni dell'incauto ottimismo e grido di #laculturanonsiferma si son riaperti i musei e son state date disposizioni sulla giusta distanza da tenere. Abbiamo scherzato ancora un po', c'è chi ha proposto eleganti crinoline per tenere tutti a un metro, abbiamo cercato di prendere le misure che ci veniva richiesto di prendere, in ordine sparso, ognuno animato dalle migliore intenzioni ma senza indicazioni precise: abbiamo tolto posti a sedere, invitato gli utenti a mantenere le distanze, usato in continuazione gel e prodotti disinfettanti, qualche biblioteca ha messo in quarantena i libri rientrati da prestito e aspetta una settimana prima di riprestarli ancora. Basterà? Servirà? Ci han chiesto di trasformarci da bibliotecari a improvvisati metrologi, a virologi dilettanti.
Adesso basta però. Senza allarmismi ma consultando le fonti giuste (spero che ci venga riconosciuta almeno la capacità di saper fare questo) in un momento in cui si fa appello alla responsabilità individuale per non contribuire a diffondere il virus, continuare a tenere aperte le biblioteche (che continuano ad essere frequentate come prima più di prima) è un atto di assoluta e totale  incivile irresponsabilità.
La cultura in Italia è ferma, fermissima da anni e non è con queste aperture simboliche e con slogan retorici che ripartirà.
E spiace che a questo si sia associata, buon ultima va detto, sempre sul pezzo con un paio di settimane di ritardo, anche l'AIB - Associazione Italiane Biblioteche - che in un suo comunicato ha ribadito la favola bella dei servizi indispensabili che non possono essere interrotti. Evidentemente anche in AIB ci son molte persone che non frequentano biblioteche pubbliche, non le tengono in nessun conto e si cullano nell'autoreferenzialità appagante della Cultura con la C maiuscola.
Mi spiace, ci avevo creduto. Da quest'anno non rinnoverò l'iscrizione.

venerdì 27 dicembre 2019

Breve elenco di persone e personaggi che hanno fatto una brutta fine per colpa dei libri e della lettura.
Ad uso di quanti credono nella biblioterapia, nella bibliofarmacologia o pensano semplicemenete che i libri facciano bene

Paolo e Francesca
a dir il vero i problemi li hanno avuti per aver smesso di leggere, quel giorno più non vi leggemmo avante, ma è indubbio che se non avessero nemmeno cominciato non si sarebbero messi nei guai.


Don Chisciotte
 ... che pel soverchio leggere (libri di cavalleria) e per il poco dormire gli s'indebolì il cervello, e addio buon giudizio e alla fine gli parve conveniente e necessario... di farsi cavaliere errante.


Madame Bovary
che era convinta di capire, leggendo romanzi rosa, cosa si intendesse di preciso nella vita con le parole felicità, passione ed ebbrezza, che le erano sembrate così belle nei libri. Poi sappiamo tutti come è andata a finire.

I monaci del Nome della Rosa
che muoiono per aver sfogliato il manoscritto avvelenato del secondo volume della Poetica di Aristotele.

Jeanette Winterson
che si ostina a leggere, nonostante la madre glielo proibisca (il guaio di un libro è che non sai mai quello che puoi trovarci dentro), nasconde i libri sotto il materasso, la madre li scopre e finisce tutto in uno spettacolare rogo in giardino.
Tuto questo succede in Perché essere felice quando puoi essere normale, un po' autobiografia, un po' romanzo.

L'unico personaggio del racconto Continuità dei Parchi di Cortázar
che si immedesima un po' troppo nella lettura e...
Se volete sapere cosa succede trovate il racconto nella raccolta Fine del gioco, oppure qui potete ascoltarlo letto dall'autore.

Paul Sheldon e Annie Wilkes
Lui fa lo scrittore e ha ucciso Misery, lei fa la lettrice e si arrabbia molto per la morte di Misery e vuole che Paul la riporti in vita. E sono guai per tutti e due. (Stephen King, Misery, naturalmente)

Antoine Boulard, notaio
Antoine Marie Henri Boulard, notaio parigino vissuto tra la seconda metà del Settecento e i primi dell’Ottocento, è stato un accanito bibliomane. Nel corso della sua esistenza ha accumulato oltre 500.000 libri. 
Quando gli viene chiesto di fermarsi, di smettere di acquistare libri, promette di farlo ma, nel giro di poco tempo si ammala, perde l'appetito, le forze, non si alza più dal letto. 
Guarisce solo ricominciando a riacquistare libri.
Alla sua morte tutti volumi accumulati vennero venduti in una serie di aste

Lord William Russell e François Courvoisier
Siamo nel 1840 e una mattina Lord William Russell viene trovato ucciso, con la gola tagliata, nel letto di casa sua. Si pensa subito ad una rapina finita male, manca infatti dell'argenteria, ma poco dopo viene incriminato il valletto François Courvoisier, il quale ammette l'omicidio e dichiara di essersi ispirato a racconti Jack Sheppard, pubblicati appena un anno prima da William Harrison Ainsworth.
François Courvoisier viene condannato a morte per impiccagione.

Il marito di Nancy Crampton Brophy
La signora ha scritto tre romanzi su come ammazzare il marito e farla franca, poi il marito l'ha ammazzato veramente.
Però non l'ha fatta franca.

Pedro Ruiz e Monalisa Perez
Pedro, per girare un video da pubblicare su YouTube, ha convinto la fidanzata Monalisa a sparargli da distanza ravvicinata proteggendosi con un grosso volume di un'enciclopedia.
Lui è morto e lei in prigione.
Svanita la possibilità di divenire famoso come YouTuber può sempre diventarlo come vincitore del prestigioso Darwin Award

Rabbi Aryeh Leib Ginsburg
Pare che il rabbino, prendendo un libro dallo scaffale della sua libreria, sia stato travolto dal suo crollo. Quando, con l'aiuto dei suoi studenti, fu finalmente fu liberato dai libri che lo seppellivano completamente avrebbe detto: "Tutti i libri con cui non ero d'accordo, e le cui parole ho respinto, sono caduti su di me. E mentre ero sepolto sotto questi libri, ho fatto pace con loro. Eppure il rabbino Mordechai Yaffe, l'autore di Levushim, non voleva perdonarmi, ed è grazie a lui che sto lasciando questo mondo. "
In quel momento morì

sabato 13 aprile 2019

Cronaca di un disamore. Le orecchie di Karenin

Anna Karenina torna precipitosamente a casa, dopo un breve viaggio a Mosca dal fratello Stiva, per sfuggire al conte Vronskij, appena conosciuto, e per ricominciare la sua vecchia buona e solita vita.
Arrivata in stazione a San Pietroburgo, appena scesa dal treno trova ad attenderla il marito. Lo guarda e la prima cosa che pensa è Dio mio, da quando in qua ha quelle orecchie?
Tutto qui. E niente sarà più come prima.

martedì 9 aprile 2019

leggere è indispensabile

Prima di essere un piacere, o per alcuni il medicamento di ogni malanno, lo strumento del nostro elevarci spirituale, il mezzo per farci vivere altre vite, le ali per volare, (aggiungete pompose definizioni a piacere), quella cosa cosa che ci fa sentire più intelligenti, più empatici, più alti e più magri, prima di tutto questo (ammesso ovviamente che tutto questo lo sia), leggere è assolutamente indispensabile.
Per motivi molto prosaici: perché non saper leggere, non saper comprendere quello che si legge può costare, letteralmente, molto caro.

In aeroporto a Bologna c'è un parcheggio, la wait zone, pensato per chi accompagna o va a prendere un passeggero. È molto comodo, gratuito per i primi 60 minuti, poi si paga 10 euro l'ora. Non è molto frequentato perché l'italiano in genere preferisce intasare le rotonde parcheggiando in modo da creare il maggior intralcio possibile, ma questo è un altro discorso.
Oggi mentre aspettavo mia figlia, appunto nella wait zone, ho visto un'auto avvicinarsi alla sbarra di uscita, l'uomo al volante inserire il talloncino e niente, sbarra bloccata. Altri tentativi, nel frattempo si crea una discreta coda, partono imprecazioni contro la sbarra, il talloncino, il totem che non funziona, il mondo intero.
Interviene un uomo di buon senso che suggerisce di chiamare l'assistenza e di spostarsi per consentire agli altri di uscire.
Il sistema sembra funzionare, le auto cominciano a defluire e il nostro uomo si rimette in coda. Al suo turno la sbarra si blocca nuovamente. Si crea, ovviamente, una nuova coda e nuove imprecazioni fino all'arrivo dell'assistenza che velocemente risolve il problema.
Cosa era successo?
Il nostro uomo ha ammesso tranquillamente di aver lasciato l'auto lì per tre giorni, convinto che fosse gratuito, di non aver letto né le indicazioni, né il talloncino, di essersi fermato alla parola gratis.
Per fare alzare quella sbarra dovrà pagare un riscatto 760 euro.

giovedì 28 marzo 2019

Io e Anna

Da un po' di tempo tutti i giorni, andando e tornando in auto da Faenza dove lavoro, ascolto audiolibri. Oggi ho cominciato Anna Karenina.
Dura 42 ore e 22 minuti. Facendo qualche calcolo dovrei metterci tre mesi.
Comunque se una mattina non mi presento al lavoro avvisate che ho continuato a guidare. Arrivo tranquillamente a Mosca prima che lei si butti sotto il treno.

mercoledì 12 dicembre 2018

Il fatto è che a me la fiction L'amica geniale non piace proprio per niente

Capita di fare letture un po' disordinate, libri lontanissimi fra di loro ma che sembrano essere collegati, fare parte di qualcosa di più grande e complesso che ancora non sai bene cosa sia.
Capita che queste letture ti siano state suggerite da una persona, una collega, che stimi molto e i cui corsi sulla letteratura per ragazzi sono ore felicissime che affollano la mente di pensieri,  idee e interpretazioni. Secondo me aumenta temporaneamente anche il numero dei neuroni. (grazie Nicoletta Gramantieri).
Capita di andare a ricollocare un libro letto secoli fa, di aprirlo mentre vai verso lo scaffale 843.914 e di imbatterti in alcune pagine sui puzzle, di fotografarle col cellulare per rileggerle con calma a casa.
Capita, un martedì sera, di guardare  L'amica geniale di Elena Ferrante e sentire che, una dopo l'altra, tutte le tessere del puzzle cominciano a incastrarsi, a mettersi a posto.

Il fatto è che a me la fiction L'amica geniale non piace proprio per niente. 

Ho incolpato la stanchezza per la prima serata, ho resistito stoicamente durante la seconda e ieri sera mi sono arresa.
Tecnicamente non ho mai letto la quadrilogia della Ferrante. Ho ascoltato qualche anno fa gli audiolibri andando e tornando in auto dal lavoro. Mi è piaciuta moltissimo la lettura di Anna Bonaiuto che modulava l'accento dialettale insistendolo o attenuandolo per caratterizzare Lila e Lenù.
Non ho ascoltato molti altri audiolibri (i miei tragitti da e per il lavoro sono cambiati) per mettere a fuoco in maniera precisa quali possano essere le differenze rispetto al leggere. Mi sembra dica cose ragionevoli Massimo Mantellini, e condivido in particolar modo la questione del diaframma, dell'interpretazione fatta da altri, in questo caso dal lettore, per noi.
Quindi non so dire cosa penserei della versione televisiva se avessi letto in prima persona la storia.
So solo che non ho trovato nessuna interpretazione, nessuna chiave di lettura, nessuna aggiunta ma neanche nessuna sottrazione rispetto a quanto avevo ascoltato. Come se al testo fossero state accostate delle immagini, delle illustrazioni, delle figurine per renderlo più eloquente.
La storia si dipana lentamente, sempre più lentamente, e segue fedelmente, troppo fedelmente il testo. Quello che non è messo in scena è comunque raccontato dalla voce narrante ("lo spiegone" lo chiama un mio amico) che nulla lascia alla immaginazione, alla nostra immaginazione, alle nostre interpretazioni, alla nostra intelligenza, alla nostra capacità di colmare le lacune, di riempire gli spazi del non detto, di ricercare il senso di quello che stiamo vedendo.
Le immagini non hanno forza, non mostrano ma si limitano a raccontare, ad accompagnare la narrazione.
Ho letto critiche entusiastiche per la fedeltà di Saverio Costanzo al testo della Ferrante, ecco secondo me è proprio questa pedissequa fedeltà, questa trasposizione letterale il peggior difetto della fiction.


Le letture disordinate 

Nicola Gardini, Lacuna. Saggio sul non detto, Einaudi
Bellissimo saggio sul non detto, il non scritto nella letteratura. Scrive Gardini "Riconoscere il valore dell'omissione significa rimettere la parzialità della scrittura nella totalità del mondo. Significa cercare il senso.
... Non dire tutto se di fatto è una necessità, letterariamente è una libertà: l'imperfetto sovrabbonda di potenza"
E poi pensate alle due righe di puntini con le quali si chiude il X capitolo di Anna Karenina.

Annette Huizing, Come ho scritto un libro per caso, La Nuova Frontiera Junior
Un libro per ragazzi la cui protagonista prende lezioni di scrittura dalla vicina di casa, famosa scrittrice. Un libro dalla struttura complessa e difficile da spiegare ma facilissimo da leggere.
C'è la storia che si dipana pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo.  Ogni singolo capitolo però è anche l'esercizio di scrittura della protagonista, Katinka.
Insomma un romanzo e un manuale di scrittura. E di lettura.
E una delle prime lezioni è proprio sullo show, don't tell.
"Mostra le cose invece di raccontarle, non raccontare che il personaggio principale è triste, ma descrivilo mentre vaga per la città a spalle basse... Capisci si tratta di far vedere le emozioni e i tratti del carattere come in un film invece di nominarli"
Nella fiction di Costanzo invece accade l'opposto anche le immagini raccontano invece di mostrare

Georges Perec, La vita istruzioni per l'uso, Rizzoli
"Si può guardare il pezzo di un puzzle per tre giorni di seguito credendo di sapere tutto della sua configurazione e del suo colore, senza aver fatto il minimo passo in avanti: conta solo la possibilità di collegare quel pezzo ad altri pezzi"



venerdì 23 novembre 2018

prendi la posizione più comoda





Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull'amaca, se hai un'amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga, Col libro capovolto, si capisce
Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore


Noi, in biblioteca, facciamo questa cosa molto semplice. Leggiamo ad alta voce ai ragazzi della scuola media.
Vengono loro in biblioteca o, molto più spesso, andiamo noi a scuola e in due o tre per un ora leggiamo ad alta voce.
Così, semplicemente. Scegliamo delle storie, le presentiamo e cominciamo a leggere.
L'aumentare dell'età (la mia) non scalfisce il mio entusiasmo per questo lavoro (o meglio per la sua pratica quotidiana) ma mi rende un po' più cinica e disillusa sui risultati, così mi chiedo sempre se le cose che facciamo siano utili per promuovere la lettura, se le nostre voci, se quell'ora passata insieme lasceranno una traccia, anche piccolissima.
Sono contenta quando mi riferiscono che qualcuno dei ragazzini incontrati a scuola è venuto in biblioteca, magari per la prima volta, e ha scelto proprio uno dei libri che abbiamo letto qualche giorno prima, ma mi sembra sempre poco, mi sembra sempre il minimo.


Ieri mattina ero a leggere in una piccola scuola di una frazione qui vicina. Avevo finito la mia parte e così mi son messa a guardare attentamente 25 undicenni intenti ad ascoltare Giorgio, il mio collega.
E un po' per volta li ho visti prendere la posizione più comoda. Seduti, solo seduti perché questo è permesso a scuola, si sono allungati con un braccio sul banco, la testa nell'incavo del gomito o sorretta dalla mano appoggiata sulla guancia, qualcuno ha messo i piedi sulla sedia e si è abbracciato le ginocchia. Si son fatti più fermi e silenziosi, gli occhi grandi, la bocca appena aperta.
Sono crollati tutti, uno dopo l'altro, anche che quelli che ci hanno accolto dicendo che a loro non piace leggere, che preferiscono andare in bicicletta, anche quello che che ci ha detto che il bello dell'andare in bicicletta è che mentre lo fai proprio non puoi leggere.
Ci han messo un po' più tempo, si sono agitati un po' sulle sedie, ma alla fine Giorgio li ha lasciati tutti lì a chiedersi se Bully farà in tempo a incassare il biglietto della lotteria.
E anche una bibliotecaria un po' cinica e disillusa è tornata al lavoro più contenta, anche se Giorgio non ha detto nemmeno a me come va a finire il libro.


mercoledì 23 maggio 2018

Essere insieme quando non si è più

E' un post difficile questo, tocca cose molto personali, vorrei riuscire a scriverlo con la leggerezza che Calvino invoca per reagire al peso del vivere ma temo di non esserne in grado. Aggiungete un po' di leggerezza anche voi, se leggerete.
Era l'inverno del 2013, Vanni, mio marito, si stava riprendendo da un pesante intervento chirurgico, si stava rimettendo in forze, ricominciava a fare le cose che amava: leggere, ascoltare musica, uscire in bicicletta.
Erano mesi belli, di quiete, di quella quiete che prelude alla tempesta perfetta  che sapevamo sarebbe arrivata di lì a poco.
Non ne parlavamo mai ma si sentiva forte la consapevolezza dello scorrere più accelerato del tempo.
Insistevo da anni con lui perché abbandonasse, almeno per un po',  la lettura dei suoi amati classici, lo prendevo in giro per la sua passione per i "letterati minori dell'800", per libri ammuffiti che trovava nei mercatini e portava a casa, gli suggerivo di leggere Roth.
Lui di rimando mi invitata a smettere di riempire la casa di libri di scrittori ebrei americani che, diceva, erano la mia fissazione.
E così, quell'inverno di cinque anni fa, mio marito cominciò a leggere Pastorale Americana. Col metodo e il rigore che lo contraddistinguevano, come avevo scritto qui scherzando. Prendendo appunti, consultando mappe, documentandosi, ascoltando le musiche citate nel romanzo e raccogliendole in un cd, ammettendo quasi a malincuore - ma faceva parte del gioco di non volermi dar soddisfazione -  che sì, si trattava di un romanzo grandioso. E rileggendolo una seconda volta.
E' stato l'ultimo libro letto e dopo non ci sono stati libri nuovi da aprire.

L'estate scorsa a NewYork ho visto Philip Roth.  Ci siamo incrociati sulla Ottantaseiesima Strada. Quando l'ho riconosciuto l'ho guardata commossa e gli ho sorriso grata, i nostri sguardi si sono incontrati e per un attimo mi ha sorriso anche lui.
Sono grata a quell'anziano distinto signore incontrato in una mattina d'estate per i libri che ha scritto, per il tempo che ho passato leggendoli e per avermi permesso di continuare a parlare ancora un po' con chi non c'è più.
E lo dico meglio con le parole di Luca Ferrieri:
"Quest'unisono è quello a cui tende anche la lettura, e ad essa riesce talvolta quello che alla vita non è possibile, essere insieme quando non si è più"










domenica 11 febbraio 2018

Ho letto per voi i programmi elettorali su cultura, lettura, biblioteche

(ma non ringraziatemi, c'è voluto pochissimo tempo)


Si continua a ripetere che uno dei nostri problemi  è il fatto che gli italiani leggono pochissimo, che c'è un diffuso analfabetismo funzionale dal quale discendono un bel po' di altri questioni, così sono andata a leggere i programmi elettorali relativi a questi temi. Ho scorso i programmi culturali e quelli dedicati a scuola e istruzione delle varie formazioni politiche e vi riporto le parti dedicate alle questioni legate ai libri e alla lettura, alle biblioteche

LIBERI E UGUALI


Liberi e Uguali ha una sezione dedicata alla cultura intitolata Con la cultura si vive nella quale si accenna alle biblioteche che "devono tornare ad essere centri di aggregazione e scoperta"
Nell'approfondimento programmatico si parla di maggiori investimenti per la digitalizzazione degli archivi, del problema della conservazione del patrimonio documentario nativo digitale e infine si afferma che "Va ridotta la frammentazione dei siti, per esempio delle biblioteche, che diventano spesso doppioni, mentre invece si possono specializzare, coordinandosi e trovando, nella rete una sinergia importante. Il rilancio di un sistema integrato di biblioteche pubbliche deve essere un punto qualificante di una nuova stagione di investimenti per la cultura."
Si riconosce inoltre che serve una valutazione del volontariato che non può essere sostitutivo del lavoro, e che è necessario un processo per la rivalutazione e il riconoscimento delle professioni culturali.


FORZA ITALIA, LEGA, FRATELLI D'ITALIA, NOI PER L'ITALIA


Il programma della coalizione di centro-destra al decimo ed ultimo  punto, Più tecnologie, cultura e turismo. Tutela dell'ambiente. Efficientamento energetico, fa uno scarno elenco nel quale si legge "sviluppo e promozione di cultura e turismo" e nient'altro.


MOVIMENTO 5 STELLE


Nel programma per i Beni Culturali del Movimento 5 stelle si citano le biblioteche (assieme ad archivi, musei complessi monumentali) una sola volta, laddove si descrive il sistema dell'Art Bonus. Il punto programmatico è "apportare migliorie all'attuale sistema garantendo la massima trasparenza"


PARTITO DEMOCRATICO


Il Partito Democratico ha una sezione del proprio programma intitolata Più cultura. Scuola e Università al centro. Qui propone una nuova legge sull'editoria con misure di sostegno per tutte le filiere del libro. Si parla poi di "strategia integrata per la lettura e il ragionamento logico matematico: potenziare queste competenze attraverso tutte le azioni possibili, interventi disciplinari e interdisciplinari, sia di tipo tradizionale che innovativo (sostenendo la rete delle biblioteche scolastiche in sinergia con il Mibact e approvando una legge sulla promozione della lettura e della scrittura)." e ci si propone di "istituire un fondo unico che raccolga tutti i finanziamenti già esistenti per completare la digitalizzazione e catalogazione del patrimonio culturale italiano."


POTERE AL POPOLO


La sezione del programma di Potere al Popolo intitolata Beni e attività culturali, comunicazione e informazione, propone "un piano straordinario di manutenzione del paesaggio e del nostro patrimonio storico ed artistico, bibliotecario e archivistico", si pone il problema del precariato dei lavoratori della cultura e propone di portare l'investimento nella cultura ad almeno l'1% del PIL, contro l'attuale 0,7


+EUROPA


Non pervenuto. Nel programma della lista di Emma Bonino non esiste neppure una sezione dedicata alla cultura e alle politiche culturali.




Provando a tirare le somme è evidente che coalizione di centro destra, +Europa e Movimento 5 stelle non ritengono di nessun interesse sviluppare proposte o promesse elettorali sui temi della cultura, il documento dei 5 stelle, che pur dedica spazio all'argomento, in realtà si limita a descrivere la situazione esistente proponendo di apportarvi generiche migliorie.
Diversa, almeno in apparenza, la situazione nei programmi di LeU, PaP e Partito Democratico
Liberi e Uguali e Potere al Popolo pongono il problema del precariato del lavoro culturale  e parlano di biblioteche ma con proposte talmente generiche e confuse da essere di fatto inesistenti.
Il Partito Democratico promette una legge sull'editoria, una strategia per la lettura e una legge sulla promozione della lettura,  abbellendo il tutto con ornamenti ad effetto (Piano cultura 4.0, Italia capofila nella strutturazione di una rete di luoghi del sapere) ma privi di sostanza.
Forse qualcuno penserà che si tratti di temi marginali rispetto alle emergenze del paese e che sia normale non trovare grandi riferimenti nei programmi dei partiti ad argomenti così specifici. Mi permetto di dissentire: l'analfabetismo funzionale è una delle maggior fonti di disuguaglianza ed esclusione sociale e progetti per la sua riduzione, per la diffusione di un programma capillare di promozione della lettura dovrebbero decisamente maggior rilevanza nei programmi elettorali.
Insomma dovremo ancora aspettare.


martedì 23 gennaio 2018

Bibliotecari che odiano i bibliotecari

A volte mi chiedo se i peggiori nemici della nostra professione, quella dei bibliotecari intendo, non siano proprio i bibliotecari.
Vero è che aver chiari i confini, gli scopi, le caratteristiche del proprio ruolo è sempre più difficile. I criteri di accesso alla professione sono quantomai vari ed eventuali: in un concorso possono chiederti di catalogare in aramaico e quello del comune vicino può essere basato esclusivamente sulla conoscenza del diritto amministrativo, qualche chilometro più in la possono farti un simpatico colloquio su quelle famose "competenze trasversali" con le quali si giustificano le peggio nefandezze. Insomma non è raro - cosa sto dicendo? è prassi consolidata - che nelle biblioteche lavorino fianco a fianco persone che hanno una formazione specifica (e anche su quale formazione debba avere un bibliotecario il dibattito langue da tempo) ed altre che son state cuochi, giardinieri, bambinaie, infermieri, che han patteggiato condanne, e che si son trovate parcheggiate in biblioteca. Poi ci sarebbe la questione delle formazione del personale, e in particolare di questo personale "variegato" e anche quella della esternalizzazione dei servizi, ma insomma non divaghiamo.
Insomma mi piacerebbe pensare che, almeno per bieco spirito corporativistico, possa essere patrimonio comune il semplice assunto che non è data biblioteca senza bibliotecari.
E invece sono costretta a ricredermi tutte le volte che qualche collega condivide, con toni commossi o entusiastici, sui social, o mi segnala personalmente, la nascita di una nuova "biblioteca".
In genere quattro scaffali sghembi con una manciata di libri raccattati in giro e abbandonati a se stessi. Nell'angolo più buio di un centro commerciale, nei tronchi d'albero, nelle cabine del telefono, nel sottoscala di un condominio, nella sala di attesa di un servizio di chemioterapia.
L'ultima arrivata è la storia dei netturbini di Ankara che hanno salvato una gran quantità di libri gettati nella spazzatura, libri che hanno costituito il nucleo centrale di una nuova "biblioteca" e ai quali se ne sono aggiunti altri grazie ai residenti del luogo che hanno pensato bene di portarvi i propri volumi altrimenti destinati ad essere cestinati.
Avrei voluto sentirsi levare qualche voce di indignazione verso questa ennesima storiella zuccherosa, verso questa continua retorica delle iniziative "dal basso" che, dovrebbero supplire alle mancanze della politica e che, mediamente, durano lo spazio di un servizio giornalistico.
Combattiamo una battaglia quotidiana per far capire a chi ci vuol donare i propri libri, a chi ci chiama convinto che gli vuoteremo la cantina, a chi pensa faremo spazi nei nostri scaffali per  metri di enciclopedie degli anni '80, che la raccolta di una biblioteca non è un'accozzaglia di volumi messi insieme a caso, ma un insieme progettato, ragionato e continuamente sottoposto a revisioni e verifiche.
Combattiamo con finanziamenti sempre più risicati cercando di bilanciare i nuovi acquisti con la sostituzione di copie rotte, usurate, deteriorate perché un'esperienza positiva di lettura passa anche attraverso l'aver in mano un libro in buone condizioni.
Se dobbiamo far sentire la nostra voce, e credo proprio che dovremmo farlo, smettiamo di guardare con occhio commosso a queste iniziative, magari anche meritorie ma che non credo abbiamo contribuito più di tanto alla diffusione della lettura nel nostro paese, (i dati parlano chiaro) e cominciamo a chiedere politiche serie, articolate, continuative e finanziate di diffusione della lettura.
Un buon punto di partenza per cominciare a ragionare è questo pezzo di Nicola Lagioia LA BATTAGLIA (POLITICA) PER LA LETTURA E LE PROSSIME ELEZIONI
Per il libro sono almeno cinque i punti chiave da cui iniziare la partita: scuole, librerie, biblioteche, comparto editoriale, promozione, scrive Lagioia. O pensiamo veramente che bastino qualche libro raccattato fra la spazzatura e quattro scaffali sghembi per combattere "la battaglia per la lettura"?

venerdì 29 dicembre 2017

Non è che se se vai a capo prima della fine del foglio stai scrivendo poesie

Ovvero è molto meglio mangiare un panino col salame che leggere cose scritte male

Pare che Cesena il 28 dicembre si sia svegliata sotto un profluvio di poesie. O meglio sotto un profluvio di fogli di carta, con stampate poesie. Fogli affissi, senza autorizzazione, un po' ovunque: muri, porte e portoni, persino cassette delle poste e firmati Movimento per l'emancipazione della poesia - MEP.
Pare che uomini dal cuore duro e poco inclini al lirismo non abbiano gradito e abbiano fatto un esposto alla Polizia Municipale.
Pare che questo affaire poetico (raccontato da Il Resto nel Carlino nei dettagli) sia un vero e proprio giallo, a giudicare dalle parole usate nell'articolo: gli agenti sono entrati in azione, saranno individuati con certezza i responsabili del gesto, i responsabili ne risponderanno.
Va anche detto che al giallo si aggiungono forti elementi di dramma (il comandante dei vigili aggiorna il sindaco sulle procedure adottate e i controlli effettuati - mi immagino posti di blocco, interrogatori durissimi nei quali fanno recitare a memoria Il sabato del villaggio - ci sono persone non abituate alle regole civili e cattivi frequentatori seriali di social network).
Io incuriosita sono andata a leggermi la poesia nella foto del Resto del Carlino e, sono costretta a trascriverla per dovere di cronaca.
Vi avviso sono immagini  particolarmente crude che possono colpire animi sensibili

Torna

Ti sto lasciando il tempo
per accarezzare ogni emozione
per conoscere ogni tuo limite e, se devi,
sbucciarti le ginocchia del cuore.

Ma poi, torna

A questo punto, siamo col cuore a pezzi (altro che ginocchia sbucciate!) per l'immane tragedia della morte della poesia.
Però pensandoci bene a me questa immagine del cuore con le ginocchia, e quindi con delle gambette che lo portano in giro fa venire in mente Jacovitti e i suoi salami podisti.
E mentre vado a prepararmi un panino penso che alla fine è tutta una farsa (il Movimento per l'emancipazione della poesia, chi è corso a lamentarsi della cosa,  il lessico da duri di chi si sta occupando del "caso") e che il 28 dicembre Cesena si è svegliata solo sotto un profluvio di fogli di carta.

domenica 17 settembre 2017

Il libro di Fathallah Saad


A New York, nel quartiere di Chelsea, percorrendo verso nord la 10th Avenue, poco dopo l'incrocio con la diciottesima, se si guarda in alto a destra ci si imbatte in un muro bianco con la scritta, in arabo e inglese:
Questo libro appartiene al suo proprietario Fathallah Saad. Lo ha acquistato con i propri soldi all'inizio del marzo 1892
La vista è decisamente migliore dalla highline da dove ho scattato la foto.
Incuriosita dalla scritta ho fatto un po' di ricerche e scoperto una storia interessante.

Il murale è stato creato nel 2014 dall'artista palestinese Emily Jacir  che, nella galleria sottostante, esponeva la sua opera, Ex libris. L'installazione, creata per dOCUMENTA (13) di Kassel, è stata esposta oltre che, appunto,  a New York anche a Torino.

La storia è questa.  In seguito alla risoluzione delle Nazioni Unite che, nel novembre 1947,  approvava la creazione di uno Stato ebraico, alla fine del mandato britannico nel maggio 1948 e alla nascita dello Stato di Israele (14 maggio 1948) 700.000 arabi palestinesi abbandonarono le proprie terre o ne furono espulsi e si videro negare il permesso di ritornarvi, anche dopo la conclusione della guerra arabo-israeliana del '48.
Dalle case, dalle scuole, dalle chiese, dagli uffici pubblici abbandonati furono portati via oltre 30.000 fra libri, periodici manoscritti. Circa 8.000 di questi sono conservati alla National Library of Israel a Gerusalemme contraddistinti dalla sigla AP (Abandoned Property)
I libri non sono ammessi al prestito, alcuni sono digitalizzati. Se siete curiosi di vedere la lista completa (e sapete l'arabo) qui c'è il catalogo ricerca avanzata, basta mettere la sigla AP in Call Number

Fin qui i fatti. Da questo momento si entra nel campo, non semplice, della loro lettura e interpretazione. Di quella linea di demarcazione non sempre chiara fra opera di salvataggio, conservazione e invece furto, spoliazione, quando non addirittura tentativo di cancellazione di una cultura.

Nell'articolo di Haaretz si racconta la storia del recupero di questo materiale, avvenuto ad opera di bibliotecari, spesso accompagnati da militari. Le intenzioni erano dichiaratamente quelle di salvare materiale che altrimenti sarebbe andato distrutto e i bibliotecari si posero il limite etico di prelevare libri solo da edifici chiaramente abbandonati e di non entrare in case che non fossero aperte. Ciò non toglie che il materiale non catalogato sia andato disperso in vario modo: venduto, distrutto, mescolato alle altre collezioni della biblioteca, (lo sostiene Gish Amit, autore di una tesi di dottorato proprio sul materiale AP) Quello catalogato, invece, quel nucleo di 8.000 volumi, fu visto ben presto anche come la occasione per arricchire considerevolmente il proprio patrimonio in un settore, quello dei libri arabi, non particolarmente fornito.

Diversa, ovviamente, la lettura palestinese e, più in generale araba, Si parla infatti di saccheggio sistematico, di tentativi di cancellare la storia e la cultura araba ed islamica (qui e qui) e si chiede la restituzione dei documenti.

Ma torniamo all'opera di Emily Jacir e alla scrittta sul muro che aveva attirato la mia attenzione.
Emily Jacir ha frequentato per due anni la National Library of Israel, sfogliando, guardando, analizzando i libri della sezione A.P.
Cercando di capire  Quali libri sono stati considerati non importanti e non significativi, non meritevoli di essere raccolti e conservati? Quali sono stati scartati? Che cosa è successo ai libri in lingua inglese, italiana, spagnola, ecc? Quali hanno evitato la denominazione “A.P.” e sono entrati a far parte delle collezioni generali della biblioteca
E poi cercando e fotografando col proprio cellulare, nei libri A P,  le note di possesso, le scritte a margine, le sottolineature, le macchie, le piccole cose conservate fra le pagine.
Come dice lei stessa: Durante le prime visite ero concentrata sul documentare le dediche sui libri, in particolare i nomi dei proprietari. Ma man mano procedevo nel lavoro, cominciai a essere più interessata alle piccole tracce lasciate tra le pagine… macchie, scarabocchi, note a margine, pezzetti di carta. (Qui il testo completo)

Quelle foto, esposte senza didascalie, in uno spazio bianco rendono perfettamente la solitudine e il silenzio dei libri abbandonati, allontanati dalle case che li ospitavano, da chi li aveva scelti. Ma al tempo stesso l'immagine di una macchia di caffè, di un bigliettino conservato fra due pagine, di un santino di Gesù con una piccola preghiera in italiano, di uno scarabocchio a matita lungo il margine riportano in vita, almeno per un po', i libri,  li riconsegnano ai legittimi proprietari e alle loro abitudini.


Se volete  sapere qualcosa di più sulla storia dei libri sottratti o salvati potete leggere Ownerless Objects? The story of the books Palestinians left behind in 1948  di Gish Amit, grazie ai suoi studi si è acceso l'interesse su questi materiali.
Gish Amit è anche una delle persone intervistate nel documentario The great book robbery (dal minuto 3.50) di Benny Brunner. Il film racconta la storia delle Abandoned Property, porta alcune testimonianze di persone costrette ad abbandonare le proprie case e i propri libri.
E ancora Overdue Books: Returning Palestine’s ‘Abandoned Property’ of 1948 di Hannah Merlmeistein




sabato 24 giugno 2017

leggere non ha mai ammazzato nessuno

In tutte le biblioteche nelle quali ho lavorato all'inizio dell'estate succede la stessa cosa (se si esclude la biblioteca dell'Istituto Giuridico dell'Università di Bologna, e capirete perché).
Arrivano, accompagnati dai genitori, studenti per le terribili e famigeratissime letture estive. C'è un po' di tutto dalla lista di soli 10 libri per 150 studenti, (l'anno prossimo li assegneremo mediante lotteria, così finanziamo la biblioteca) ad elenchi interessanti con bei libri.
In genere l'insegnante propone 3, 4 libri da leggere durante l'estate, qualcosa che attira l'attenzione si trova sempre curiosando fra gli scaffali, insomma non è raro che il giovane lettore arrivi al banco prestito con 5, 6 libri.
A questo punto interviene il genitore con una o più frasi standard:
- non vorrai mica prenderli tutti in una volta?
- e sei poi non li leggi?
- meglio che cominci con uno e poi vedremo
- dai scegline uno in fretta, tanto uno vale l'altro
- questo non è mica adatto a te
e rivolti al bibliotecario
- no, perché sa a lui/lei non piace leggere
- no, perché lui/lei proprio non legge
- pensi che l'insegnante oltre a dargli i compiti da fare gli ha anche detto di leggere, non so dove troveranno il tempo
a questo punto il bibliotecario frena con grande professionalità i propri istinti omicidi e sorridendo cerca di spiegare che i libri si possono prendere anche tutti, che se per caso passa il mese previsto per il prestito si può far la proroga, che, caspita, quel libro che stanno scartando è proprio bello e sarebbe un peccato non trovarlo.
Niente da fare, il genitore impone misure draconiane, un libro e via a casa.

Cari genitori mettiamola così.
Non è che li state trattando molto bene i vostri figli. Provate a immaginare se qualcuno vi dicesse che non siete capaci di fare quello che siete chiamati a fare. Immaginate, che so, un chirurgo al quale un superiore dica:
- non vorrai mica tagliare così?
e rivolgendosi al paziente
- no perché, sa, lui le appendicectomie proprio non le sa fare e anche a toglier le tonsille non è che se la cavi molto bene
Non cominciate a sentir un lieve tremolio nella mano?

Oppure li state trattando troppo bene  e avete paura che facciano troppa fatica, poveri cari. Ecco, vorrei ricordarvi che stiamo parlando di piccoli mostri (tranquilli se non lo sono ora aspettate un paio d'anni e mi direte) inclini a non alzarsi prima di mezzogiorno, per poi stendersi sul divano mangiando biscotti e patatine. Esseri il cui habitat è una stanza cosparsa di calzini abbandonati sul pavimento e che della casa conoscono esclusivamente il percorso che va dalla propria stanza al frigorifero.

Sia chiaro, non siamo di quelli che credono che i libri guariscano dai mali, salvino la vita, rendano migliori (Goebbels, tanto per fare un esempio, aveva un dottorato in letteratura).
Però è scientificamente provato che leggere, anche ben oltre la modica quantità, non nuoce alla salute (tranne rarissimi casi come Paolo e Francesca, che comunque hanno avuto problemi per aver smesso di leggere) tutt'al più può dare leggera assuefazione.
Quindi state tranquilli, non cambia quasi nulla se lasciate che portino a casa tutti i libri che vogliono, li troverete ancora sul divano con biscotti e patatine, ma magari intenti a leggere qualcosa.